LE BIBLIOTECHE PER CIECHI* Achille Norsa [abstract] Una indagine dei primi anni Venti, precedente la costituzione della Biblioteca Italiana per i Ciechi, mette in rilievo le problematiche dell'accesso alla cultura scritta da parte dei minorati della vista e traccia un quadro per molti aspetti ancora di una certa attualit….[fine abstract] Ô questione viva e vitale in Italia, quella delle biblioteche per i ciechi: averla risolta significherebbe aver trovato, come meglio cercher• di dimostrare in seguito, il mezzo massimo della diffusione della cultura fra i ciechi. La sua reale gravit… Š ignorata dai pi—, mentre Š ben conosciuta per reale esperienza solo da chi si Š trovato alle prese con essa. Fare un po' di luce sull'attuale stato delle biblioteche circolanti italiane in Braille, sullo sviluppo e sulla capacit… di esse ad assolvere il loro compito in rapporto alle esigenze ed alle aspirazioni dei ciechi in confronto a quel che all'estero fu fatto nello stesso campo, oggi che la soluzione dell'arduo problema sembra per molti segni prossima la fase definitiva: questo il mio assunto: spero a ci• non saranno insufficienti le modeste mie forze ed i materiali raccolti, mercŠ il valido contributo di notizie e dati di cui mi furono largamente cortesi l'egregie persone a cui rivolsi e che qui sentitamente ringrazio. Ai dati di fatti espressi in cifre cercher• di fare il luogo maggiore, sostituendoli fin dove mi sar… consentito agli apprezzamenti personali, sia per dovere di obbiettivit… e sia anche per l'eloquenza suggestiva che le cifre spesso celano nella loro apparenza cos arida e muta. Per una pi— esatta valutazione di codesti dati, trovo opportuno qui di far precedere l'esame concreto dello scopo precipuo del presente scritto, da una esposizione sintetica dei fini che il libro pu• conseguire riguardo ai ciechi, e dei mezzi coi quali a ci• si giunge. Elevazione dello spirito, diletto, cultura, tali sono gli scopi convenzionalmente attribuiti al libro, e tali rimangono anche per noi, che non siamo diversi dal resto del genere umano che ci vede, se non per questo fatto specifico e per le sue conseguenze pratiche. Fu detto che la lettura Š un grande conforto per molti ciechi, ed Š vero. Men noto Š che il libro costituisce altres per i ciechi un sussidio di importanza notevole tra i mezzi di comunicazione con l'ambiente, dato che nella vita di relazione a lui manca di quei mezzi "il pi— rapido e sintetico", la vista. "Dove manca natura l'arte sola deve riparare." (Romagnoli). Conviene ora notare come si svolga la lettura per noi la quale differisce da quella comune in quanto alla vista noi abbiamo sostituito il tatto. Il sistema di scrittura in rilievo, oggi di generale adozione fu inventato nel 1825 dal cieco francese Luigi Braille: Š notorio che esso si fonda su sei punti disposti verticalmente su due file parallele, e capaci di dare 63 combinazioni diverse. Del sistema si fecero applicazioni molteplici, cos alle lingue di ogni paese; come alla musica, a la rappresentazione dei segni matematici e stenografici. Mentre per lo studio delle discipline sperimentali, sia detto ci• per incidenza, quali la fisica, la storia naturale, l'anatomia, la geografia, ottimo sussidio sono per noi le carte e tavole in rilievo, che possono con notevole precisione riprodurre quelle in nero o a colori. Scendendo a maggiori particolari occorre tener presente quanto segue: I. - La superficie a rilievo, perch‚ il tatto possa distinguere i singoli segni, deve essere sufficientemente estesa: Andr‚ Dreux il quale si occupa in acume e competenza della questione in un interessante volumetto, afferma che la grandezza delle lettere Braille supera di circa dieci volte quella delle comuni lettere in nero. II. - Per questo fatto e per essere costretto il dito leggente a percepire le lettere una per volta, la lettura dei ciechi risulta molto pi— lenta di quella dei veggenti: la prima oltrepassa di rado la media di 100 - 120 parole al minuto; la seconda pu• giungere sino a 500 parole. III. - Data la speciale natura dello scritto in rilievo e lo spessore della carta occorrente, il volume dei libri in rilievo Š enormemente superiore a quello dei libri in nero. Un volume Braille di 150 pagine scritte su buona carta e rilegato, tocca i sei centimetri di spessore. Ed esso non rappresenta che una parte relativamente piccola di un modesto libro. Un volume comune di 400 pagine pu• darne, trascritto in Braille, almeno una decina di 1200 complessive, e pagine, si noti, di formato maggiore, spesso quasi doppio. Onde non pu• stupire la conclusione a cui arriva il Dreux... "Un ouvrage en relief occupe environ soixante ois autant de la place que le mˆme ouvrage en noir." Mi riserbo di trarre pi— innanzi quelle che sono le conseguenze immediate e necessarie delle premesse qui addotte. Ora preferisco compiere la schematica esposizione delle premesse, pure entrando in un altro ordine di fatti, quello che concerne la produzione dei libri in rilievo, problema, economico e tecnico di somma importanza. I libri in carattere rilevato si possono ottenere in due modi, o con la stampa o con la trascrizione. Le difficolt… tecniche della stampa sono state ormai superate felicemente mercŠ l'impiego di caratteri mobili o in lastre metalliche. La trascrizione (da cui non si pu• ottenere che una sola copia dello scritto su buona carta), si fa a mano, con tavoletta apposita e punteruolo, oppure mediante una macchina dattilografica Braille che consente notevole risparmio di tempo e di fatica e garantisce l'esattezza della grafia. Deve osservarsi anzitutto che sia per la stampa come per la trascrizione, si incontra una spesa altissima nell'acquisto della grande quantit… di carta occorrente tanto pi— che essa deve essere di qualit… speciale per resistenza e spessore. Cos pure la quantit… di lavoro richiesta, che Š massima nella trascrizione, non pu• nella stampa essere ripartita su un grande numero di copie, data l'esiguit… della clientela che i ciechi per se stessi costituiscono. Osserva il Dreux che un'edizione Braille di 100 o 150 copie si esaurisce di consueto in una decina d'anni. Una speculazione libraria di quelle che usano oggi, non troverebbe certo fra i ciechi il terreno migliore... Se assai ristretto Š il numero delle opere per cui la possibilit… di smercio rende conveniente la stampa, per la massima parte dei libri che si vogliono riprodurre in caratteri a rilievo rimane la copiatura come unico mezzo. Qui per• le difficolt… crescono all'inverosimile. Un'opera in Braille che, se stampata supera di 8 o 10 volte il suo prezzo d'acquisto in nero, copiata lo supera di 20 o 25 e anche 50. Ricordo ad esempio di aver pagato qualche anno fa lire 11 una Divina Commedia stampata in rilievo in nove volumi (senza commento) ed edita nel 1915 a cura del prof. Augusto Romagnoli. Quanto al lavoro di copiatura si consideri che esso Š fatto per lo pi— a mano, che Š lento e faticoso, e che anche scrivendo a macchina, di rado si oltrepassano le tre pagine orarie in nero. Non si tratta qui di decine, ma di centinaia di lire, onde spesso accade che molti ciechi preferiscono copiasi da s‚ le opere ad essi occorrenti. Nonostante la perdita di tempo che questo penoso lavoro richiede, pur di sfuggire all'onere insopportabile di farseli trascrivere, da altri, dietro remunerazione. Per necessit… di cose noi ciechi ci troviamo in fatto di libri in condizioni molto simili a quelle anteriori all'invenzione della stampa; come le preziose raccolte di codici per le quali gli umanisti profondevano tesori, cos anche le ricche collezioni di libri in rilievo, sono un lusso che pochissimi ciechi possono concedersi. Riassumendo queste diverse considerazioni si traducono in pratica in una grande inferiorit… del cieco in rispetto al veggente come purtroppo Š in altri campi, anche in quello del libro, inferiorit… che assume tre aspetti distinti: riguardo al tempo necessario per la lettura, riguardo allo spazio che i libri in rilievo occupano, e riguardo alle difficolt… e all'alto costo della produzione. Altra conseguenza logica delle premesse su esposte Š questa: che l'estensione del sapere accessibile a noi Š notevolmente minore che non sia pei veggenti. Per vincere le difficolt… dell'avversa sorte, per togliersi dalla condizione di inferiorit… in cui vengono a trovarsi, i ciechi debbono spiegare tutte le loro energie spirituali di volont… e d'intelligenza. Qui tuttavia importa far cenno dei rimedi reali o possibili che in questa lotta valgano d'aiuto al privo della vista. La lentezza stessa della lettura ha in s‚ un parziale correttivo, in quanto permette un'attenzione maggiore, una comprensione pi— esatta; in altri termini, alla minore estensione pu• supplire la maggiore intensit…. In secondo luogo il cieco, appunto perch‚ tale, ha modo di meditare ci• che lesse con raccoglimento forse maggiore che non i veggenti, cercando di penetrarne l'intimo senso. Ma, si badi, errerebbe chi ritenesse questa speciale attitudine, come un attributo inseparabile della cecit…, la quale soltanto rappresenta una stato particolarmente favorevole allo sviluppo di essa. Inoltre (questo se non un rimedio Š un possibile vantaggio da non disprezzarsi) la saggia massima di rifuggire dal vacuo e dal prolisso, pregiando in sommo grado solo ci• che Š breve e concettoso, Š per noi di capitale importanza, e ci• nella scelta dei libri da leggersi non Š un male. Ma il rimedio pi— valido e completo che elimini fino al possibile le gravi difficolt… che ostano alla diffusione della cultura fra i ciechi, deve cercarsi altrove: esso pu• esser dato in parte dalla intensificata produzione di libri a stampa in rilievo e sopratutto dalla istituzione di ricche biblioteche circolanti. Si rifletta sulle ragioni che addussi pi— sopra, e si comprender… che la biblioteca sar… sempre per noi pi— di quello che non sia pei veggenti. Per questi ultimi essa ha una funzione veramente integrativa rispetto alla stampa: per noi, date le difficolt… di costo e di spazio inerenti alla produzione dei libri in rilievo, Š la principale, l'unica fonte ricca cui sia consentito attingere. La biblioteca pu•, anzi deve sostituirsi alla iniziativa privata per realizzare utilmente e con benefizio di una collettivit… ci• che per gli individui singoli Š inattuabile, perch‚ antieconomico. La biblioteca soltanto pu• disporre dello spazio e dei mezzi finanziari sufficienti per offrire ai lettori ciechi una cospicua scelta di opere riprodotte in caratteri rilevati, pu• essere un nuovo faro, che illumini di viva luce spirituale il loro cammino; ad essa i privi di vista si volgono ansiosi per saziare la loro brama di conoscenza. I brevi cenni generali che volli premettere possono dare alcuni importanti criteri di valutazione nell'esame dello stato in cui trovansi oggi in Italia le biblioteche circolanti in rilievo. Di queste, che sommano a sei o sette, due tengono il primo posto: a Firenze l'una, a Roma l'altra. La biblioteca fiorentina, fondata ad opera del cieco Dante Barbi Adriani, dalla Societ… Nazionale Margherita di patronato per ciechi, nel 1892 annovera 1300 volumi pari a 500 opere circa di letteratura, oltre ad un altro mezzo migliaio di opere di musica. A 50 volumi si pu• calcolare l'aumento medio annuo del patrimonio bibliografico, e a 1800 volumi il movimento annuale dei prestiti. Dare un'idea esatta del contenuto qualitativo della biblioteca non Š facile, non prestandosi a ci• il catalogo, compilato secondo l'ordine alfabetico degli autori, non secondo quello delle materie. Ad ogni modo non credo essere molto lontano dal vero, assegnando il primo posto alla letteratura, ai romanzi, alle novelle. Della nostra letteratura trovano luogo i capolavori, non tutti per•, e opere minori, pi— moderne che antiche, in discreto numero; pochissimo di latino e di greco, e solo in traduzione; di francese parecchio (125 volumi), di inglese poco. Abbondanti le opere scolastiche elementari, le monografie storiche e le brevi biografie; scarse e per alcune discipline mancanti affatto, le opere scientifiche generali. L'indirizzo qui seguito, salvo tali riserve, pu• dirsi quello di dare un saggio d'ogni scienza e d'ogni letteratura. Si concedono in prestito due volumi per volta, non pi—; anzi, se voluminosi, uno solo. Il contingente dei copisti Š dato in parte da ciechi dietro compenso, e in maggioranza da signorine veggenti volontarie. L'altra importante collezione di libri in rilievo aperta al pubblico dei ciechi Š quella posseduta dalla sezione romana della medesima societ… Margherita, costituente una biblioteca autonoma. Mi si afferma che essa si compone di 2000 volumi circa. Ma non essendo riuscito a procurarmi dati pi— recenti, debbo forzatamente, in questo breve esame, fermarmi al catalogo generale del 1912, il quale recava una consistenza complessiva di 1275 volumi corrispondenti a 380 opere diverse o poco meno. Il 40 per 100 di questi 1275 volumi Š costituito da letture amene, un altro 10 per 100 da poesie e drammi, e il rimanente da opere di carattere religioso, letterario, storico e biografico. In minore proporzione sono le opere scientifiche e scolastiche, in confronto a Firenze; Š invece qui fatto maggior luogo ai capolavori (specialmente in poesia) delle classiche e moderne letterature. Ben poco havvi per• dell'originale straniero, qualche decina di volumi al pi—. Notevole Š l'omogeneit… esteriore con cui cotesta raccolta di volumi si presenta, essendosi adottato per la massima parte di essi l'identico tipo di legatura, di formato di carta. Si adibivano ai lavoro di trascrizione principalmente ciechi; disgraziatamente lo sviluppo della biblioteca attraversa un periodo di stasi che dura gi… dal 1917 e sembra difettino i mezzi per superarlo. Deve infine notarsi che, essendo la biblioteca aperta un sol giorno la settimana, e di regolamento per sole due ore, la rapidit… della circolazione dei libri viene da ci• rallentata di assai. Si pu• affermare che la biblioteca fiorentina offre una scelta di opere notevolmente superiore, quella romana una pi— ristretta, ma forse pi— accurata. Accanto a queste meritano tensione due altre biblioteche di formazione pi— recente: quella della societ… lombarda per il bene dei ciechi, di Milano e quella della societ… pro cultura degli insegnanti ciechi italiani con sede in Napoli. La prima che Š diretta dall'attuale rettore di questo istituto del ciechi, Prof. Don Pietro Stoppani, mentre il sig. Sari, vice rettore, funge da bibliotecario, sorse nel 1914 e conta oggi un migliaio di volumi, 200 dei quali di musica. Le opere non musicali sommano a poco pi— di 150. L'incremento medio annuo si aggira presentemente sui 70 o 80 volumi, e sul migliaio l'annuo medio movimento dei prestiti. La biblioteca Š costituita in prevalenza per circa due terzi di opere letterarie, gran parte delle quali sono di lettura amena, mentre l'altro terzo si compone di scritti storici, biografici e monografici di vario genere: le opere di indole scientifica, fatte rarissime eccezioni, mancano. Notevole Š il luogo fatto agli autori moderni, tanto italiani quanto stranieri. Di questi ultimi per• una sola opera francese v'ha nell'originale. La seconda nacque poco tempo innanzi, come diretta emanazione della societ… pro Cultura, costituitasi nel 1910. La guerra fu una delle precipue ragioni che ne ostacolarono lo sviluppo; onde essa oggi pu• annoverare 500 volumi circa di letteratura (in largo senso) e un notevole gruppo di opere musicali, risentendo ancora gli effetti della sua eterogenea formazione. Anche qui abbondano le opere letterarie, le monografie, i libri scolastici; questi ultimi per•, e in ispecie quelli di carattere scientifico, sono forse pi— numerosi che altrove, in confronto ai romanzi e alle novelle. Parecchio v'ha di francese, ma meritano particolare menzione una ventina circa di preziosi volumi di prosatori e poeti greci e latini nel testo originale gli unici di tal genere che esistano in Italia. Potrebbero ancora ricordarsi alcune altre biblioteche minori di importanza puramente locale o regionale: quella propria della sezione piemontese della societ… Margherita con circa 270 volumi di letteratura e altrettanti di musica, secondo il catalogo del 1914 quella del circolo regionale di Napoli, con 150 o 200 volumi, secondo il suo primo elenco dei libri edito nel 1918; e quella della sezione napoletana della societ… Nazionale Margherita. L'essermi proposto di occuparmi delle biblioteche circolanti, mi esime dal discorrere anche di quelle proprie degli istituti di educazione pei ciechi, ed adibite unicamente all'uso interno degli istituti stessi. A queste biblioteche non circolanti fa in certo qual modo eccezione la cospicua collezione di libri in rilievo (oltre 2.000 volumi) dell'Istituto dei ciechi di Milano. Infatti da alcuni mesi un'ampia sala di lettura Š aperta ai ciechi anche esterni all'Istituto medesimo, i quali per• non sono ammessi al prestito dei libri, il che, per ovvie ragioni, sarebbe di pregiudizio al compito principale cui la biblioteca presiede. Il merito dell'iniziativa spetta all'attuale Rettore dell'Istituto, prof. Don Stoppani, il quale dedic• assidue cure all'incremento della biblioteca, che se possiede molta letteratura e molta musica, Š dotata altres di un gruppo considerevole di opere storiche e scientifiche. Queste le biblioteche gi… esistenti; ma altre sorgeranno in un avvenire non lontano, o almeno si ha fondata ragione per ritenere che ci• si avveri. Mi sembra quindi doveroso far cenno di tali iniziative, tantopi— che ad esse si volgono molte speranze. Di tali iniziative una Š gi… in via di attuazione: il Tenente Aurelio Nicolodi, anima del comitato Fiorentino per l'assistenza dei ciechi di guerra, cieco di guerra egli stesso e Direttore di un periodico in rilievo (il Corriere Dei Ciechi), lavora attivamente per formare una biblioteca nazionale in Braille. Hanno infine preso deliberazione non diverse il circolo lombardo della Pro Cultura degli I.C.I., presidente la Signorina Cassia, e il Comitato che si form• recentemente per creare una casa della cultura popolare in Milano, Comitato di cui fanno parte alcune cospicue personalit… cittadine. Nell'opuscolo programma Š detto: "oggi si rende pi— che mai necessaria la pubblica raccolta circolante in Braille per ciechi." Che si sia pensato a noi come agli altri cittadini Š giusto; ma che si siano prese in considerazione le nostre esigenze nello studio di una vasta questione come quella della cultura, del popolo, non come esigenze particolari di un gruppo, di una classe a s‚, ma da noi sentite perch‚ viventi in una grande collettivit… con cui vorremmo confonderci, Š fatto che rompa la tradizione di biechi pregiudizi e che merita perci• il plauso della viva gratitudine dei ciechi e che per la sua portata morale essi possono legittimamente segnalare come una indiscutibile vittoria della loro causa. Ô da augurarsi il pi— completo successo all'opera cui gli Enti ricordati sopra lavorano, ovvero stanno per accingersi, ed Š anche da sperare che si faccia ogni sforzo per fondere o almeno coordinare le diverse iniziative. Riassumendo, da un esame di quanto fu qui esposto particolarmente, si possono trarre alcune conclusioni generali: il totale delle opere o parte di opere possedute dalle biblioteche circolanti in Braille in Italia risulterebbe di 1600 circa e di 5500 l'equivalente in volumi, a cui sono da aggiungersi 1000 o 1200 volumi di musica. Che non siano molte 1600 opere per i 30.000 e pi— ciechi che vivono in Italia, ognuno lo vede. Pure se si vuol discorrere di opere diverse, questa cifra deve subire una prima svalutazione. Infatti di qualche opera esiste pi— di un esemplare nella stessa biblioteca, e quel che pi— conta, di non poche opere esiste una copia in ogni biblioteca. Ad esempio, un quarto dei volumi letterari della piccola collezione di Torino (sezione piemontese societ… Margherita) esiste anche presso la sezione fiorentina. Il fatto, sebbene inevitabile in alcuni casi in proporzioni minori, si verifica anche per le altre biblioteche e si aggrava come si comprende, in relazione al numero di esse notevole rispetto alle scarse loro dotazioni e per altre circostanze ancora di cui dir• tosto. Invero tale svalutazione quantitativa dipende in ultima analisi da un difetto fondamentale dell'organizzazione delle nostre biblioteche: la dispersione di esse o la quasi assoluta mancanza di coordinamento tra le singole attivit…. Ô chiaro che se quelle l600 opere, invece di essere ripartite in sei biblioteche fossero possedute da una sola, un cos grave danno si sarebbe evitato con immenso vantaggio dei ciechi: e, non potendosi giungere a tanto, si sarebbero ugualmente conseguiti buoni risultati mediante un'intesa, una conseguente divisione di lavoro fra le diverse istituzioni traenti di un'unica finalit… la ragione della loro esistenza, se una sola di esse non possedeva mezzi sufficienti allo scopo. La sopravvivenza di vieti particolarismi regionali, e sopratutto l'isolamento in cui la maggioranza dei ciechi vive tutt'ora, ritengo sian la cause precipue di questo stato di cose: comunque Š doloroso dover constatare che non si sia riusciti fin'ora ad eliminarne gli effetti. La mancanza di coordinazione fra le singole biblioteche Š cagione altres di una grave svalutazione qualitativa che complicandosi con quella quantitativa cui ora accennavo, ne rende pi— sensibili le dolorose conseguenze. Molte opere sono mal copiate o scorrette. Ci• proviene dal troppo zelo di copisti volontari, i quali si pongono al lavoro senza ben conoscere il sistema Braille, e ci• in ragione della facilit… con la quale esso si pu• apprendere. Queste buone persone, animate da un nobile sentimento di carit…, ignorano certamente il male che fanno, sia perch‚ la cattiva scrittura richiede tempo e sforzo tattile, maggiore dai lettori pi— esperti, e soprattutto perch‚ i meno esperti, come in generale coloro che perdettero la vista gi… adulti, e tra essi sono i ciechi di guerra, riesce addirittura illeggibile e pu• suscitare nello spirito loro un penoso senso di sfiducia, facendo attribuire ad incapacit… subbiettive ci• che dipende solo da cause obbiettive, inerenti allo scritto. Altre opere sono scorrette per ignoranza di copisti ciechi, i quali cercano di arrotondare i loro magri proventi con la trascrizione, che, costosissima, come dianzi accennavo, per chi deve valersene, Š fatta per lo pi— a forza di punteruolo e non frutta pi— di quaranta o cinquanta centesimi all'ora; ovvero Š causata da imperizia o disattenzione dei dettatori. Molte opere sono consunte dall'uso e non si provvede a sostituirle prima della loro eliminazione, mentre proprio in questo lavoro l'impiego dei ciechi sarebbe veramente proficuo: altre infine sono incomplete. Ci• che pure manca alle nostre collezioni in rilievo, o che almeno non apparisce, Š un metodo di lavoro costante, una scelta di opere fatta con accurati criterii e con fini ben determinati. Onde accade ch'esse presentano gravi Š numerose lacune. Gi… dissi come si trovino in esse prevalentemente libri letterari. Pure molti dei nostri grandi scrittori o non vi appaiono o vi appaiono fugacemente per qualche opera o frammento di opera, quali Boccaccio, Machiavelli, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Mazzini, oppure non vi sono affatto rappresentati, come Sacchetti, Pulci, Poliziano, Boiardo, Testi, Chiabrera, Redi, Guicciardini, Vico, Beccaria, Verri, Gioia, Cattaneo e tanti altri che troppo lungo sarebbe ricordare, mentre di nessuno vi sono le opere complete. Di libri scolastici c'Š assai poco, e quel poco Š scorretto o antiquato: difettano generalmente le grammatiche e le opere di carattere propedeutico di qualsiasi disciplina. Di filosofia, di ci• che costituisce una delle pi— alte espressioni del pensiero umano, non v'Š che qualche operetta di importanza scarsissima; di ci• che scrissero i grandi pensatori dell'umanit…, da Platone a Spinoza e a Kant, nulla; di alcune scienze come la matematica, la fisica, la storia naturale, l'anatomia, la fisiologia, l'igiene, appena qualche scritto elementarissimo; di altre discipline intorno a cui esistono vaste letterature, come il diritto, l'economia, la statistica, la demografia, la linguistica, non vi Š nelle nostre biblioteche letteralmente nulla, e nulla vi Š, neppure, fatte rare eccezioni, di molte opere storiche italiane e straniere anche notissime. Se con tali deficenze le biblioteche nostre siano in grado di adempiere al loro ufficio, ognuno lo vede da s‚. Altri non pochi, sono con me d'accordo nel fare una identica valutazione e per loro personale esperienza. Tutti i ciechi che in Italia vollero formarsi una cultura, dovettero da s‚ provvedersi con gravissimi sacrifici dei libri occorrenti. Un cieco, studente universitario, cui avevo chiesto se mai, durante i suoi studi si fosse giovato dei libri di qualche pubblica collezione, mi rispose ch'io mi gabbavo di lui. Un altro cieco e studente universitario mi scriveva: "Tu sai che io ho fatto ginnasio e liceo... trascrivendomi paragrafo per paragrafo quasi tutti i testi, resistendo per mesi al sonno, il mio peggior nemico dopo il destino." E potrei continuare con dichiarazioni di questo genere che per brevit… ometto. Osservai gi… come al difetto di libri scolastici, faccia riscontro una grande abbondanza di romanzi, novelle, racconti, ecc. Ora, io non nego che per la scarsa istruzione alla maggioranza dei ciechi oggi impartita e per la conseguente loro levatura mentale, le letture amene abbiano fino ad oggi rappresentato una delle esigenze pi— vivamente sentite; non nego neppure che esse possano costituire un utile e piacevole svago anche pei ciechi colti, ma l'errore fondamentale contro cui i ciechi si ribellano con tutte le loro forze Š d'arrestarsi qui. Vien fatto di domandarci se il mondo ci consideri solo come eterni fanciulli, come individui a cui far dimenticare la loro sventura solo col racconto di amene storielle, come dilettanti che cerchino d'ingannare il tempo e nulla pi—. Perquanto dettata dalla piet…, una tal concezione ci umilia, ci offende in quanto noi abbiamo di pi— caro e di sacro. Essa nega implicitamente la possibilit…, che Š nostra come di qualsiasi altro essere dotato di ragione, di diventare uomini, uomini capaci di lavoro e di pensiero, utili in questo senso e nei limiti delle nostre forze, alla societ…. Questa Š la pi— forte ragione della nostra vita, questa la meta cui tende ogni nostro sforzo. Anche noi sentiamo il divino fascino dei celebri versi: Fatti non foste, a viver come bruti, Ma per seguir virtute e conoscenza. Ô imperiosa volont… di vivere che ci comanda di non appartarci dalle manifestazioni passate e presenti del pensiero, traducendosi in un supremo sforzo di elevazione. I pregiudizi e la diffidenza che ne circondano riguardo all'efficacia del nostro lavoro, rendono a mille doppi pi— aspro il cammino a noi, pure ci• non ci sgomenta: anche fra i ciechi vi sono dei vincitori luminosi esempi di ci• a cui pu• giungere la tenacia dell'uomo. Si trascurano cos da una parte le esigenze di molti ciechi, i quali bench‚ forniti di elementare cultura, aspirerebbero ad elevarsi, appagando un profondo desiderio, suscitato in essi appunto da quei primi rudimenti di sapere. Ma per lo smisurato costo sia dei libri trascritti in rilievo, sia dei lettori veggenti, son condannati a rinunciare ad un ideale di cui fu loro fatta balenare la bellezza, a vivere nell'inerzia e nell'ignoranza con la coscienza raffinata nella sventura. D'altra parte si dimenticano le necessit… dei ciechi studiosi, i quali, ci• nonostante, crescono continuamente di numero. I ciechi spesso cercano il libro con l'ansia di un soldato che cerchi in battaglia un'arma per difendersi. In vero, Š per noi il libro arma potente nella lotta per la vita, giacch‚, inferiori agli altri per molti aspetti, privi di molti mezzi con i quali i veggenti possono supplire a mancanza di cognizioni, non dobbiamo unicamente contare sulla nostra capacit… intrinseca; ci Š assolutamente indispensabile una soda cultura, se vogliamo poter vincere la concorrenza e le prevenzioni altrui. Oh, se si conoscesse l'acuto dolore nostro pel senso di impotenza che ci d… una raccolta di volumi in nero, muti e impenetrabili per noi eternamente, in una sorda ostilit… che ci esaspera, a quanti guai gi… si sarebbe posto rimedio; pure nell'animo di qualche scettico pu• nascere il dubbio che gli ostacoli inerenti alla produzione dei libri in rilievo sieno tali, da richiedere un sacrificio superiore al vantaggio conseguibile. Ai quetisti poi, i quali si difendono affermando essere impossibile far di pi— e di meglio di quanto in realt… non si fece, conviene opporre ci• che nello stesso campo si seppe compiere all'estero. A Parigi la "BibliothŠque Braille" dell'Association Valentin Ha–y, fondata nel 1883 dal cieco Maurice De La Sizeranne, che contava allora un centinaio di volumi, ne annoverava nel 1917 (questi e i dati che seguono sono desunti dalla pi— volte citata opera del Dreux) 50.000 volumi, pari a 12.000 opere oltre a 10.000 volumi di musica. Essa si accresce annualmente di circa 4000 volumi, dati in massima parte dal paziente lavoro di 2800 copisti volontari. Questi fanno capo al "Bureau des copistes" che Š come l'anima, la mente direttiva dall'Istituzione. Ivi si impartisce l'insegnamento della scrittura Braille, si forniscono i mezzi occorrenti per la trascrizione, si indicano le opera che volta a volta debbono essere copiate, secondo un programma accuratamente preordinato: una speciale squadra composta di 40 fra i copisti pi— provati Š adibita unicamente alla trascrizione di libri scolastici o scientifici, molti dei quali si fanno tradurre in caratteri a rilievo, dietro richiesta dei lettori. Onde Š con ci• grandemente agevolato il cammino ai ciechi studenti. Integrano l'opera della biblioteca di Parigi, funzionando da bibliotechine circolanti locali, circa settanta centri francesi ed a Bruxelles, speciali casse, all'uopo fatte costruire, capaci di 30 volumi ognuna; le quali da Parigi vengono periodicamente inviate a singoli ciechi che si incaricano della distribuzione dei libri tra i compagni della loro citt…. Per tal modo si provvede sapientemente ad esimere molti tra i privi della vista dalle spese di trasporto dei libri, nelle quali spese l'Istituzione perviene altres ad un risparmio. (Ai lettori, ci• va notato, l'articolo 16 del regolamento, fa obbligo di lavarsi le mani prima e dopo la lettura, per ovvie ragioni igieniche.) Tiene il primato fra le biblioteche inglesi per ciechi la "National library for the Blind", con la sua sede principale in Londra, 18 Tufton Street, Westminster, la quale per ricchezza di opere e per sapienza di organizzazione, rivaleggia con la BibliothŠque Braille di Parigi. Tolgo dal rapporto annuale del 1918 e dal catalogo del 1919 i seguenti dati: la biblioteca sorse nel 1882 ad Hampstead presso Londra, per opera della cieca Miss Arnold: "una piccola stanza" bastava allora allo scopo. Oggi essa possiede ampio e decoroso locale in un proprio edificio. Conta 50.000 volumi (8000 volumi dei quali in una speciale scrittura detta Moon-tipe, adattamento al rilievo dell' 'alfabeto volgare), pari a 6600 opere diverse, oltre ad 8000 volumi di musica. Essa si arricchisce annualmente di 1500 volumi circa, senza calcolare eventuali incrementi straordinari, come ad esempio quello di ben 4200 volumi donati nel 1918 dal Carnegy United Kingdom Trust. Ha 8000 lettori ed un movimento annuo di 90.000 volumi di prestiti. Gran cura Š posta nell'istruzione dei copisti volontari, che sommano a circa 500; poich‚ il miglior Braille vuol esser dato in mano ai ciechi, uno speciale corpo di correttori rivede i volumi trascritti, e, come avviene anche a Parigi, quelli che non risultano sufficientemente corretti, sono rifiutati. Un certo numero di ciechi (ci• pure si fa a Parigi), viene impiegato a copiare libri dal Braille, sia per sodifare le maggiori richieste dei lettori, sia per sostituire i volumi in cui il rilievo Š consunto dall'uso. Il prestito Š, come a Parigi, gratuito, ma dai lettori si richiedono speciali garanzie (in luogo della cauzione di cinque franchi) ed obblighi determinati. Merita da ultimo particolare menzione la raccolta di libri per ciechi posseduta dalla pubblica Library, 15 Crick Road Oxon, in Oxford, dal 1898. Mi si assicura che tale raccolta, unica al mondo nel suo genere, fu istituita con lo scopo di giovare ai ciechi che sempre in maggior numero affluivano a quella celebre Universit…. Onde se non per la quantit… (1300 volumi all'incirca) essa assume grande importanza per la qualit… delle opere di cui si compone, le quali sono di carattere filosofico, teologico, letterario e scientifico. Molte di esse in latino ed in greco, di non facile trascrizione. La Biblioteca di Oxford svolge la sua opera in stretta connessione con la National Library di Londra. Le due istituzioni si integrano a vicenda. Non occorre dire che la letteratura scientifica, filosofica e teologica Š notevolmente presentata cos a Londra come a Parigi. Anzi uno speciale estratto catalogo generale della "BibliothŠque Braille", ad es., Š esclusivamente dedicato ai "lbres d'‚tudes". Parmi superfluo aggiungere che le biblioteche da me or ora ricordate non sono le sole esistenti in Francia e in Gran Bretagna; altre ve n'hanno, ma di importanza locale e per scopi particolari; pure ritenni sufficiente al mio fine citare le maggiori o quelle che adempiono una funzione di primo ordine nei riguardi della cultura dei ciechi. Anche cos limitato il mio compito era suscettibile di una pi— ampia trattazione: omisi di ci• fare, sia per regioni di brevit…, sia per essermi mancata una conoscenza personale diretta dell'oggetto, indispensabile per un giudizio complessivo, dato con coscienza e sicurezza. Importa qui maggiormente considerare lo stridente contrasto che risulta da un confronto delle ricche biblioteche straniere con le nostre: s povere. Invero, che cosa sono i duemila volumi di Roma in paragone coi cinquantamila di Parigi, o dei sessantaquattromila di Londra? A tutta prima tale contrasto non pu• stupire; ora si ripete da molte parti che i ciechi italiani si trovano in condizioni generali di vita peggiori in confronto ai loro fratelli francesi e anglo-sassoni: perci• il fatto test‚ notato, preso con le dovute cautele, potrebbe essere di tale inferiorit… un indice significativo. Difatti conviene tener presente che la questione del libro Š una parte, un aspetto saliente della pi— vasta e complessa questione dei ciechi. Sicch‚ si pu• porre la prima nei suoi giusti termini, soltanto tenendo conto dei diversi elementi della seconda, cui per cos dire si innesta. Uno studio integrale dell'arduo problema non troverebbe qui il suo luogo. Ma se la ricerca delle reali cause di un tale stato Š indispensabile a quella ulteriore dei rimedi, non credo opportune le osservazioni che seguono. In Italia la piaga dell'analfabetismo si aggrava singolarmente tra i ciechi. Calcolato del 36 per cento secondo l'ultimo censimento ufficiale del 1911, per tutta la popolazione del regno dai sei anni in su, esso varierebbe per i ciechi dal 65 al 70 per cento. E, si badi, per questi ultimi, analfabetismo pu• spesso significare: I. Non essere stati in un Istituto, non avere appreso un mestiere, quindi miseria di vita morale e materiale. II. Il loro numero non grande, vano ogni 200 abitanti circa, e pi— ancora l'essere sparsi a piccolissimi gruppi in numerosi centri, insieme alla loro scarsa potenzialit… economica, hanno contribuito al perpetuarsi di uno stato di penosissimo isolamento cui concorrevano forse anche ragioni d'ordine psicologico. III. Il difetto di coordinazione, al quale gi… accennai, che si rileva nell'opera svolta dalle istituzioni singole in pro dei ciechi, fu cagione di danni altrimenti evitabili. IV. L'urgente soluzione del problema dell'unit… nazionale fece passare in seconda linea nel secolo scorso, lo studio e la soluzione di molti problemi particolari, come quello dei ciechi. V. Come paese acquisito pi— tardi alla civilt… moderna e pi— povero, l'Italia disponeva e dispone ancora di mezzi meno larghi di quelli posseduti dalla Francia e dall'Inghilterra. Il reddito medio annuo per abitante, calcolato a cinquanta lire, saliva in Inghilterra a duecento lire nel periodo prebellico. Tale minore disponibilit… non poteva non ripercuotersi anche nel campo dell'assistenza. VI. Da ultimo, per quanto ci• sia difficile a valutarsi, Š certo che i pregiudizi sull'incapacit… del cieco, radicati nella comune coscienza come la gramigna al terreno, hanno potentemente contribuito a mantenere per molti anni lo stato di deficienza di mezzi di cultura che tanto si deplora. Gi… il Prof. Augusto Romagnoli uno dei pi— fervidi propugnatori della causa nostra, osserv• che se uno di noi riesce, Š ammirato quale prodigio, mentre se fallisce Š un tollerato, un essere inferiore da compatire, n‚ si stanc• di ripetere che i ciechi vogliono essere considerati alla stessa stregua degli altri uomini, e come gli altri lodati o biasimati. Se la condizione loro li rende bisognosi di aiuto, il soccorso altrui deve solo valorizzare la loro capacit… di lavoro, deve far s che le loro forze si manifestino utilmente fin dove ci• Š consentito. Per tutte queste ragioni piccolo Š ancora il numero dei ciechi forniti di cultura; minimo quello di coloro fra essa che scelsero una carriera diversa dalla musicale. Onde il bisogno dei libri fu anche per ci• meno intenso. D'altra parte Š altrettanto vero che cotesto numero non potr… accrescersi notevolmente fino a che perdurer… l'attuale penuria di libri. Nuove iniziative sono recentemente sorte per dare attuazione al vagheggiato ideale; i ciechi di guerra costituiscono il fatto nuovo che rende pi— vivamente attuale l… questione dei privi di vista con la loro esistenza medesima e con un'attiva propaganda svolta da un ardimentoso gruppo di questi, l'opinione pubblica si ridesta e guarda a noi con simpatia. Il nostro cuore pu• dunque aprirsi legittimamente ad un raggio di speranza. Si affronti il problema con animo sereno, virilmente deciso di giungere ad una soluzione, ma senza riguardi a individui, a interessi singoli, poich‚ occorre giovare ad una collettivit…. Pure in essa si manifestano aspirazioni e tendenze diverse che debbono conoscersi per contemperarsi. Non si commetta l'enormit… di chiamare i ciechi per ultimi, quasi per graziosa concessione dei loro protettori, ma ad essi, i veri direttamente interessati, si riconosca il diritto di far valere la propria volont…. Si cerchino i mezzi necessari e si adeguino allo scopo, senza sciocche illusioni; l'esperienza di chi dovette superare identiche difficolt…, pu• essere utile in sommo grado. Si studi dunque quanto fu fatto all'estero per evitare possibili e dolorosi errori. Io sono certo che se i ciechi di guerra e i ciechi che rimpiangono di non aver sacrificato la vista almeno ad una alta idealit…, nell'adempimento di un sacro dovere, si uniranno in questa opera rivolta al comune vantaggio, dovranno gioirne assai. Tale unione, tanto pi— intensa per la simpatia che li affratella nella sventura, sar… tanto pi— feconda di bene. La fede nella giustizia e nella santit… della redenzione dei ciechi, Š la purissima luce che li guida nell'arduo cammino. Achille Norsa * Da Il Corriere dei Ciechi, a. 2 (1920), n. 5, pp. 9-11; n. 6, pp. 7-11; n. 8, pp. 10-12; n. 9, pp. 6-8; n. 10, pp.4-7; n. 13 (1921), pp. 5-9; n. 14, pp.9-11; n. 15, pp. 9-11; n. 16, pp.1-3. ?? ?? ?? ?? 15