EDUCABILIT· DELL'IMMAGINAZIONE* Enrico Ceppi [abstract] Parlare di immagine di provenienza tattile significa affermare la possibilit… per il non vedente di costituirsi una cultura il pi— possibile sime a quella di chi vede.[fine abstract] Affermare che esiste un'immagine di provenienza tattile, la quale ha, nello stesso modo di quella proveniente dall'esperienza visiva, un proprio potere di strutturazione e di permanenza, che non si annulla con il cessare della percezione immediata, ma si costituisce patrimonio del soggetto, sino a divenire elemento di ricchezza spirituale, equivale certamente ad affermare nel modo pi— sicuro e pi— ampio la possibilit… che il non vedente possa costruirsi una cultura simile in tutto a quella di chi vede. Il sapere non pu• essere conquistato soltanto per concetti, e gran parte di esso, la parte pi— ricca pi— ampia, che porta maggiore vitalit… allo spirito si fonda proprio sulle immagini, su questa miniera inesauribile che permette all'uomo nel chiuso della propria stanza di rievocare le cime dei monti o le onde del mare, di ricostruire scene e volti familiari, di disporre la sostanza per la realizzazione di grandi progetti. Le immagini balzano dal nostro spirito, sollecitate dalla memoria e ravvivate dal sentimento; non ricordiamo con la stessa gioia e lo stesso entusiasmo con il quale apprendiamo, elaboriamo per la prima volta quelle esperienze. Starei per dire che l'uomo vive pi— di ricordi fondati sulle immagini che di sensazioni reali; o almeno che la sua ricchezza pi— grande Š data proprio dal ricordo, da questa forza che lo unisce al passato, che lo fa sentire inserito in un tutto ampio e infinito che gli da la sensazione di non essere mai solo e gli permette di costruire il vero sustrato della sua personalit…. Che sarebbe l'uomo senza ricordi? Che sarebbe di una vita fatta soltanto di impressioni immediate, di percezioni fuggevoli? Nel chiuso della stanza sparirebbero, di colpo, volti e aspetti della vita che fluisce al di l… delle pareti: l'affetto del momento, il sentimento che vibra, si spegnerebbe nel nulla e l'uomo precipiterebbe in una spaventosa solitudine. Ognuno passerebbe nella vita ignaro del proprio simile, sospinto soltanto dal bisogno naturale di vivere, da quella memoria vegetativa che si fissa nell'individuo vivente e gli permette la conservazione. Il mondo delle immagini e dei ricordi Š dunque il prezioso patrimonio della nostra vita e pi— ricco, pi— vivace Š questo mondo e maggiore risulta la nostra stessa vitalit…. Anche chi non vede pu• costituirsi il proprio patrimonio di immagini: non importa la provenienza, basta aver garantito sulla loro possibilit… di esistenza, perch‚ non venisse di conseguenza l'ammissione che il mondo spirituale del privo della vista fosse un mondo vuoto, ancorato alle formule e ai nomi, un mondo incapace di elaborare il vero volto della realt…. Ci si Š chiesto pi— volte nei convegni di studi e nelle conversazioni culturali, come potesse il non vedente ricordare e ricostruire luoghi e volti cari, come cioŠ vivesse in lui il suo passato. Vi Š nell'esperienza sempre una sorta di duplice contenuto, da una parte, l'aspetto esteriore delle cose, dall'altra il loro valore logico ed emotivo. Se facilmente si consente al non vedente di formarsi un patrimonio di ricordi, fondato sugli aspetti emotivi, sul valore logico degli avvenimenti, se Š facile ammettere, e non potrebbe essere diversamente, che anche il non vedente ricorda di determinate situazioni il significato e gli elementi, inquadra nel tempo il ricordo per quel dinamismo della coscienza che non viene posto in discussione dalla minorazione, non altrettanto facile sembra ammettere che chi non vede possa portare nel suo animo il ricordo fisico del suo paese lontano, l'emozione per un paesaggio o possa ripensare, sospirando, al volto e all'aspetto di una persona cara. Non si creda che tutto sia affidato al ricordo uditivo, che le persone pi— care o i luoghi dell'infanzia, che l'insieme della nostra esperienza sia per chi non vede soltanto suoni e voci; suoni e voci tenuti insieme dal sottile filo del sentimento. Gli avvenimenti mano a mano si allontanano da noi, perdono la loro carica emotiva, si spersonalizzano e quasi divengono immagini estranee al nostro interesse. Fatti che hanno sconvolto la nostra esistenza, che hanno al loro manifestarsi strappato lacrime e gettato lo spirito in momenti di disperazione, possono essere, a distanza di tempo, rievocati quasi senza emozione, osservati, obbiettivati dalla coscienza che non vi scopre pi— una partecipazione diretta. Risulta quindi estremamente faticoso e labile affidare il nostro mondo di ricordi soltanto al sentimento, essendo questa manifestazione pi— strettamente connessa con l'immediatezza della vita. Inoltre i suoni e le voci non hanno una forza coesiva tanto efficace da poter giungere a sfidare il tempo. La lontananza cancella dapprima le voci e i ricordi acustici di persone e di luoghi. Quante volte vorremmo richiamare alla nostra mente la voce di una persona cara, l'insieme dei suoni che entravano dalla finestra di una nostra stanza lontana nel tempo, ma ritorna soltanto alla nostra mente delusa, quel particolare sentimento che la voce e i suoni determinavano e non potremmo neppure giurare se sia proprio lo stesso sentimento di allora o non piuttosto l'onda del nostro rimpianto di ora, se non riviviamo qualcosa che andiamo ricostruendo nel nostro animo con elementi presenti. Le immagini invece ritornano spesso con una nitidezza impressionante anche quando sia trascorso molto tempo dall'ultima volta che l'occhio le ha scorte e l'anima si Š impregnata di esse. Le immagini vincono e superano per la loro estrinseca forza di coesione e per il loro contenuto anche il sovrapporsi di esperienze estranee, cosŤ che tornano alla mente del vecchio le immagini della propria fanciullezza e hanno quella precisione di contorni, quella nitidezza di forme che possono ancora commuovere. Il racconto della nostra vita non si forma con sentimenti, i quali solo possono essere ricostruiti dalla nostra attuale possibilit… di comprendere e di sentire, non dai suoni o dalle voci che si disperdono lasciando solo un'eco inafferrabile, ma con le immagini che passano senza soluzione di continuit… e ci permettono di ripercorrere la nostra esistenza. Certamente al fondo di quelle immagini vi Š un valore sentimentale; e il loro contenuto emotivo Š valso a fissarle pi— o meno profondamente nella nostra coscienza. Immagini indifferenti si cancellano e tramontano rapidamente, quasi subito dopo essere apparse alla nostra coscienza, immagini che hanno suscitato in noi reazioni emotive, si fissano con evidenza incancellabile, anche se la reazione per la quale esse sono state prescelte tra le infinite offerte al nostro spirito, non si ripete pi— o si ripete solo in modo fioco e indeterminato. Pu• l'immagine tattile e pi— ancora quella tattiloacustica del non vedente svolgere questa funzione nella di lui vita sentimentale e spirituale? L'esame fin qui fatto della funzione dell'immagine, esame necessariamente rapido e sommario, ci porta a concludere che una vita priva di questo patrimonio non si pu• dire normale e la condanna che attende esistenze del genere, Š assai dura, inappellabile: Š la condanna alla freddezza sentimentale, all'isolamento, ad una specie di allontanamento da noi stessi, da quel noi che vive oltre la coscienza immediata dell'esistenza, che si estende nel tempo, che tocca e partecipa dell'esistenza degli altri. L'importanza della nuova pedagogia dei ciechi, la sua rivoluzionaria portata, penso che stia proprio in questo rivendicare alle immagini di chi non vede un valore effettivo di durata e di strutturazione e quindi di rivendicare una vasta azione pedagogica che educhi e potenzi il sorgere di queste immagini. Potremmo dire che il fanciullo privo della vista, all'inizio della sua educazione, sia in bilico tra la normalit… e lo stato anormale di vita, sia sospeso tra due possibilit… ugualmente realizzabili: da una parte avviarsi verso il mondo evanescente dei suoni, e verso una dura razionalizzazione di tutta l'esistenza; verso una vita cioŠ racchiusa in forme astratte di pensiero e sul cammino arido della razionalit… soltanto i pi— dotati potranno conquistare una parvenza di vita sociale, gli altri cadranno inevitabilmente nella incapacit… e usciranno lentamente dalla societ…: dall'altra invece la possibilit… di realizzare una vita normale, fondata non sulla sterile razionalit…, sullo schema intellettuale, ma sulla viva intuizione, sul vasto patrimonio di ricordi immaginativi, sulla ricchezza di cose e non di nomi. Determinarsi per l'una o per l'altra delle due vie possibili, uscire dalla tremenda alternativa, non pu• essere deciso dal fanciullo il quale, pi— che mai in questo caso, affida la propria vita di uomo all'umanit… e alla consapevolezza del suo educatore. Lo spirito va elaborando i dati della propria esperienza, ha in s‚ questa forza, questa luce che illumina e da significato a elementi che passerebbero nell'oscurit… della coscienza sensoriale, come dati indifferenti gli uni agli altri: e indubbiamente la posizione normale dello spirito di chi non vede possiede alla stessa stregua di tutti, questa forza di sintesi e di illuminazione, per cui il dato diviene intelligibile, ma occorre pur sempre che il dato vi sia. In tal modo, ammessa pure l'immaginazione come facolt… originaria dello spirito, occorre che ad essa fluiscano le immagini perch‚ si concretizzi e non resti mera funzione, il che equivale all'annullamento della funzione stessa. Quando nelle nostre scuole parliamo di educabilit… dell'immaginazione di chi non vede, intendiamo riferirci a questo arricchimento costante dell'immaginazione, a far sŤ che giungano allo spirito del fanciullo non forme parziali o errate, non monotone riproduzioni della realt…, ma la realt… stessa. Attraverso una intelligente esplorazione tattile e acustica della realt… si intende stabilire un ponte perenne con il mondo circostante e non aprire una porticina a nuove sensazioni. L'educatore, abbiamo detto, pu• decidere tra le due possibilit… del suo educando non vedente, pu• renderlo uomo normale, o individuo confinato ai margini della societ…: forse che per siffatta decisione sia necessario assumere atteggiamenti particolari o svolgere approfondite ricerche sulla natura psicologica dell'alunno? Non lo crediamo: a nostro avviso occorre soltanto che l'educatore stabilisca il contatto umano con il suo educando, gli trasmetta la propria esperienza, anzi muova con l'educando stesso alla conquista dell'esperienza. L'atto di fede per cui l'educatore ritiene che al suo alunno non vedente possa schiudersi una esperienza analoga alla sua Š gi… di per s‚ il principio dell'azione educativa, poich‚ nulla lascer… di intentato il maestro, onde compiere fino in fondo ci• che Š nella sua fede e nel suo entusiasmo. Enrico Ceppi * Gi… pubblicato in: Luce co luce. Rivista trimestrale della Scuola di Metodo "Augusto Romagnoli" per gli educatori dei ciechi, 1960, 4(3), 40-44. ?? ?? ?? ??