IL GIOCO Ô LA COSA PIë SERIA. IMPARARE GIOCANDO* Antonio Quatraro [abstract] Il gioco nei bambini con minorazione visiva: quali le metodologie, le funzioni, gli strumenti, il ruolo dei genitori, per "far funzionare" al meglio una delle principali modalit… di sviluppo della personalit….[/fine abstract] Cari genitori, devo confessarvi che ho ancora qualche ritegno a parlare dell'argomento che mi sono proposto, come se parlare del gioco significasse pensare a cose futili, o comunque non cosŤ importanti come lo Š la scuola, l'istruzione, i processi dello sviluppo del bambino, e cosŤ via. Da molti anni partecipo al lavoro degli insegnanti, e d• i miei consigli, i miei suggerimenti; da molti anni mi capita di andare presso famiglie, per fare quel che posso, in sostanza per aiutare i genitori a prendere nelle loro mani il timone della educazione del figlio, a fare la loro parte di genitori che vogliono bene al loro figlio, e che, proprio per questo, farebbero di tutto per il suo bene. Se dovessi calcolare il tempo passato a parlare del gioco, confrontandolo con le ore trascorse a parlare dei sussidi didattici, o di come ci si pu• difendere dagli sguardi invadenti o pietosi dei passanti, dovrei fare un'autocritica, perch‚ al gioco ho dedicato meno tempo di quello che sarebbe stato necessario; n‚ d'altro canto l'argomento sembra interessare troppo la scuola, salvo la Scuola Materna, ovviamente, e la famiglia. Tutti diamo per scontato che giocare Š la cosa pi— facile, e che, dopo tutto, il bambino deve imparare, come si diceva un tempo, a scrivere, a leggere e a far di conto: per giocare, si sente dire, c'Š sempre tempo. Sembra proprio che giocare significhi starsene in ozio, senza far nulla, perdere tempo prezioso, rubandolo alle cose che contano davvero; oppure sembra che a giocare ci pensano da soli i bambini, e che basti lasciarli fare, mentre il difficile Š farli esercitare nei compiti per casa, oppure insegnar loro quelle abilit… che servono nella vita di tutti i giorni. Il gioco per• Š una cosa seria e, in certi casi, Š pure una cosa difficile a farsi perbene. Ô seria non perch‚ non si debba ridere, al contrario: Š seria, guardate il paradosso, proprio perch‚ deve divertire tutti quelli che giocano, grandi e piccoli, e, nel caso di bambini con problemi di vista, o con minorazione aggiuntiva, Š molto pi— facile pensare ad accudirli, a fare il bagnetto, a dar loro da mangiare, che a giocarci. Con questi bambini, me lo potrete confermare, non Š sempre facile divertirsi, non Š sempre facile sfuggire al peso della routine, al pensiero del futuro, di come andr… a scuola, di cosa sar… da grande. Eppure del gioco il bambino, e non solo lui, ha bisogno, come dell'aria, del cibo che lo nutre, e se l'aria Š pesante, malsana, se il cibo non Š di gradimento, o non Š di sostanza, il bambino cresce male. Il gioco quindi Š importante, molto pi— importante, specie nei primi anni di vita, rispetto alle cose della scuola, quelle che si imparano sui banchi o dai maestri; anzi, proprio in quegli anni, se si impara qualcosa, la si impara perch‚ si gioca. Ma anche da adolescenti - e perch‚ no, anche da grandi - il gioco ha una sua funzione, una sua importanza, perch‚ corrisponde al bisogno dell'uomo di creare, di liberarsi dalle regole e dai vincoli della realt…, di rivivere desideri e paure, per poterle dominare. Questo lo sanno tutti, o comunque, basta pensarci un po' e tutti ne converranno. Allora che senso ha intavolare con voi un dialogo a distanza, per dire quello che tutti sanno? Ô che troppo spesso o non ci pensiamo, oppure non ci mettiamo a riflettere e lasciamo che le cose vadano da sole, salvo notare che Marco fa sempre le stesse cose, o che Tania si annoia, o che Luca non sa giocare. Non sa giocare, o meglio non gioca come gli altri: fa sempre le stesse cose, oppure, se gli diamo un balocco non sa cosa farne. E allora occorre andare a lezione di gioco? Assolutamente no, per• occorre porci il problema, e gi… sappiamo che la soluzione dipende dalla capacit… dei genitori di divertirsi loro stessi prima di tutti, di giocare con il loro figlio. Si dice che a nuotare si impara nuotando, a leggere si impara leggendo... Ecco, anche a giocare, si impara giocando. Un po' di teoria non guasta Qualcuno di voi, se ci pensa un po', si ricorder… di aver letto qualcosa sulla importanza del gioco in tutti i bambini. Su questo argomento sono stati scritti volumi e volumi e molti pedagogisti, psicologi, sociologi hanno elaborato diverse teorie sulla funzione che ha il gioco per la crescita della persona e sul rapporto tra il gioco e gli apprendimenti: imparare a fare, imparare a muoversi, imparare a pensare, ad inventare, imparare a stare con gli altri. Ô sicuro che il gioco, cioŠ il saper giocare e il giocare davvero, influisce in maniera positiva su tutte le sfere della persona, dallo sviluppo della capacit… di sentire e di percepire cosa accade attorno a noi, alla capacit… di muoversi, alla capacit… di usare le mani ed il corpo, alla capacit… di pensare, di farsi un piano, un progetto come si dice, alla capacit… di stare con gli altri, di ottenere quello che si vuole dagli altri, infine alla capacit… di creare, cioŠ di inventare qualcosa che prima non c'era, qualcosa di nuovo insomma. A giocare si deve imparare Questa Š una delle difficolt… pi— grandi che deve affrontare prima di tutto il bambino non vedente, ipovedente o con minorazione aggiuntiva. Egli deve impegnarsi mentalmente (perch‚ imparare richiede fatica mentale) e non perdere il gusto del gioco, del divertimento. Ma la difficolt… non Š solo del bambino: forse Š ancora pi— difficile il compito del genitore, e d'altro canto nessuno meglio di chi ci vuol bene pu• insegnarci cose difficili e al tempo stesso farci divertire. Il genitore quindi deve in qualche modo mettersi nei panni del bambino che vuole ed ha bisogno di giocare, dunque predisporsi all'allegria, alla gioia, al divertimento, e al tempo stesso deve considerare continuamente se quel dato gioco, quella data richiesta ha un senso per quel bambino lŤ, per quella ragazzina; deve sempre trovare il modo per far partecipare il figlio al gioco che propone. Leggere e scrivere Š pi— facile che giocare Un grande maestro dei ciechi, Augusto Romagnoli, avvertiva che "Š pi— facile insegnare ai bambini ciechi a leggere, scrivere e far di conto, anzich‚ a correre, a saltare, e insomma a far tutte quelle cose che gli altri bambini vedenti hanno bisogno piuttosto di chi li tenga a freno". Ô proprio cosŤ: spesso si vedono i nostri bambini intenti a giochi sedentari, per esempio ad imitare suoni e parole sentite da altri, oppure a passarsi tra le mani un oggetto a cui sono affezionati, o ancora intenti ad ascoltare la radio o la TV, senza troppo preoccuparsi di capire cosa sta succedendo, ma cosŤ, tanto per sentirsi in compagnia, per animare il loro mondo con suoni e rumori eccitanti. E allora, cosa dobbiamo fare? Mandarli a scuola di gioco? Non proprio a lezione: ma certo dobbiamo giocare con loro, cercando di farli divertire e nello stesso tempo di arricchire i giochi che si fanno, evitando, se possibile, di ripetere continuamente e sempre allo stesso modo un comportamento di gioco che magari Š anche divertente per il bambino. E questo lo dobbiamo fare senza essere bacchettoni, senza dar l'impressione di fare l'esame al bambino, o peggio ancora, di aspettare che sbagli per fargli vedere quanto siamo bravi noi grandi. Ô difficile, lo so, e per due motivi: * Il genitore non ha modelli: perch‚ il genitore non ha mai visto come si fa ad insegnare a giocare un bambino che non vede, o che vede poco, o che ha altre minorazioni. Lui da piccolo ha giocato spontaneamente, o magari guardando come facevano gli altri. * Il genitore non ha esperienza: in secondo luogo il genitore non sa da dove cominciare, cosa Š importante insegnare e come fare per insegnare quello che ritiene sia importante. Il bambino da solo non impara a giocare A questo punto intanto, se sono stato abbastanza chiaro, una cosa Š sicura, e cioŠ che, mentre il bambino vedente gioca quasi spontaneamente, ossia impara da solo a giocare, non si pu• dire lo stesso nel caso del bambino non vedente. Questo fatto, apparentemente ovvio, spesso mette in difficolt… il genitore: ci vuole il suo tempo. Occorre il tempo necessario per imparare a fare giochi che per noi sono semplicissimi, ad esempio i giochi con le mani, i giochi di andatura, eccetera; non Š sufficiente dire "guarda come faccio io", e neppure basta descrivere come si fa a... Siamo d'accordo quindi che il bambino non vedente, ipovedente o pluriminorato non gioca spontaneamente, nella stessa misura e con la stessa ricchezza di comportamenti degli altri: per loro occorre un vero e proprio apprendimento, che comincia dalle cose pi— semplici, che richiede un po' di sforzo mentale, esercizio e ripetizione. Alla fine per• il divertimento c'Š, ed Š tanto pi— grande quanto maggiore Š stato l'impegno per conquistare la padronanza di un gioco, anche se parzialmente, in relazione alle possibilit… del bambino. Per i bambini, per tutti i bambini, il gioco Š l'attivit… principale, e come potrebbe essere altrimenti? Attraverso il gioco il bambino impara praticamente quasi tutto quello che gli serve per crescere, e la scuola, che pure Š fatta per imparare, non potrebbe nulla se il bambino non ci arrivasse con la sua storia di giochi, di tentativi ed errori, di abilit… apprese giocando. Gli insegnanti non ci leggono, ma qui si pu• dire che il loro lavoro ha successo solo se il bambino ha giocato abbastanza prima di andare a scuola, e anzi, cosŤ come la vacanza serve a ritemprare il corpo e lo spirito, il gioco, specie nell'et… infantile, serve per creare e consolidare le basi per apprendere. Anche le materie pi— ostiche, quelle che ci d…nno tanti grattacapi, come la matematica, la storia, la geografia, hanno le loro radici nel gioco. Possiamo dire che il gioco Š il terreno di coltura per gli apprendimenti scolastici, per la vita in societ… e per lo sviluppo della fantasia. I genitori, la famiglia quindi da un lato non devono aspettare l'inizio della scuola perch‚ il bambino cominci ad apprendere, ma faranno il possibile perch‚, come i bambini vedenti, anche lui impari quanto pu• anche prima della scuola materna. Il loro compito per• Š molto pi— difficile e delicato, perch‚ il loro bambino ha necessit… di avere una persona che con amore e saggezza gli insegni ci• che gli altri imparano praticamente da soli. Quali giochi? Calma un attimo e poi ci torniamo su questo. Saper fare qualcosa non significa anche saperla insegnare Abbiamo detto quindi che il bambino non vedente non impara a giocare spontaneamente, o meglio, impara a giocare con quello che ha diciamo cosŤ a portata di mano, quindi con i suoni, con le parole e con il suo corpo; per•, non potendo vedere cosa fanno gli altri, per lui Š difficile progredire e passare a giochi nuovi. Sarebbe come se uno di voi venisse preso e messo in un paese straniero, e si pretendesse da lui che sapesse leggere e scrivere in quella lingua fin dal primo giorno. Imparereste, certo, a poco a poco, ma anche perch‚ vi aiutereste guardando le figure, i gesti di quelli che vi stanno intorno. Pensate al bambino che non vede e che ha molte meno informazioni per capire cosa accade attorno a lui, per capire cosa significano le parole che sente dire. L'uomo progredisce perch‚ lavora in gruppo, perch‚ sa trarre vantaggio dall'esperienza degli altri, perch‚ guarda ed imita gli esempi migliori. La mancanza di imitazione per• non significa incapacit… a fare qualcosa, ma significa soltanto che c'Š bisogno di chi insegni, di chi mostri come si fa, di chi assecondi questo processo di apprendimento. Come si insegna a giocare? Prima di parlare di quali giochi proporre, vediamo un po' come si insegna a giocare, perch‚ se non sappiamo questo avrebbe poco senso riempire il tempo con proposte che cadrebbero nel vuoto. A giocare si insegna facendo due cose contemporaneamente: * Parlando * Facendo insieme al bambino Parlare significa conversare, non inondare il bambino di parole, bombardandolo senza dargli il tempo di respirare. Si deve conversare, raccontare, dialogare, discutere, non arringare, mettersi in cattedra. Parlare significa chiedere e ascoltare, osservare se le nostre parole vengono capite per quello che vogliono dire. Se noi diciamo al bambino di allungare la manina, e se lui o lei invece di allungarla la piega, significa o che non ha capito, oppure che, pur avendo capito, non sa metterlo in pratica. In questo caso, val la pena fare insieme. Fare insieme pu• significare mettere le nostre mani su quelle del bambino, fare lentamente quello che si era detto di fare, e contemporaneamente descrivere con le parole giuste quello che si sta facendo. Ô pi— difficile a dirsi che a farsi naturalmente, per• ricordatevi sempre che il bambino impara davvero solo quando riesce a ricreare dall'interno l'azione, il gesto, il comportamento che gli stiamo insegnando. Da ci• che Š semplice e familiare alle cose pi— difficili Ricordatevi sempre che, quando si insegna, occorre iniziare da quello che il bambino gi… sa, o gi… sa fare, per aggiungere qualcosa di nuovo a poco a poco. Un esempio: facciamo una corsa! Ancora una volta voglio ricordare Augusto Romagnoli e l'esempio che lui faceva della corsa: la corsa per i bambini vedenti rientra tra le condotte spontanee, ma non cosŤ per il bambino non vedente. Dire "corriamo", o "fatti una corsetta", serve a poco. Dapprima il bambino va preso per mano e condotto a passo svelto, e poi gli va insegnato a fare il movimento rotondo della corsa, staccandosi dal terreno. Mentre si gioca a correre, naturalmente verso qualcosa, o verso qualcuno, il bambino sperimenter… la velocit… crescente dei movimenti, il sincronismo di gambe e braccia, sperimenter… lo staccarsi dal terreno per un attimo, e il movimento rotondo della corsa. Per far questo si sceglier… uno spazio ben conosciuto, magari lungo una parete o lungo un muro, mantenendosi a 50-70 cm di distanza. Se lungo la linea di riferimento (muro o parete) ci sono delle variazioni avvertibili (un varco, un cancello, un albero frondoso che si protende senza peraltro intralciare la corsa), oppure altri riferimenti fissi (una voce o un suono che sta fermo al punto di partenza), il bambino potr… sentire lo scorrere all'indietro del muro di riferimento. Quando sar… padrone dello schema motorio e si sentir… sicuro con la mano del genitore, si potr… variare il gioco: il genitore potr… correre due o tre passi davanti al bambino, eccitandolo ad acchiapparlo. La sua voce far… al contempo da guida per la corsa e stimolo emotivo. Il bambino si sentir… pi— libero di muoversi e sperimenter… la situazione di competizione. Il genitore potr… correre in linea retta, per•, se vuol rendere il gioco pi— divertente, potr… fare un po' di zig zag, naturalmente facendo ben attenzione che il bambino si accorga del piccolo tranello tesogli. Dopo la corsa ad inseguimento si potr… restare sul traguardo, e battere le mani o produrre un suono continuo, incitando il bambino a correre verso il suono. Il bambino allora sperimenter… l'avvicinarsi della mŠta, che corrisponde anche all'aumentare di intensit… del suono prodotto. Alla fine di tutto, se volete, potete chiedere al bambino di fare lui il ladro e voi la guardia, nel senso che sar… il bambino a correre e voi ad inseguirlo. Il gioco della corsa si pu• complicare se siamo in pi— di due, con staffette che portano oggetti semplici, come un fazzoletto, o qualcosa di pi— insidioso, come un bicchiere d'acqua, un vassoio con un frutto, eccetera. Mi sono dilungato in questo esempio, perch‚ voglio mostrarvi quanti concetti, anche complicati, e quante indicazioni se ne possono ricavare: Giocare da solo e giocare con gli altri L'importanza del gioco di ruolo e del gioco con regole: se voglio ottenere qualcosa, un certo risultato, debbo comportarmi in un certo modo, oppure devo fare determinate azioni. Aiutare n‚ troppo n‚ troppo poco: aiutare nel modo giusto Quante volte noi aiutiamo i nostri bambini non vedenti, ipovedenti, pluriminorati al di l… delle necessit…! Quante volte pensiamo che Š inutile proporre loro una fatica, visto che la sorte li ha gi… tartassati! Eppure la vita Š un po' un gioco con regole, e, se si vuole raggiungere qualche risultato, occorre in qualche modo sottomettersi ad esse, tenerne di conto. Azione ed effetto Se corro in avanti sento il muro laterale che scorre all'indietro. CosŤ in automobile, se voglio, metto una mano leggermente fuori dal finestrino, in barca mi bagno le dita nell'acqua e mi accorgo se si muove e quanto va veloce. Ma poi, nella scuola dei grandi, si parler… di numeri positivi e numeri negativi, di un sistema di riferimento che a sua volta si muove, e cosŤ via. Tutto questo si impara correndo? Certamente no, per• chi non ha mai assaporato il piacere della corsa, dello staccarsi da terra, di lasciarsi le voci dietro di s‚, far… uno sforzo maggiore a capire quei concetti astratti, e forse imparer… semplicemente a memoria le formule che li rappresentano. Concetti di spazio e tempo L'idea di vicino, lontano, lento, veloce, prima e dopo. Ma anche concetti pi— complicati, apparentemente preclusi a chi non vede. L'idea di prospettiva mi viene data anche quando sento un suono lontano lontano, flebile flebile, quasi indistinguibile, che si avvicina, e lo distinguo sempre meglio, e comincio a riconoscere la voce, o lo strumento, lo sento sempre pi— nitido, sempre pi— chiaro, fino al suo volume normale. Certo la prospettiva visiva Š altra cosa, per• questa analogia ben si presta a farla comprendere anche a chi non la pu• vedere. Ma, mi direte: questo c'entra poco con la corsa! Ô vero, per•, molte volte, quando si deve introdurre un concetto difficile, ci aiutano le cose di tutti i giorni a spiegarlo. L'idea di giocare insieme ad un altro, di anticipare le mosse dell'altro per vincere. Quante volte osserviamo i nostri bambini che sanno giocare poco, e preferiscono il gioco solitario, magari ripetitivo. E invece hanno tanto bisogno, come tutti i bambini, di confrontarsi, di misurarsi con gli altri: la corsa ad inseguimento (a guardie e ladri per esempio), Š un gioco di ruoli, e per vincere devo far bene la mia parte, ma fare in modo che l'altro cada in trappola, quindi devo ingannare senza cadere nei suoi tranelli. Questo significa sapere chi sono io, chi Š l'altro, significa sapere percepire quello che succede attorno a me, saper intuire qualcosa prima ancora che accada (il cambio di direzione del ladro), significa saper mettersi nei panni dell'altro, per poter vincere la gara. E spesso i genitori notano che il bambino non riesce a capire cosa accade attorno a lui, si smarrisce, ha difficolt… a comunicare rispettando il suo turno. L'esempio del gioco con regole a guardia e ladri pu• essere moltiplicato per mille: si gioca a far la spesa, a fare il babbo o la mamma, si gioca a far finta che... E "far finta che...", significa non solo imitare voci e rumori (e in questo i nostri bambini in genere sono bravissimi), ma anche gesti, atteggiamenti, movimenti (e qui invece spesso si osserva una certa ritrosia). Andare per gradi Abbiamo visto che non si comincia subito a giocare a guardia e ladri, ma prima il bambino viene preso per mano e condotto, accompagnato, aiutato. Quello che per noi Š semplice e scontato non sempre lo Š altrettanto per i bambini non vedenti. Spesso i genitori, ma anche molti insegnanti, pretendono di far imparare a memoria una certa sequenza di movimenti, senza preoccuparsi che il bambino li abbia interiorizzati, ne capisca il motivo. Spesso ci prende l'ansia di finire qualcosa, anzich‚ di farla perbene. Chi fa da s‚ fa per tre Ô pi— importante che il bambino faccia una cosa da solo che cento cose fatte praticamente dagli altri. Quando il bambino sa fare da solo, possiamo sempre richiamare l'attenzione sul fatto che appunto quella cosa lŤ lui l'ha fatta da solo, senza chiamare in aiuto nessuno. E le cose difficili diventano facili se impariamo a farle da noi; come se ne impara una se ne imparano altre cento, basta averne la giusta motivazione, ossia la spinta interiore, che viene favorita dalla fiducia di chi ci sta intorno e ci vuole bene. Aiutare Š bello, ma aver sempre bisogno degli altri... Essere di aiuto agli altri ci rende pi— forti, prima di tutto agli occhi di coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, ma anche agli occhi di noi stessi. Viceversa, aver sempre bisogno di aiuto, alla lunga ci rende fragili, anche a noi stessi; questo il bambino lo sente prima di noi grandi, per cui, ripeto, tutte le volte che si pu• dare a lui la gioia di arrivare in fondo da solo, lo dobbiamo fare, perch‚ proprio sentendo che lui ce la fa, finisce per aver la spinta per affrontare sfide sempre pi— difficili. Certo, non dico di abbandonarlo a se stesso, ma, come con gli altri figli, si tratta di trovare il giusto equilibrio tra l'aiutarli e insegnar loro a far da s‚. In questo, devo dire le cose come stanno, il bambino non sempre ci aiuta, anzi, se pu•, cerca di farsi servire; ma perch‚ lo fa? Un po' per sentire concretamente l'affetto dei genitori, un po', molto anzi, perch‚ siamo noi stessi che abbiamo paura che non riesca, oppure che si faccia male, oppure che fatichi troppo. Essere genitori Š anche un'arte; si pu• imparare a suonare, si pu• imparare a dipingere, e ci sono fior di scuole e fior di maestri, per• essere artisti significa avere dentro un qualcosa che ci viene donato, e la scuola, i maestri servono a tirarla fuori. Io ho conosciuto moltissimi genitori che hanno la disposizione d'animo per essere all'altezza del loro compito, ma ai quali Š mancato e manca l'aiuto necessario per non commettere troppi errori. Vorrei raccomandare a tutti voi di aver fiducia in voi stessi e nel vostro figlio, non vedente, ipovedente o con minorazione aggiuntiva, fiducia che possa percorrere la sua strada con gioia, serenit… e coraggio. Poich‚ per• l'esperienza di chi ci Š passato pu• servirvi ad evitare qualche errore, a trovare pi— presto la soluzione che pi— vi conviene, vorrei raccomandarvi di stare in contatto con altri genitori, con persone adulte non vedenti, o ipovedenti o pluriminorate, che possono darvi molte idee, poi sarete voi a scegliere quella giusta, e soprattutto sarete voi a dire la vostra, in modo che tutti insieme ci si arricchisca. Creare le condizioni favorevoli Abbiamo visto dunque che Š importante giocare, perch‚ giocando si apprende pi— facilmente quello che servir… nella scuola e nella vita. Abbiamo visto che il gioco spontaneo c'Š nel bambino con disabilit… visiva, ma Š meno ricco, meno variato, spesso ripetitivo; per questo occorre un aiuto ed un sostegno. L'aiuto ed il sostegno pu• consistere nel parlare con il bambino, nel fare insieme a lui, ma anche nel creargli intorno situazioni che lo espongano ai giusti stimoli. Esporre agli stimoli non significa bombardare di parole e di sollecitazioni, ma semplicemente creare situazioni che facilitino il bambino ad essere attivo, con i suoi tempi, con i suoi ritmi. Se io metto un bambino che non vede in una stanza senza oggetti a portata di mano, lo metto in una situazione povera di stimoli. Ma se nella stanza colloco oggetti e giocattoli che lui pu• incontrare muovendosi, significa esporlo agli stimoli. Poi, certo, se non si muove, magari posso andare a giocare con lui, cercando di rendergli attraente la situazione. Vi sono molti modi per esporre il bambino agli stimoli: metterlo in condizione di incontrare gli oggetti, richiamare l'attenzione sui suoni ed i rumori, aiutarlo a riprodurli se possibile, portarlo a toccare le cose, dovunque sia possibile: nei negozi, al mercato, nei musei (chiedete il permesso), in casa di amici... Un detto cinese I Cinesi dicono: "se odo dimentico, se guardo ricordo, se faccio capisco". CosŤ dicono i cinesi. Noi diciamo che il semplice ascolto, specie nel bambino piccolo, certamente lascia traccia nella memoria, per• lascia traccia dei suoni, non di come son fatte le cose che producono questi suoni. Il suono Š certo meglio che nulla, per• non basta a generare quello che noi chiamiamo la conoscenza, ossia se sento qualcosa e non ho mai visto ci• che genera il suono, so poco di questa cosa. Se sento un cagnolino che abbaia, un automobile che sfreccia via, la voce di una persona, so troppo poco del cane, dell'automobile, di quella persona, mentre se ho la possibilit… di toccare il cane, di giocarci, di toccare l'automobile magari giocattolo, di vedere come sta ferma, come si mette in moto, come mi scappa via, se insomma ho la possibilit… di usarla l'automobile, di smontarla e di romperla magari, allora la conosco meglio. Non solo suoni Lo stimolo quindi deve interessare possibilmente non solo l'udito, ma anche gli altri canali e gli altri mezzi a disposizione, e il non vedente pu• imparare ad usare tutto il corpo per scoprire cosa c'Š intorno a lui. Le mani gli fanno conoscere se un corpo Š caldo o freddo, se Š leggero o pesante, morbido o duro, e poi anche le forme degli oggetti, anche se per questo occorre uno sforzo mentale. Con il piede il non vedente legge il terreno su cui cammina; ho detto legge, perch‚ a modo suo Š una vera lettura: la sabbia o l'erba, o la moquette, il legno che scricchiola, la ghiaia che pure lei scricchiola, ma Š diversa, l'erba che fruscia, la foglia secca che scricchiola sotto i piedi, la neve che si strizza sotto il piede e attutisce il passo, il marmo, l'asfalto, il catrame fresco, e via dicendo. E questo non Š leggere? E le cose che ci stanno intorno si scoprono se le interroghiamo. Io posso toccare per esempio un vaso, solo toccarlo e so se Š grande, piccolo, liscio o ruvido, se ha delle scanalature, ne esploro la forma. Per• se comincio a sollevarlo so se Š pesante o leggero, e se lo faccio suonare con le nocche delle dita so di che materiale Š fatto, se Š pieno o no. Insomma, se interrogo il vaso lui mi dice qualcosa di come Š fatto. Gli oggetti, se usati, manipolati, Š come se parlassero. Il bambino pu• imparare giocando ad ascoltare le cose, e le cose di tutti i giorni hanno molto da insegnare: la fisica, l'aritmetica, la musica, e anche molta storia, sono tutte nascoste nelle cose quotidiane. Siamo noi spesso a cercare lontano quello che abbiamo sotto il naso. Tornando dunque alla domanda che si faceva all'inizio: con cosa si pu• giocare? Se uno ha voglia di divertirsi gioca anche con poco. Quelli meno giovani tra voi ricorderanno i giochi di strada, i giochi con le dita e con le mani, i giochi a far finta che... Ricordiamoci che il bambino non vedente non pu• imitare gli altri, quindi ha poche idee su come giocare. Anche lui per•, come tutti i bambini, gioca spontaneamente, perch‚ anche lui sente il bisogno di giocare, e cosa ha a portata di mano? Prima di tutto il suo corpo, quindi le mani, la testa, le gambe; poi i suoni e le voci. Ecco perch‚ spesso si osservano bambini non vedenti che dondolano, o che si toccano gli occhi, che giocano con le dita. Si tratta della espressione del bisogno di giocare, che non pu• progredire per il semplice motivo che il bambino che non vede non pu• avere modelli a cui riferirsi. Diamo dei modelli Ma se noi glieli diamo i modelli, lui certamente imparer… giochi nuovi e ne inventer… degli altri. Si tratta quindi da una parte di contenerlo quando ha comportamenti che noi giudichiamo non accettabili, ma dall'altra parte di incoraggiarlo a cambiar strada, non solo dicendoglielo, ma anche mostrandogli quale strada deve percorrere. Cercare un punto di equilibrio Un bravo educatore, ed i genitori sono i primi nostri educatori, deve avere la capacit… di cercare continuamente un punto di equilibrio, tra tante spinte e controspinte, tra sentimenti opposti, tra tendenze contrastanti. L'armonia, io dico, tra la fermezza di chi vuole il rispetto di certe regole, e l'amorevolezza di chi sa vedere la difficolt… del bambino e lo sa aiutare a superarla; armonia tra quello che il bambino pu• fare, quello che noi vorremmo che facesse, ci• che invece non potr… fare. Solo che anche qui ci muoviamo su un terreno con tante incognite, e incognita vuol dire cosa non conosciuta, pu• essere buona o meno buona. Quello che il bambino pu• fare, potrebbe fare, potr… fare, dipende certamente da lui, ma molto conta anche la fiducia che gli altri sanno dargli, l'incoraggiamento al momento giusto, la giusta dose di stimoli, n‚ troppi n‚ troppo pochi. Insomma noi siamo anche come gli altri si aspettano da noi, e, se attorno a noi le persone ci fanno capire, con le parole e con i comportamenti che noi certe cose non le faremo mai, forse davvero non riusciremo mai, mentre al contrario, se attorno a noi c'Š fiducia, faremo molto di pi— di quanto non immaginassimo prima di cominciare. Le incognite sono tante, in positivo o in negativo. Stare con i nostri bambini talvolta Š come andare in montagna: camminare per ore e ore senza vedere la mŠta, poi, d'improvviso uno squarcio di cielo ci dice che la mŠta Š a portata di mano. E altre volte accade il contrario: sembra che la cima si possa toccare, e invece la strada per arrivarci Š tortuosa, ripida, scomoda, e si perde terreno senza apparente spiegazione. Il nostro lavoro Š lento e paziente, non sempre si vedono i frutti a fine giornata, spesso si deve aspettare anni e talvolta rimaniamo anche delusi, ma noi dobbiamo contare su quello che possiamo fare giorno per giorno, in coscienza, con pazienza, intelligenza ed umilt…. Nella vita due e due fanno quattro, ma possono fare tre o cinque o anche dieci: sono pi— le cose che non conosciamo che quelle di cui siamo sicuri, e questo deve da una parte incoraggiarci a fare del nostro meglio, d'altra parte invitarci a sperare che dove non arriviamo con le nostre forze si possa arrivarci con l'aiuto esterno, oppure pu• arrivarci nostro figlio che ha energie e risorse che spesso sfuggono ai medici, agli educatori e ai genitori. Allora con che cosa si gioca? Ricordiamoci sempre che il gioco spontaneo esiste anche nel bambino che non vede, o con pluriminorazione, per• in generale Š meno variato che negli altri bambini. Il genitore fa da mediatore Ricordiamoci che l'educatore, il genitore, specie nei primi anni, hanno un ruolo molto importante, perch‚ sono loro che devono aiutare il bambino a scoprire il mondo attorno a lui, ad "innamorarsi del mondo", come diceva Mario Mazzeo. Ricordiamoci che Š pi— importante lo stare con il bambino che il cosa si fa, conta di pi— il come si fanno le cose che quello che si fa: il bambino sente cosa abbiamo dentro, come ci rivolgiamo a lui, cosa pensiamo di lui, cosa ci aspettiamo da lui, poi certamente le proposte che si fanno hanno la loro importanza. Ricordiamoci anche che il bambino che non vede, o pluriminorato, ama certo giocare, che gioca come tutti i bambini in maniera spontanea, solo che i loro giochi non sono cosŤ vari come quelli degli altri. Loro devono imparare anche a giocare, e chi glielo pu• insegnare sono gli educatori, i genitori in primo luogo. Il ruolo dei genitori Š molto importante e delicato, perch‚ essi non devono essere troppo invasivi e neppure devono far conto che il bambino veda o si muova come gli altri. Da una parte quindi occorre incoraggiare il bambino a giocare, giocare con lui, aiutarlo, assisterlo, sostenerlo, ma dall'altra parte occorre sperare che prima o poi faccia da solo, e non solo sperare, ma fare di tutto perch‚ impari a fare da solo. Una volta che si abbia la consapevolezza di tutto questo, diciamo che il pi— Š fatto, Š come essere bravi in cucina. Anche se viene qualcuno all'improvviso, si trova come accontentarlo, proprio perch‚ sappiamo cosa abbiamo in casa e sappiamo come usare al meglio le risorse. Naturalmente non posso rispondere alla domanda: con mio figlio quali giochi posso fare? Perch‚ dovrei conoscere la famiglia e il bambino. Ô anche per questo che, pi— che un elenco di cose da fare, ho cercato di chiarire il come si fanno ed il perch‚ si deve fare in un certo modo ed evitare certi altri modi. Giocare con il corpo In generale per• si pu• dire che il corpo del bambino e quello della madre Š il primo gioco, il primo giocattolo, ed Š anche quello che lascia il segno per l'avvenire. Pi— il bambino ha la possibilit… di giocare con il proprio corpo e con quello della madre, pi— gli altri giocano con lui, pi— imparer… non solo a giocare (che questo Š ovvio), ma anche tutte le altre cose che il gioco porta con s‚, quindi ad usare il corpo, a rapportarsi con quello della madre, e, attraverso questo, a misurarsi con il mondo degli oggetti e con il mondo delle persone. Ô difficile immaginare quanti germogli il gioco contiene in s‚: come la terra, che fa crescere ogni genere di pianta e di frutto; dal gioco dipende la possibilit… di vivere una vita soddisfacente, indipendentemente da quello che pu• mancare o pu• far difetto. Giocare con il corpo significa muoversi prima senza un ordine preciso, poi con movimenti finalizzati a qualche scopo: acchiappare, prendere, tenere, gettare via, e successivamente movimenti sempre pi— raffinati con le mani, poi anche con il corpo, con le gambe. Si va da movimenti meno precisi e semplici, ossia che interessano soltanto una parte del corpo, a quelli pi— complessi, che interessano pi— parti del corpo. Questo favorisce anche la presa di coscienza del proprio corpo nello spazio, nel senso che il bambino impara a sapere dove si trova lui, rispetto ad un punto esterno (una voce che lo chiama per esempio) e poi potr… pensare a come raggiungere un centro di interesse (un suono che proviene dall'esterno, oppure un giocattolo che lui ricorda di aver lasciato in un certo luogo della casa). Il corpo Š il primo giocattolo, che si presta ad infiniti insegnamenti, in tutti i campi: dalla geometria, alla geografia, alle relazioni umane, alla musica. Si gioca con il corpo liberamente, senza un fine preciso, per il puro piacere di divertirsi, di sentire le singole parti, di risvegliare la vita che Š in ciascuna di esse. Si gioca a far finta di.. con le braccia, le mani, le dita, le gambe, il tronco. Si gioca alla campana, alle andature, ai percorsi, a salutarsi con il naso, le orecchie, la pancia... E poi le conte, le favole, le filastrocche le canzoncine... per muoversi, per saltare a tempo, o per imparare ad infilare l'anello, le scarpe, a svestirsi e a vestirsi. Giocare con i sensi I nostri sensi sono preziosi, specie nei primi anni di vita: essi aiutano il bambino ad incontrare il mondo che lo circonda. L'udito, il tatto, ma non dimentichiamoci dell'olfatto, del gusto e di quello che chiamiamo "il senso degli ostacoli". Tenete sempre presente che pi— sensi sono coinvolti nell'incontro con la realt…, maggiori sono le informazioni che arrivano al bambino, e quindi i suoi ricordi saranno pi— ricchi. E che ci si pu• fare con i sensi? Praticamente di tutto. * Indovinelli, giochi di mascheramento (tutti i tipi di nascondini), giochi di classificazione (raccogliamo tutte le cose che profumano e tutte quelle che puzzano, tutti i suoni alti e poi quelli bassi, le cose dolci, quelle salate, quelle piccanti...). * Giochi di famiglie e "scopri l'intruso". D…mmi tutto quello che serve per le pulizie personali (pettine, spazzola, spazzolino...). * Indovina chi si Š intrufolato (guanto, scarpa, golf, forchetta...). * Indovina cosa nascondo dentro questo pacchettino! * Indovina dove si Š andato a cacciare quel diavolo di gattino che sta miagolando... * Indovina cosa c'Š dentro questa scatola. * Tieni tu i profumi del giardino e d…i a me tutti quelli della cucina (caffŠ, cacao...). Giocare con gli altri Se il bambino non ha possibilit… di incontrare oggetti esterni, il corpo dell'altro, rimane in una specie di prigione dalla quale ode i suoni dall'esterno, che per lui finiscono per essere la realt…, tutta la realt…. A giocare con gli altri invece egli impara quali sono i confini della sua identit…, ossia dove finisce lui e dove comincia il mondo esterno. Ed Š per questa via che il bambino impara a distinguere tra il lui, il tu, l'io, gli altri... Giocare sul lettone, fare la lotta, e tutti gli altri giochi di contatto: il trenino, la cariola, il gioco dei saluti, le statuine... I giocattoli pi— belli non li vendono Poi ci sono gli oggetti, i giocattoli, ma i migliori giocattoli, quelli pi— cari sono gli oggetti della vita di tutti i giorni, quelli che usano i grandi, perch‚ se li usano loro sono davvero preziosi, se no userebbero i giocattoli dei bambini. Non preoccupatevi troppo di andare a cercare chiss… cosa per giocare: l'essenziale Š sempre divertire. Il coperchio diventa il volante dell'automobile, la sedia trascinata, con il suo tipico rumore, pu• diventare il treno che fila attraverso citt… e gallerie... Gli oggetti di tutti i giorni animano mille giochi di ruolo, che servono ad introdurre il bambino nelle azioni della vita quotidiana: il mercato, la scuola, il distributore, il capostazione, giocare a mamme... E poi naturalmente il mondo dei giocattoli con il suo fascino: l'attesa, la sorpresa, la scatola da interrogare facendola suonare, soppesandola, agitandola, prima di aprirla. Poi il balocco che Š lŤ apposta per il bambino, ma per giocarci occorre seguire certe regole, e poi il giocattolo fa solo una cosa, quella per cui Š nato... Spesso i genitori ci chiedono quali sono i migliori giocattoli per il loro figlio. Dopo aver detto che i migliori giocattoli sono gli oggetti che si trovano in casa, si pu• aggiungere che i giocattoli da comperare sono di tre categorie: - quelli che si prestano ad essere utilizzati anche da quel bambino lŤ; - quelli che hanno bisogno di un adattamento pi— o meno grande, esempio certi giochi da tavolo come il gioco dell'oca, giochi di carte, eccetera; - quelli che Š inutile comperare perch‚ piaccion solo a noi grandi ma sono praticamente inservibili per il bambino. Come si fa a scegliere? Se avete seguito la mia chiacchierata dall'inizio avrete capito che il gioco deve divertire prima di tutto il bambino, per cui, se comperate un puzzle di 1500 pezzi ad un bambino che ancora deve conquistare la consapevolezza degli oggetti pi— semplici, magari cambiate negozio o comperatevi qualcosa per voi. Un puzzle, prendiamo questo esempio, deve essere - Con un numero limitato di pezzi; - Ogni pezzo deve essere abbastanza ben riconoscibile. L'animale o l'oggetto che viene fuori deve essere possibilmente in tre dimensioni, mentre la maggior parte dei puzzles sono dei disegni. Lo stesso vale per i personaggi giocattolo, dalle bambole ai mostriciattoli: scegliete quelli che si possono manipolare, ossia i modellini in scala. Tenete conto che spesso il bambino apprezza il giocattolo, per• non Š in grado di coglierne tutti i significati: se il bambino non ha esperienza mettiamo di un cagnolino, perch‚ non lo ha mai toccato dal vero, difficilmente potr… divertirsi quando gli regalate un cane che sembra un orsacchiotto, che magari invece di essere seduto sulle due gambe, guida la motocicletta. Il giocattolo quindi richiede anche una spiegazione del genitore per essere compreso. Dove trovare giochi e giocattoli adatti al bambino? Forse anche vicino a voi, se sapete scegliere. Cosa si deve cercare in un giocattolo? I giocattoli in generale si appoggiano su alcune abilit… o su alcune conoscenze che il bambino dovrebbe avere. Per questo, lo capite da voi, vanno scelti giochi che il bambino Š capace di fare. Per esempio: i giochi musicali, o basati su suoni e rumori possono andar bene se il bambino ha un udito normale e se a lui interessano. Ricordarsi sempre che il gioco pi— divertente Š quello che si fa insieme a qualcun altro e che spesso i giochi sonori possono indurre una inclinazione ad accontentarsi del semplice suono, pensando che questo basti a conoscere il mondo che ci circonda. Una tendenza di molti genitori Š quella di regalare i giochi degli altri, e questo va bene perch‚ Š giusto che il bambino sappia con cosa giocano i suoi compagni, per• si deve tener conto che spesso i giochi degli altri sono basati essenzialmente sulla capacit… visiva e che, anche se emettono qualche suono, questo serve solo a confermare l'azione che viene controllata tramite la vista. I giochi di simulazione, quelli con i personaggi di moda ogni Natale, possono dare l'illusione di giocare come gli altri, ma in realt… quello che succede Š che il bambino gioca con gli stessi giocattoli degli altri, ma si diverte meno e soprattutto ha fra le mani oggetti che non pu• controllare come gli altri. Giochi da tavolo Ce ne sono molti e sono anche istruttivi, perch‚ aiutano il bambino a socializzare, a giocare rispettando certe regole. Rispettare le regole significa imparare il proprio turno, sapere cosa fare di volta in volta, ma significa anche imparare a prevenire le mosse degli altri, e prevenire, nel caso di chi non vede o di chi vede poco, Š sempre una buona abitudine, visto che pericoli ed ostacoli sono meno percepibili da loro. Di questo tipo di giochi ne esiste un buon numero, e sono anche divertenti, anche perch‚ si prestano ad essere usati da non vedenti e da vedenti: giochi di carte, giochi con parole, tombole, domino, gioco dell'oca eccetera. Giochi tecnologici Anche qui c'Š da sbizzarrirsi: si va dai giochi semplici, come grillo parlante, sapientino, a giochi che richiedono l'utilizzo del personal computer. Ce ne sono di due generi: * Quelli basati sull'uso delle parole, quindi giochi di ruolo, giochi di avventure, cruciverba, eccetera. * Quelli basati sulla discriminazione uditiva, quindi giochi di inseguimento, tiri al bersaglio, guida veloce, eccetera. L'elenco sarebbe lungo e forse anche non troppo utile in questa sede; i navigatori su Internet potranno cercare le parole "games for the blind" con il loro motore di ricerca preferito, e si faranno un'idea di quello che esiste nel settore. Per tutti invece val la pena ricordare i due maggiori centri italiani che hanno un catalogo con giochi particolarmente adatti ai nostri bambini: * La Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, Via Gregorio VII - Roma * L'Ufficio Tiflotecnico di Milano, Via Mozart 161 Ascoltiamo il bambino Come dicevo prima, se uno sa cucinare, quando conosce i gusti dell'ospite, sa cavarsela benissimo. Il fatto Š che spesso noi ci dimentichiamo di chiedere o di ascoltare cosa ha da dirci il bambino, il quale molto spesso o non dice, o dice solo parzialmente. La cosa pi— difficile Š proprio mettersi nei suoi panni, saper ascoltare quello che non dice, quello che dice a modo suo, saper indovinare la verit… anche quando ci dice che si diverte. E come fare a mettersi nei suoi panni? La cosa migliore Š starci insieme, osservarlo e cercare di capire, chiedere a lui, mettersi in contatto con altri genitori, incontrarli, parlare di questo argomento, se possibile fare delle letture, poche ma buone, e soprattutto aver fiducia nell'amore e nell'affetto che portate verso vostro figlio. Conclusione Quando dicevo che il gioco Š la cosa pi— seria, intendevo dire che il ruolo del genitore, nel caso del bambino con problemi di vista, oppure con minorazioni aggiuntive, Š ancora pi— importante che per gli altri bambini, proprio perch‚ per giocare, il bambino ha bisogno del suo intervento, che deve essere equilibrato, n‚ invasivo, n‚ distante, ma partecipe con amore ed intelligenza. Una cosa si dice poco: che gli stessi genitori devono imparare a riprendersi la dimensione giocosa della vita: solo in questo modo potranno dare gioia e divertimento al loro figlio, e la gioia ed il divertimento sono l'anima di qualunque gioco. Antonio Quatraro Breve bibliografia di base (a cura del Centro di Documentazione Tiflologica) Alliegro, Michele (1993). L'educazione motoria dei minorati della vista : il gioco e lo sport. Roma : Armando, 127 p. Almonacid Guinot, Vicenta (1989). El juego en los ni¤os ciegos y deficientes visuales. Madrid : ONCE, 135 p. Giocando s'impara. L'apprendimento della scrittura nell'ipovisione (1999). Genova : Istituto David Chiossone, 76 p. Monti Civelli, Ester (1991). La socializzazione del fanciullo non vedente. Milano : Franco Angeli, 175 p. Nielsen, Lilli (1993). Early learning, step by step in children with vision impairment and multiple disabilities. Copenhagen : Sikon, 168 p. Spencer, Marietta B. (1987). Bambini ciechi in famiglia e nella comunit…. Trento : Servizio di Consulenza Pedagogica, 138 p. Trabona, Rosolino (1995). Una bambina cieca in ludoteca: il gioco, l'handicap e le istituzioni. Con oltre 100 originali giochi bendati di gruppo e di movimento. Latina : Il Gabbiano, 259 p. * Tratto da: Corso di formazione a distanza "I genitori del bambino minorato della vista", corso online organizzato dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi (10 febbraio - 16 giugno 2004). 1Attualmente l'Ufficio Tiflotecnico di Milano non dispone di un catalogo di giochi. Segnaliamo anche l'Istituto dei Ciechi di Milano, Centro Materiale Didattico,Via Vivaio, 7 - 20122 (tel.: 02.772261) [ndr]. ?? ?? ?? ?? 1