ANALISI COMPARATIVA DEL GIUOCO PRESSO I BAMBINI CIECHI. II GIUOCO COME FATTORE DELLA SOCIALIT·* Enrico Ceppi Nel primo articolo sull'argomento del giuoco, mi sono preoccupato di esaminare alcune posizioni teoriche, comparandole con osservazioni pratiche derivate dall'esperienza e dallo studio del comportamento dei fanciulli non vedenti. Ritengo d'aver enucleato dalle varie teorie prospettate in una rapidissima sintesi, alcuni elementi sufficientemente obbiettivi, tali da poter giustificare un tentativo di elaborazione di una teoria nei confronti del manifestarsi e dell'evolversi di questa caratteristica attivit… psichica dell'infanzia, presso i bambini minorati della vista. Il presupposto generale ci aveva portato a considerare il giuoco come una attivit… complessa, che non fosse riducibile all'uno o all'altro dei diversi aspetti dell'attivit… psichica del bambino e in particolare si era posta in evidenza una duplice origine di questa attivit… e cioŠ una derivazione dal patrimonio istintivo ereditario dell'individuo, caratterizzato dalla naturale spontaneit… e una seconda derivazione dall'atteggiamento imitativo del fanciullo, proveniente anche questo da tendenze istintive. La spontaneit… e l'imitazione sembrano dunque essere gli elementi psichici su cui si sviluppa l'attivit… del giuoco, il prevalere dell'una o dell'altra forma, pur non inducendo la scomparsa di una di esse, caratterizza le varie fasi dell'et… evolutiva. Il neonato sar… prevalentemente spontaneit… in tutte le sue manifestazioni e anche nell'abbozzo del giuoco, nel primo albore di questa manifestazione tanto caratteristica, non potr… che contare su quanto gli viene direttamente e naturalmente suggerito dall'istinto. Giuoca con le membra del proprio corpo, si afferra i piedini che ancora non avverte come parti di una unit…, agita le manine e si esalta nella ripetizione dell'atto e dall'esaltazione motoria deriva una specie di godimento che costituisce la prima forma di reazione affettiva. Tale Š il comportamento del bambino normale e da quanto mi risulta, dalle poche osservazioni fatte con neonati privi della vista, non vi sono differenze e comportamenti diversi da parte di quest'ultimi. Anche i neonati non vedenti, giuocano con le membra del loro corpo, si eccitano nella ripetizione di atti motori, compiono cioŠ quel processo di evoluzione della loro motoriet…, cosŤ come viene suggerito dallo schema evolutivo della loro et…. L'analogia tra i due comportamenti si manterr… ancora per qualche tempo, anche se i primi segni di un ritardo motorio, di un rallentamento nel processo evolutivo non mancheranno di manifestarsi. Anche il piccolo cieco si evolve dalla fase del giuoco con le proprie membra per passare al giuoco con gli oggetti intesi e ricercati questi soltanto come possibili sorgenti di rumore. Il piccino non vedente, alla pari del coetaneo vedente si diverte a battere sul proprio seggiolone, o contro qualsiasi ostacolo che incidentalmente incontri nel suo movimento senza scopo, nel gesto puramente fisico dello stendere la manina ricca della piccola preda. A questo punto tuttavia dobbiamo registrare il primo arresto visibile che non Š se non una manifestazione di un complesso di arresti ancora non apparsi all'osservazione dell'adulto. Il bambino normale complica la fase del semplice giuoco del battere l'oggetto, con una serie sempre pi— ampia di variazioni; batte gli oggetti tra loro, dirige la mano intenzionalmente per colpire un oggetto piuttosto che un altro onde ottenere un suono pi— o meno accentuato. Il piccolo cieco permane invece nella primissima fase, e si limita a battere in modo indifferente, non preannunciando nessuna operazione di scelta sia pur sensoriale e non sorretta dalla volont…. Scoperti gli oggetti come possibili mezzi di divertimento, il bambino compie un primo significativo passo verso la realt… circostante, intuisce oscuramente che qualcosa vi Š oltre il proprio corpo, che pu• interessarlo, che pu• entrare nella sfera della sua attivit… motoria e la scoperta sollecita verso l'esplorazione della realt… in cerca di altri stimoli e per altre scoperte. L'esplorazione sia pur sincretica e sensoriale della realt…, gli rivela la presenza delle persone e si stabilisce subito una occasione ancora pi— piacevole di gioco. La scoperta non Š immediata, nulla appare infatti nella coscienza del bambino come fatto assolutamente nuovo, nulla si verifica che non sia stato preparato e preceduto da fasi embrionali. Gi… il neonato aveva scoperto la presenza della mamma e della nutrice e aveva imparato a dirigere verso tale persona il suo istintivo interesse. Ora scopre nell'evolversi della sua coscienza la presenza delle altre persone, con cui pu• entrare in un rapporto diretto. Dalla culla, dal seggiolino, dal recinto, il bambino sorride alle persone, mostra gi… di distinguerle dalle cose e tale distinzione si fonda su una esperienza che si ripete ogni giorno. Gi… incomincia a giuocare con le persone, gode e ride nel vedere un volto che riappare all'improvviso dopo essere scomparso dietro una mano o nascosto da un oggetto, e se il giuoco si ripete, dimostra una certa attesa, pi— o meno trepida, attesa di qualcosa che lo sorprenda e gli provochi la piacevole reazione del ricomparire. La sorpresa Š un eccitamento piacevole o spiacevole a seconda delle circostanze, comunque costituisce sempre un elemento concreto di sviluppo dell'attivit… psichica infantile, un elemento che stimola, contemporaneamente, l'attivit… motoria, la reazione affettiva e l'atteggiamento mimico. Nel bambino cieco il giuoco non giunge a questo grado di complessit… e di complicazione della vita psichica, permane strettamente legato alla prima forma di attivit… motoria e quindi non agisce neppure come elemento stimolo per una successiva evoluzione. Registriamo tuttavia un certo progresso, ma non potremmo mai stabilire sino a che punto tale progresso va imputato alla spontanea maturazione psichica e fino a che punto vi giuochi un apprendimento immediato, fondato prevalentemente sull'imitazione. Il mondo acustico deve pur avere in tutto ci• un proprio significato e una propria influenza, ma sono sufficienti gli stimoli acustici per determinare una imitazione che completi, esteriorizzandoli, gli schemi della spontaneit… istintiva? Al momento opportuno anche il bambino cieco assume la stazione eretta, e abbozza i primi passi; poi vince la propria battaglia per l'equilibrio e cammina: che cosa ha agito per farlo giungere a questo punto? Il processo di crescita ha in s‚ i propri dinamismi e sino a questa fase dell'evoluzione si sono dimostrati parzialmente sufficienti, ma basta osservare come si realizza la deambulazione del piccolo non vedente per stabilire immediatamente la portata di tale riduzione e arresto. Il giuoco si era fermato alla fase del battere indifferente e senza scelta, gli oggetti che il caso poneva a contatto con la piccola mano; la deambulazione si blocca alla forma e alla maturazione dei primi passi. Quanti bambini non vedenti, abbiamo accolto nei nostri istituti che presentavano ancora nella deambulazione la caratteristica oscillazione dei primi passi, e tutto il loro atteggiamento faceva ricordare la titubanza del piccolo all'inizio del secondo anno di vita! La deambulazione si normalizza, con buona pace di coloro che a tutti i costi vogliono imputare ogni progresso alla spontaneit… istintiva del fanciullo, anche in forza della vita che il bambino svolge; anche per l'esperienza che egli compie nel camminare, esperienza muscolare, esperienza percettivo-spaziale; si regolarizza sotto la spinta dell'interesse che pone allo sforzo muscolare una direzione e educa il bambino a misurare il proprio sforzo. Tutto ci• viene progressivamente a mancare al piccolo non vedente, cosŤ che la sua attivit… motoria ne subisce un arresto e i riflessi di tale situazione si spandono necessariamente su l'intera evoluzione. Abbiamo osservato il piccolo non vedente arrestarsi alla fase del battere gli oggetti, ma non saremmo certamente aderenti alla realt…, cosa che ci siamo imposti come principio assoluto, se non scorgessimo anche nel suo comportamento un giuoco una evoluzione, determinata dalla sua esperienza. Il perfezionarsi, infatti, della sua attivit… motoria, lo porta necessariamente a compiere qualche progresso, anche per il verificarsi di situazioni inconsce pi— strutturate e progredite. CosŤ dal semplice battere, passiamo alla fase distruttiva, anche il piccolo cieco, strappa la carta, si stupisce del proprio atto e lo ripete con gioia. Sembra in ci• ricuperare un poco del terreno perduto; appare, sia pure in un momento successivo, lo stupore, ma esso Š un fatto psichico meno persistente perch‚ legato soltanto a una esperienza muscolare, all'improvviso cedere di una resistenza sotto lo sforzo. L'esperienza muscolare non Š concretata per cosŤ dire dalla costatazione sensoriale, da una esperienza che si fissa attraverso l'immagine. Il pezzo di carta strappato, viene dal bambino portato quasi davanti al volto, ed egli gode nel girare sorpreso gli occhi dall'una all'altra mano, che per qualche istante restano ferme, recano ben visibili segni dell'opera compiuta. Il piccolo cieco, non ha e non pu• avere esperienza immaginativa e pertanto il risultato psicologico della sorpresa si attenua, perde efficacia e scompare. La normalit… di piccolo non vedente, normalit… psichica per quanto concerne la parte istintiva ed ereditaria, lo aveva portato alla soglia della fase evolutiva, la minorazione, togliendo la possibilit… di imitare anche se stesso, e di concretare immaginativamente il proprio atto, blocca il successivo evolversi della fase, arresta ancora una volta sulla soglia. CosŤ avverr… per ogni attivit… psichica: riscontreremo un naturale sbocciare, uno spontaneo apparire, per poi costatarne l'arresto; cosŤ avverr… sino a quando non interverr… l'educazione che offrendo al bambino la situazione pi— idonea a compiere la propria evoluzione, porr… un freno all'azione inibitrice della minorazione. Assisteremo pertanto a un penoso processo di inibizione sino al sopraggiungere di una efficace azione educativa e il processo inibitorio porr… in risalto la povert… esteriore del gesto, del comportamento, specchio di una povert… di interessi. Nella natura del bambino cieco vivono sŤ gli impeti giusti, gli slanci che cercano la via per manifestarsi, ma la via Š sbarrata e altro non resta al piccolo non vedente se non sar… aiutato che crearsi degli sbocchi artificiali, poveri, inadeguati sbocchi, costituiti con i mezzi rimastigli a disposizione. Il quadro psicologico che abbiamo visto delinearsi a seguito dei confronti e delle comparazioni compiuti tra le analoghe tappe dell'evoluzione psichica del bambino normale e del privo della vista, non pu• certamente dirsi derivato soltanto da considerazioni teoriche. Non vi Š educatore che abbia speso qualche anno della sua vita e della sua attivit… in una Scuola per ciechi, che non riconosca nella descrizione, la condizione reale dei piccoli ciechi al momento di iniziare la loro vita scolastica. Se tale quadro risponde alla verit…, alla costatazione, direi quasi, casistica della realt…, tuttavia non siamo autorizzati a trarre conclusioni negative per la possibilit… di ricupero comportata dall'educazione, n‚ tanto meno siamo autorizzati ad estendere certe conclusioni proprie della attivit… motoria, all'intera vita psichica del fanciullo. Il fatto che il bambino non inizi regolarmente la socializzazione del proprio giuoco, che permanga in questa attivit… nella fase motoria, non vuol significare che non vi sia alcun principio e alcuna manifestazione di socialit… e di conseguente comportamento affettivo. Sarebbe un forzare i termini del problema, costringendovi fatti e situazioni che ne sono completamente estranei. Una evoluzione della socialit… verso gradi sempre pi— complessi e pi— elevati esiste anche presso il bambino non vedente, e se cosŤ non fosse, dovremmo concludere per una sua collaterale minorazione psichica. Anch'egli, come il suo coetaneo vedente, entra in rapporto con gli adulti, manifesta la sua gioia per le cure che da essi riceve, si pone nella costante e continua richiesta di affetto, di protezione e di comprensione. Riconosce la mamma e le altre persone di famiglia dalla voce, dal passo, dal profumo, da tante piccole cose a cui inconsapevolmente si aggrappa per non rimanere escluso dal mondo che lo circonda. La sua socialit… tuttavia ha una caratteristica peculiare e incontra alcune difficolt… particolari: anzitutto non tende naturalmente ad estendersi, a includere una relazione affettiva con un numero sempre crescente di persone. Circostanze esterne collegate con la minorazione, e fatti intrinseci alla psichicit… del piccolo non vedente, fanno sŤ che egli restringa il proprio ambiente sociale a pochissime persone della sua famiglia; e sembrer… un paradosso, ma se lo Š, lo Š soltanto apparentemente, mano a mano il piccolo non vedente cresce, istintivamente tende a restringere sempre di pi— il proprio ambiente sociale, sino a ridurlo a poche pochissime persone, sino a ripiegarlo su se stesso, a chiudervisi dentro, unico e solitario personaggio di un tacito dramma che va concludendosi senza spettatori. Per tale motivo lamentiamo spesso uno scarso adattamento sociale del privo della vista, scopriamo accanto alle notevoli doti intellettuali sussistere paurosi vuoti di adattamento, vere e proprie crisi di carattere che si concludono in una pessimistica visione della vita e degli uomini. L'educatore deve opporsi a questo stato di cose, se vuole che la sua azione porti qualche frutto. L'opposizione non potr… soltanto manifestarsi come un generico tentativo di riportare il fanciullo entro schemi normali di evoluzione. Non basta orientarlo immaginativamente, metterlo a contatto con la realt… circostante, in modo che ne scopra ogni giorno un nuovo aspetto, non basta, arricchire la sua mente e popolarla di immagini; occorre al tempo stesso, fargli sentire in modo normale il bisogno di un rapporto sociale, un rapporto che non sia soltanto ricerca di protezione, domanda ansiosa di aiuto, cosŤ come la minorazione lo verrebbe spontaneamente suggerendo, il rapporto sociale deve essere fondato e svolto su un livello di parit… umana, sgombrando il terreno dall'ombra pesante e opprimente della minorazione. E ci• potr… essere raggiunto soltanto ridando al giuoco del bambino quella socialit… che la minorazione aveva compromesso. Senza dubbio Š pi— facile insegnare a un bimbo cieco come giocare con un giocattolo, come costruire una torre per puro desiderio di fare, suscitando contemporaneamente il desiderio, Š assai pi— semplice raggiungere tali scopi, che provocare in lui il desiderio di giuocare con il compagno. Chiediamoci per un momento che cosa significa, per il piccolo cieco, giuocare con un compagno: ci• vuoi dire non solo rappresentarsi l'azione del proprio giuoco, ma contemporaneamente confrontarla, sempre sulla scorta delle immagini riflesse, a quella del compagno, rappresentandosi ci• che l'altro fa o vorrebbe fare. La cecit… agisce come fattore di isolamento e rompere l'involucro Š spesso penoso. Ci• non potrebbe comunque essere compiuto quando il bambino non ha ancora acquisita la possibilit… di rappresentazioni efficaci, quando cioŠ valga in lui solamente il principio della propria azione e la rappresentazione resti vincolata a tale principio. Giuocare con gli altri pu• significare per il bambino normale prima del quinto anno di vita, unire materialmente, giustapporre direi quasi, la propria azione con quella del compagno: due bambine giuocano a far le signore con la carrozzina e la bambola e il giuoco si riduce a compiere l'una gli atti dell'altra, ripetendo le stesse parole, confrontando le stesse azioni; passeggiano accanto, parlano per proprio conto alle bambole, non vi Š uno scambio d'azione, una reciprocit… che possa far pensare al manifestarsi di una correlazione sociale. Comunque quello stare insieme, quel controllare l'una gli atteggiamenti dell'altra, quell'imitarsi a vicenda, Š gi… il principio che far… sbocciare nelle bambine e in generale in tutti i bambini normali pi— tardi il vero rapporto sociale nel giuoco collettivo. Potremo cosŤ vedere le stesse bambine all'inizio del settimo anno di vita, complicare lo stesso giuoco delle signore e della bambola, sino a creare vere e proprie situazioni sociali, sino a costituire rapporti e scambi di azioni; la fantasia elabora situazioni che non sono completamente estranee alla realt…. L'educazione deve creare l'ambiente pi— idoneo perch‚ si verifichino le condizioni per un giuoco socializzato dei bambini non vedenti. Il fatto di essere riuniti nella Scuola collegio, in un ambiente accanto ad altri bambini, il fatto di compiere alcune esperienze in una comunit… sia pur non intuita ancora come tale, tuttavia costituisce gi… un primo passo verso la ricerca di questo rapporto sociale. Non ho mai visto bambini ciechi prima del quinto anno di vita giuocare con altri coetanei in modo significativo, giuocare cioŠ da pari a pari, fondando il giuoco sul controllo vicendevole e sull'imitazione. Se giuocano con compagni essi ne sono un poco il mezzo, entrano nel giuoco come particolare giocattolo e non riescono ad affermarsi come attori. Non si rendono conto del giuoco degli altri, non comprendono ancora come possano combinarsi due azioni diverse e la mancanza della vista rende impossibile una spontanea costruzione della situazione sociale del giuoco. Ho visto due bambini, di cui uno privo della vista, intenti al medesimo giuoco, costituito dalla costruzione di un rudimentale recinto di sabbia sulla spiaggia; ben presto il piccolo cieco finŤ per disinteressarsi completamente dell'altro compagno, proseguendo per conto suo ad ammucchiare sabbia con le mani; particolare degno di nota Š che il piccolo non vedente non aveva scordato completamente il compagno tanto che continuava a parlare con lui, soltanto aveva scisso in modo risoluto e direi definitivo la propria azione da quella dell'altro. E cosŤ continuer… a fare nel giuoco anche quando l'apparizione del ragionamento, dell'intelligenza potrebbe suggerire i termini per la costituzione di un rapporto pi— concreto, pi— solido. La Scuola procede di pari passo con l'evoluzione psichica e si studia di favorirne l'affermazione; questo Š vero sempre e dovr… a maggior ragione esserlo per la Scuola dei ciechi se non si vorr… che l'educazione tradisca il suo fine. La precedente affermazione ci serve per introdurre il principio che l'educazione pu• adeguare i propri mezzi anche con la presenza della minorazione e nel nostro caso, pu• giungere a una ricostruzione degli elementi essenziali del gioco collettivo. Ci• viene preparato nel Giardino d'Infanzia quando i piccoli ciechi cantano e marciano insieme, l'uno accanto all'altro, sentendo l'uno la voce e il passo dell'altro; dovendo l'uno dosare il proprio canto e il proprio passo su quello dell'altro. L'insostituibilit… della educazione collettiva del piccolo cieco incomincia ad affermarsi in modo veramente evidente. Il canto, la marcia, la conquista di un ritmo comune, la recitazione di poesie che richiedano la partecipazione di pi— alunni, presupponendo inoltre una particolare disposizione nello spazio della classe, tutto ci• costituisce il primo tentativo di organizzazione della socialit…. Siamo tuttavia a una fase che non pu• dirsi ancora giuoco, poich‚ i fanciulli si inquadrano in una attivit… imposta dall'esterno, ubbidiscono a leggi esterne provenienti dalla struttura stessa della loro attivit…; tuttavia ci• che importa per ora Š far affermare in essi il bisogno di unirsi agli altri, far affermare il principio che determinate azioni possono essere compiute soltanto insieme agli altri. Anche qui, la constatazione del procedimento differenziato ci rimanda direttamente all'applicazione nella normalit…, poich‚ tale affermazione di socialit… viene perseguita anche per il fanciullo normale e dovrebbe essere raggiunta con mezzi analoghi a quelli che abbiamo appena accennato. Spesso si evita di spingere i non vedenti a un'attivit… collettiva per non forzare i limiti posti dalla minorazione e cosŤ, male interpretando il loro amore, molti educatori lasciano che i privi della vista si individualizzino sempre di pi— evitando il giuoco come manifestazione collettiva, o ricercando giuochi che solo apparentemente possono dirsi collettivi, ma che di collettivo altro non hanno se non il numero dei partecipanti. Il vero giuoco collettivo Š quello che potenzia la socialit… del fanciullo che si svolge su uno schema a cui ciascuno deve portare il proprio contributo e sottost… a leggi che armonizzano l'azione dell'individuo in quella del gruppo. Leggi che spesso sono costituite dai fanciulli e che vengono accettate e rispettate soltanto per breve durata. A tale collettivizzazione nel giuoco pu• giungere anche il fanciullo cieco, sempre che la sua immaginazione sia stata convenientemente preparata e che qualcuno si inserisca nel giuoco come elemento coordinatore: questo qualcuno, altri non pu• essere se non l'educatore. Egli dunque deve giuocare pur mantenendosi al di sopra del giuoco per non rischiare di imporre ai fanciulli un proprio schema di attivit…, deve giuocare per far sŤ che ogni fanciullo si renda conto meglio attraverso le sue parole di ci• che sta avvenendo, di ci• che gli altri fanno. L'educatore descrive, si entusiasma, incita, frena, corregge gli eccessi senza assumere l'aria di correggere, dirige e previene, e tutto ci• mantenendosi al di fuori della vera attivit… di giuoco. In tal modo i piccoli non vedenti si abitueranno a costituire una trama di giuoco comune e giungeranno ad inserirsi nella trama con una certa disinvoltura sino a sentirsi veramente protagonisti, attori di un'azione che implica altri e che deve essere armonizzata da molti. Essi stessi si abitueranno poi a ritrovare gli espedienti perch‚ l'uno possa seguire l'azione dell'altro, e la socialit… cosŤ costituita sar… la premessa pi— logica ad una attivit… di lavoro accanto a coloro che vedono, in uno spirito di parit… umana. Enrico Ceppi * Pubblicato in: Luce con luce. Rivista trimestrale della scuola di metodo "AugustoRomagnoli" per gli educatori dei ciechi, 5 (1), 53-60. ?? ?? ?? ??