LE FASI DELLA NORMALIZZAZIONE SENSORIALE* Enrico Ceppi [Abstract] Le fasi che scandiscono lo sviluppo motorio del bambino cieco ed il suo interesse sensoriale devono essere percorse dall'educatore con la consapevolezza della personalit… del bambino in una funzione liberatrice dalle gravi difficolt… in cui egli si trova.[Fine abstract] La prima fase La coscienza delle gravi difficolt… in cui si dibatte l'attivit… corporea che non trova le vie per estrinsecarsi, detta i primi e fondamentali criteri a chi voglia collaborare a quest'opera, che vorrei chiamare, liberatrice. Ô infatti una liberazione dalla tremenda schiavit— dell'inerzia, quella che l'educatore dei ciechi compie ogni qual volta suscita l'amore al moto in un corpo che sembrava fatto per la staticit…. L'educatore, ponendosi di fronte alla propria opera, deve essere preparato a considerare in essa, nettamente distinti, i lati passibili di una modificazione e gli altri irrimediabilmente negativi. Bisogna tendere allo scopo possibile, a quanto compete alle nostre deboli forze di umili cooperatori della natura. Quella smania di giungere a risultati strepitosi che abbiano in s‚ qualcosa del miracoloso (io chiamerei follia creativa), Š una delle ragioni pi— gravi tra quelle che determinano l'insuccesso in educazione. Quando si spera di creare, di far sbocciare delle qualit… e delle attitudini, l… dove esse non esistono naturalmente, non si pu• non rimanere delusi accorgendoci che il nostro grande sforzo Š approdato ad una lieve modificazione, la quale, non sempre e non da tutti Š riconoscibile. Allora viene fatto di lasciar cadere le braccia inerti, di chinare la testa in atto di profonda mortificazione e tristemente confessarci che nulla possiamo contro la natura; perch‚ essa persegue un suo scopo attraverso un proprio disegno e a noi non Š dato che imitare la trama. Si resta quindi muti e sconsolati di fronte al bambino che, ignaro del nostro dramma, continua a giuocare, a volerci bene e ad attendere da noi il grande aiuto. Non miriamo quindi ai capovolgimenti improvvisi, ai prodigi, ai progressi strepitosi e miracolistici; il nostro scopo sia la piccola, modesta, umile modificazione che opera insensibilmente giorno per giorno, che non strappa gridi di ammirazione, ma che Š pur sempre la sola, la vera componente del successo finale. E se un giorno ci sembrer… che il faticoso lavoro sia improvvisamente svanito in un risorgere ostinato e crudele delle forze naturali che intendevamo correggere, non ci lasciamo abbattere, perch‚ ci• che Š stato costruito con pazienza ed amore finir…, prima o poi, per prevalere, e proprio quando ci sembra che l'opera nostra sia andata distrutta, essa si radica pi— profondamente nel bambino, agisce come il fermento che trasforma la sostanza, sulla intera psiche infantile. Certe reazioni improvvise della materia servono ad avvisarci che la lotta tra la natura conservatrice e l'educazione Š nel suo pi— drammatico sviluppo. Gettate via dal nostro spirito le follie creative, le presunzioni miracolistiche, la superbia intellettuale, sorella alla volont… di potenza, possiamo accingerci serenamente alla nostra opera di educatori, sicuri che sapremo riconoscere nel gesto del braccio di un nostro bambino, che sia un poco pi— disinvolto, il nostro grande successo; sicuri che sapremo commuoverci dinanzi allo spettacolo che ha del sublime nella sua modestia, di un piccolo viso, un tempo reclino e chiuso, che ora avanza eretto e sorridente inebriato dell'aria, del sole, dei profumi e dei suoni, felice di quella nuova vita che sente fremere intorno e pulsare dentro. Ma per giungere a questo la strada Š lunga e spesso difficile. C'Š anzitutto da compiere un lavoro di indagine per stabilire le condizioni psicomotorie del bambino. Questo lavoro consiste nel riconoscere la causa o le cause che lo hanno portato alla cecit…, nello stabilire se la minorazione sensoriale si presenti sola o se alla sola sua presenza hanno da essere imputate alcune deficienze di carattere psichico. Come si compie questo lavoro di indagine? I normali criteri vigenti presso tutte le scuole, che non hanno il coraggio di staccarsi dalla pedagogia tradizionale, consistono in una osservazione estesa ad un vasto periodo, pi— o meno vasto a seconda della maggiore o minore esperienza dell'educatore. I difetti di questo metodo di indagine si possono quindi riassumere in quello principale di richiedere tanto tempo per giungere alla formulazione di un parere che possa dirsi valido e sperimentato. Spesso si vedono dei piccoli ciechi, che sono psichicamente definibili come anormali, permanere nelle classi comuni sottoposti a programmi normali, sconvolti sempre pi— profondamente dallo sforzo improbo di adattarsi ad un clima intellettuale di tanto superiore alle loro possibilit…. Fanno pena e allo stesso tempo meritano profondo rispetto quei maestri che lottano disperatamente per interi anni nella speranza che le deficienze del loro alunno siano semplicemente degli accentuati caratteri propri alla minorazione. A questo metodo, che io chiamerei della osservazione giornaliera, si dovrebbe giungere a sostituire quello dell'esame psicologico che ha l'incomparabile vantaggio di orientare immediatamente l'educatore sullo stato psicomotorio del suo educando. Con questo sarebbe un assurdo pensare che l'esame psicologico possa sostituire anche solo in parte l'opera e l'iniziativa dell'educatore. Come la diagnosi non Š ancora la terapia, pur essendo a questa indispensabile, cosŤ l'esame psicologico non Š ancora l'azione educativa pur essendo un fattore importante di orientamento nello stabilire il corso dell'opera stessa. Riconosciute le cause che hanno determinato l'arresto parziale dello sviluppo dell'attivit… motoria, e stabilito che tali cause sono riconducibili a quella principale della minorazione visiva, si pu• determinare un piano di lavoro. Non Š consigliabile tracciare un piano di lavoro che valga per tutti i bambini allo stesso modo, perch‚, cosŤ facendo, si correrebbe il rischio di raccogliere insuccessi che tenderemo ad imputare allo stato psicomotorio del bambino, mentre, in realt…, saranno soltanto imputabili al metodo che ci siamo ostinati a seguire. Un piano di lavoro dovrebbe essere determinato singolarmente per ogni bambino, in base alle sue esigenze di sviluppo, alle attuali condizioni psicomotorie, all'ambiente da cui proviene e, infine, al comportamento psichico e mentale considerato nella sua reazione totale. Si pu• dare il caso di un bambino particolarmente arretrato nello sviluppo della motilit…, che, tuttavia, presenta un potere di sintesi e di adattamento apprezzabile. In questo caso la deficienza motoria risale a cause organiche (insufficienza organica, sviluppo lento delle membra, linfatismo, ecc.); sarebbe quindi un errore gravido di tristi conseguenze sottoporre questo bambino ad uno sforzo di adattamento al mondo esterno, superiore alle sue forze fisiche. Sar… necessario, in primo luogo, intervenire con cure adeguate che normalizzino lo sviluppo organico, che diano al corpo efficienza di nozioni e prontezza di riflessi. Vediamo spesso degli esserini pallidi e gracili, che si trascinano a stento per le stanze, che non sanno stringere e sollevare il pi— piccolo oggetto con quelle manine sottili e diafane nelle quali Š riconoscibile il primo segno dell'atrofia. Prima di chiedere a questi bambini uno sforzo inteso a vincere l'inerzia fisica e la pigrizia psichica, bisogner… attendere che i loro volti prendano il bel colore della salute, che le loro mani ritornino vivaci e paffute, pronte ad esplorare il piccolo mondo che li circonda, capaci di una attivit… che apporti benessere al fisico ed un torrente di sensazioni allo spirito. La prima fase quindi del complesso lavoro di normalizzazione dovr… consistere essenzialmente in un'opera di riparazione e di correzione, rivolta all'organismo. Ci sono i deboli di costituzione da rinvigorire con appropriate cure, ci sono i troppo esuberanti da ricondurre ad un sano e regolare regime. In questo periodo l'opera del pediatra dovrebbe affiancarsi costantemente, giorno per giorno, a quella dell'educatore. Si noti che le deficienze nello sviluppo organico presso i bambini ciechi sono particolarmente diffuse. La percentuale dei bambini privi di vista che hanno bisogno di cure pediatriche nel primo periodo della loro educazione, Š assai pi— elevata di quella riscontrabile presso i bambini normali della loro stessa et…. La cecit… infatti costringe il bambino ad una immobilit… dannosa all'organismo, altera le funzioni dell'assimilazione organica e provoca disturbi che assumono spesso proporzioni preoccupanti. Ci troviamo poi di fronte a difetti fisici acquisiti in seguito a posizioni costanti del corpo come le tendenze alle gibbosit…, l'asimmetria nello sviluppo, la deformazione degli arti. In questi casi non Š sufficiente il semplice intervento pedagogico che corregga le tendenze istintive che hanno determinato le deformazioni; Š bensŤ necessario un intervento terapeutico vero e proprio sotto forma di una adeguata e particolare ortopedia. Il Pediatra Š in grado di consigliare una appropriata ginnastica medica, di indicare le tecniche terapeutiche e le applicazioni pi— opportune per correggere ed eliminare il difetto. Con questo non Š detto che anche in questo periodo non sia necessaria l'opera dell'educatore. I risultati della terapia al fisico sarebbero assolutamente provvisori se non si eliminassero, con una terapia psichica che agisca in profondit…, le cause prime delle deformazioni. A noi interessa esaminare da vicino questi processi di terapia psichica, di cui si deve servire la psico-pedagogia per assolvere il suo compito. Le cause che concorrono alle deformazioni dell'organismo e dell'atrofia muscolare, determinando quindi la grave riduzione nelle complessive attivit… corporee, sono riducibili a due principali: l'una di ordine fisiologico ed Š, come ho gi… detto, la mancanza di moto e la conseguente staticit…; l'altra di carattere psicologico ed Š la monotonia di vita del bambino cieco. Determinate le cause si possono indicare i rimedi. Da dove incominciare? L'educatore ha la sensazione di trovarsi in un circolo chiuso dal quale non sia possibile uscire. La monotonia psichica Š conseguenza diretta dell'estrema povert… di vita fisica, e dal canto suo l'inerzia fisica Š conseguenza di una grave mancanza di interesse e di passione per l'ambiente esterno. Se ben si osserva il circolo Š vizioso soltanto in apparenza perch‚ l'educazione pu• simultaneamente agire su entrambe le cause senza essere necessitata a determinarsi per l'una e per l'altra. Il metodo dell'intervento psico-pedagogico in questo periodo deve essere strettamente oggettivo; dobbiamo lasciare che il bambino si educhi da s‚, che la natura trovi il proprio cammino senza subire violenza dall'esterno. Come potremo noi definire la qualit… e la quantit… dell'intervento? Inoltre, imponendo al bambino un ritmo di sviluppo cerebrale deciso, uccideremmo in lui il germe della personalit…. Sarebbe come se volessimo farlo correre e avergli strettamente fasciato le gambe. Correr… in un senso traslato se noi cioŠ ce lo recheremo sulle braccia. L'educatore ha invece un compito assai delicato ed importante, cioŠ quello di preparare l'ambiente in cui il bambino si deve educare. L'ambiente per avere efficacia educativa deve essere ricco di stimoli significativi alla sensibilit… del bambino cieco, stimoli acustici, tattili, anemestesici. Un ambiente uniforme non direbbe nulla al bambino cieco. Compiuto il primo sforzo di adattamento egli vi si adagerebbe senza accennare ad una reazione psichica che possa influire sul suo comportamento. Le aule del giardino d'infanzia nelle quali si deve svolgere prevalentemente questa prima fase della normalizzazione, saranno ricche di stimoli se saranno varie. Ciascuna dovrebbe avere una pavimentazione differente, un arredamento particolare, direi un odore particolare. Il bambino andando da una stanza all'altra sarebbe colpito dalla diversit… degli stimoli ed istintivamente reagirebbe. Si pensi soltanto alla diversit… del suono che i passi producono sul pavimento di legno in confronto a quello prodotto sui pavimenti in mattonelle. La stanza pavimentata in legno assume una configurazione acustica assai diversa dalle altre. Assistevo un giorno ai giuochi di un piccolo bambino cieco e ho notato come il suo comportamento variasse spontaneamente col variare dell'ambiente. Si divertiva a correre dallo studio del padre attraversando il salotto sino in fondo alla sala da pranzo. Accompagnava il moto della corsa con un rumore vocale come fanno tanti bambini volendo imitare il ronzio di un aereo o il rombo di una macchina. Ebbene, questo rumore vocale del bambino di cui mi occupavo, variava di intensit… ogni qual volta cambiava stanza. Nella sala, vasta e poco acustica, era un semplice ronzio a mezza voce; nel salotto quasi spoglio e pavimentato in legno, dove i passi avevano risonanza assai pi— spiccata, il ronzio diveniva un grido, nello studio con il pavimento ricoperto da tappeti sui quali gli echi dei passi si smorzavano il grido si affievoliva in un bisbiglŤo. Particolare assai interessante, la velocit… della corsa rimaneva pressoch‚ costante senza subire le variazioni acustiche. Osserviamo attentamente il comportamento di questo bambino e ci accorgeremo che in quel suo correre da una stanza all'altra era impegnata tutta la sua attivit… corporea. Perch‚ correva? Perch‚ soprattutto, continu• in quel giuoco elementarissimo per oltre un'ora? Evidentemente c'era in quella corsa qualcosa che lo attraeva, che agiva beneficamente sui suoi sensi spezzando l'involucro della monotonia che intorpidisce le membra. Seppi poi che si abbandonava spesso a quelle corse attraverso le stanze, mentre non c'era verso di farlo correre nel corridoio che per lui avrebbe presentato minori difficolt…. L'ambiente delle stanze che variava in una piacevole successione di sensazioni acustiche e tattili stimolava ed eccitava la sua attivit…. Se il pericolo maggiore per un bambino non vedente risulta essere la monotonia psichica, noi dobbiamo spingere la nostra azione sino all'eccesso opposto, se sar… necessario; affinch‚ si possa scongiurare il pericolo e costituire una vivacit… di immagini, che Š poi una vivacit… di pensieri. Si Š visto, nell'esempio che ho portato del bambino che giocava ad attraversare le successive stanze, come la variet… degli stimoli sia per se stessa educativa. Ci• non deve autorizzare a concludere che baster… lasciare il fanciullo a se stesso perch‚ si educhi. Il mondo che circonda naturalmente il bambino Š, anzitutto, un mondo fatto per adulti, in secondo luogo Š fatto per persone che vedono, quindi ricco di stimoli visivi, povero, po-verissimo di stimoli acustici e tattili. Nello scegliere un mobile, nel sistemarlo in una stanza si bada che sia ben lucido e che abbia una giusta posizione nei confronti della luce; a nessuno viene in mente di badare che dia una particolare risonanza all'ambiente, oppure che porti dei fregi tattili i quali possano essere esplorati da chi non vede. Naturalmente la vita Š fatta per chi vede ed Š giusto che sia cosŤ. In un ipotetico mondo di persone prive di vista, spontaneamente le abitudini, i costumi, il gusto, si orienterebbero verso le sensazioni possibili a quelle persone; tutto insomma prenderebbe un carattere tattile ed acustico; la vita scorrerebbe senza sussulti, perch‚ l'intelligenza saprebbe creare anche in simili condizioni un mondo ugualmente valido. Fortunatamente le persone non vedenti sono una piccolissima minoranza e non si pone il caso nemmeno di pensare a delle collettivit… come auspicava Regina Carmen Silva di cui parla Romagnoli1. Indispensabile Š quindi che i bambini ciechi abbiano anch'essi un loro ambiente educativo, una loro casa, dove possano essere educati da tutto ci• che li circonda. Oggi che si fa? Quando si vuole addestrare l'esplorazione manuale, dare conoscenze di oggetti, si raggruppano a caso e momentaneamente numerosi oggetti e lŤ, uno dopo l'altro, uno su l'altro si fanno esplorare al bambino; il quale, dopo l'esplorazione, si pu• essere certi, sar… nelle condizioni di prima, anzi avr… in capo una deprecabile confusione. L'oggetto, per essere esplorato con intelligenza e per avere quindi una certa presa sull'immaginazione, deve possedere una propria carica che colpisca psichicamente l'emotivit… del fanciullo; deve rientrare insomma nel suo campo d'interesse. Per questo, tutto quanto circonda il bambino cieco nel giardino d'infanzia e nelle prime classi che ancora di normalizzazione, dovrebbe avere caratteri tattili e disposizioni acustiche. Il tavolino di un bambino, la sua seggiolina non devono essere confondibili con il tavolino e la seggiolina degli altri bambini, egli la deve ritrovare non solamente dalla posizione che Š una relazione spaziale astratta e soggetta a divenire meccanica, ma per caratteri d'individuazione, ben precisi. Il tavolino sar… pi— o meno liscio, oppure di legno diverso, sar… magari ricoperto con sostanze che diano sensazioni tattili e termiche differenti le une dalle altre; la forma, pur essendo fondamentalmente uguale, porti qualche novit… nei singoli tavolini. La differenziazione delle forme Š pi— semplice con le seggioline, dove si pu• costruire quella con lo schienale curvo, quella con lo schienale diritto, ecc. All'occhio che guarda l'insieme, questa variet… potrebbe anche apparire come disordine: ma quanta efficacia avr… sul bambino! Egli sar… costretto a variare le immagini, perch‚ vari saranno gli stimoli. Riconoscer… non solo i propri oggetti, ma anche quelli dei compagni e i primi esercizi si potrebbero limitare a questa esplorazione di oggetti e alla loro individuazione. Pensate all'utilit… di un esercizio come questo: la maestra riunisce alla rinfusa tutti i tavolini e tutte le seggioline, poi, prima di iniziare un poco di conversazione con i bambini composti nella stanza, inviti ciascuno a scegliersi il proprio tavolino e la propria seggiolina; dovranno esplorare parecchi oggetti, dovranno ricondurre e comparare varie immagini, con l'immagine tipo, presente alla loro memoria. Se la maestra sapr… rendere interessante il giuochetto, i bambini vi si appassioneranno: e quale sar… la loro gioia quando, trionfanti, porteranno alta per la loro classe la loro seggiolina sino a depositarla ai piedi della maestra! Credo che l'eureka di Archimede non sarebbe che una esclamazione ben povera in confronto al sorriso trionfante di quei piccoli visi, cosŤ poco avvezzi ad una gioia vera, spontanea; ad una soddisfazione di quel carattere. Quanti esercizi su questo sistema si possono fare a tutti, partendo dal principio di variare quanto pi— Š possibile, di distinguere sempre, di tendere ad individualizzare le cose e gli oggetti. Creato cosŤ un ambiente vario, le due cause che abbiamo visto concorrere alla inerzia fisica e alla deformazione degli arti vengono eliminate. Il moto diviene qualcosa di spontaneo, di necessario per la vita di differenziazione; la monotonia non pu• pi— sussistere perch‚ ci si trova a contatto con un ambiente vario e interessante. Inoltre, variando le sensazioni, quindi variando il comportamento e la relazione ad esse, si pongono le prime basi per la formazione del carattere, per lo sviluppo del potere volitivo, e per l'addestramento dell'attenzione. Guardiamo un bambino che cerca nel gruppo di tanti tavolini, il proprio. Non pu• soffermarsi ad esplorare con il colpo d'occhio, bisogna che l'esplorazione sia attiva, diretta, si fermi ad ogni pezzo e ad ogni particolare; che sia sostenuta da un desiderio di riuscire. Il bambino cerca con compostezza, con ordine, con emozione quasi; e come meglio potremo educare noi simultaneamente e la sua volont… e la sua attenzione e la sua intelligenza? La volont… Š in quel permanere alla prova nonostante i primi insuccessi; Š in quel riporre una seggiolina dopo avere per un istante creduto che fosse quella cercata; Š infine in quel restare silenzioso, attento sino al momento del ritrovamento, poi lasciare che l'emozione erompa e si manifesti in un grido di gioia. Non tutti hanno la costanza di giungere in fondo. Molti si accontenteranno del primo o del secondo seggiolino e diranno che Š il loro; molti invece andranno passivamente sino in fondo all'osservazione dei seggiolini, poi riprenderanno da capo senza riuscire nello scopo e non troveranno alcuna spinta nel cercare veramente. La maestra appunto in questi casi deve intervenire. Chi si scoraggia troppo presto deve essere aiutato a vincere il proprio sconforto, a non prendere soluzioni di ripiego impossessandosi del seggiolino altrui. Evidentemente non potr… essere lasciato ad una esplorazione diretta dal caso. Se si vede che Š facile allo sconforto, si faccia in modo che il suo seggiolino sia il secondo della serie da esplorare; un altro giorno sar… il terzo poi via via scomparir… nel gruppo come tutti gli altri. Quando il bambino avr… provato la gioia del trovare, avr… sentito l'esclamazione di piena approvazione della sua insegnante, allora non si stancher… tanto facilmente perch‚ sapr… che la posta vale la fatica. L'interesse Š quello che determina la quantit… dello sforzo. Non ci illudiamo di poter fare con impegno grande una cosa di poco conto; l'impegno Š sempre proporzionato all'interesse che deriva dall'azione. Lo sforzo costante degli educatori dei ciechi Š quello di interessare i propri educandi al mondo che li circonda. Che significa interessarli? L'interesse Š soggettivo ed individuale e non agisce in tutti nello stesso modo: infatti ci• che interessa ad uno pu• lasciare indifferente un altro e viceversa. Quindi lo sforzo degli educatori dovr… essere ancora pi— particolareggiato poich‚ dovr… volgersi ad interessare ciascun bambino a ci• che personalmente pu• suscitare il suo interesse. Non Š sempre possibile sapere quali cose interessano il bambino e spesso si desiste dall'impresa dicendo che quel bambino Š assolutamente privo di interesse per il mondo che lo circonda, quindi Š deficiente, se non dell'intelligenza, almeno del carattere. Liquidata cosŤ la cosa non ci si pensa pi—; il bambino va avanti trascinandosi la sua taccia di deficiente, disinteressandosi sempre pi— di tutto quanto lo circonda, e suscitando il disinteresse o la piet… nei suoi confronti. Che condanna dura, inappellabile! Le conseguenze di essa durano spesso per una intera esistenza. Quanto viene alimentato nel bambino e nel fanciullo difficilmente pu• essere sradicato da adulti. Fu grande merito di Freud, l'averci svelato il meccanismo di certe profondit… psichiche, l'averci suggerito di ricercare nell'infanzia dell'uomo le cause di tanti insuccessi nella vita e di tante malattie nervose. Il bambino cieco, senza interesse per il mondo, finisce per diventare un apatico, e la sua apatia con l'andare del tempo assumer… aspetti clinici. Non sar… soltanto l'abulico, incapace di affrontare qualsiasi situazione, ma sar… anche il maniaco che si sentir… perseguitato da un destino avverso, che sentir… di portare in s‚ il proprio male senza poterlo individuare e senza avere la possibilit… di porvi un rimedio. Il complesso di inferiorit… che travaglia tanti giovani ciechi proprio sul margine della giovinezza quando stanno per entrare nella vita, da che cosa ha origine? Nego che la cecit… abbia per suo carattere distintivo il complesso d'inferiorit…; lo nego in nome dell'esperienza di tanti anni trascorsi in mezzo a persone che non hanno mai visto, lo nego in nome della psicologia che ha scientificamente dimostrato il contrario. Il complesso d'inferiorit… nel cieco Š originato da un errato metodo educativo, grava sulla coscienza di quegli educatori che non hanno saputo e non hanno voluto fare in modo di interessare il piccolo alla vita. Ritorniamo ai nostri esercizi di scelta e di riconoscimento. Il bambino che apaticamente scorreva le mani su ciascuna seggiolina senza riconoscere la propria e che era disposto a riprendere il suo esercizio senza ribellione, dimostrava di non prendere interesse all'esercizio. Perch‚? Forse non riesce a ricordare le caratteristiche del suo seggiolino e allora la maestra ripeta quelle caratteristiche in modo tale da guidare l'esplorazione; pu• darsi che il bambino non si interessi perch‚ oppresso da qualche desiderio che non osa esprimere: allora chiediamo quel che vuoi fare, fingendo che il seggiolino l'abbia trovato, magari, infiliamoglielo inavvertitamente sotto la mano; insistiamo fin che esprima un desiderio, poi analizziamo il desiderio e lasciamolo agire secondo il proprio impulso. Ricordo un piccolo episodio al quale ho assistito qualche anno fa durante il mio corso di pratica presso il giardino d'infanzia della scuola di metodo. L'ho riportato su un fascicoletto di note e l'ho pi— volte sottolineato, appunto perch‚ mi colpŤ particolarmente. Stavamo iniziando il consueto lavoro del mattino quando ci accorgemmo che un bambino se ne stava tutto solo in disparte. Lo portammo con gli altri, demmo anche a lui un lavoretto, ma ben presto ci accorgemmo che non si applicava affatto. Eppure in quel lavoretto di semplice intreccio riusciva assai bene. Lo si richiam• amorevolmente, lo si invit• a lavorare, gli si cambi• pi— volte lavoro; niente, egli continuava in quella sua passivit… sino ad esasperare qualsiasi altro che non fosse stato comprensivo nel meccanismo dell'infanzia come l'insegnante che assisteva quei bambini. Finalmente, dopo averlo interrogato lungamente egli espose il suo desiderio. Desiderava vedere (anche nelle nostre scuole si usa questo verbo, sebbene i puristi desidererebbero che si sostituisca con toccare) un oggettino che era stato mostrato il giorno avanti a tutti gli altri e per errore non era stato mostrato a lui. Visto l'oggettino, riprese regolarmente con slancio il suo lavoro e le nubi scomparvero. Una piccola causa si direbbe: tuttavia pensiamo al bambino cosŤ come esso Š e vedremo che la causa non Š tanto piccola. Non mostrare qualche cosa che interessa ad un bambino, significa defraudarlo della possibilit… di far compiere alla sua immaginazione, alla sua volont…, a tutto il suo io un passo avanti. Non siamo noi che disponiamo della natura, poich‚ essa appartiene ugualmente a tutti; noi dobbiamo anzi cercare il modo pi— idoneo perch‚ il bambino cieco abbia quella parte che gli Š stata tolta. La prima fase di normalizzazione deve essere quindi presa nello stabilire il primo contatto con l'ambiente, nel suscitare l'interesse per l'azione, nel porre le fondamenta su cui dovr… sorgere l'intiero edificio psichico. Tutto ci• sar… lasciato alla spontaneit… del bambino: noi riserviamo di disporre le cose in modo che questa spontaneit… sia sollecitata a svolgersi, e non avremo certamente fatto poco. Si Š gi… parlato degli esercizi di riconoscimento a scelta, fatti non con tavolette qualsiasi che non abbiano nessuna utilit… per il bambino, o con oggetti che escono dal campo del suo desiderio e della sua vita vera, ma con gli oggetti e le cose che egli tocca ogni giorno, dei quali ogni giorno ha bisogno e per i quali Š disposto ad impegnarsi. Null'altro si dovrebbe fare in questo primo periodo, perch‚ si rischierebbe di interferire in quel lavoro di risveglio psichico che soltanto la natura pu• compiere, di cui solo il bambino stesso pu• essere l'artefice. Potremo chiamare quindi questa fase, la fase del risveglio. Infatti di questo particolare momento ha tutte le caratteristiche, sia l'incertezza come la precariet…, l'entusiasmo come lo sconforto. Se suggeriamo ad una persona che si risveglia come guardare le cose che ancora vede confusamente, rischieremo di irritarla e di disturbare l'ordinarsi dei pensieri. Un piccolo guaio per gli uomini che si destano dal sonno, ma un grosso guaio per i bambini che si destano da un torpore simile alla malattia. Enrico Ceppi * Gi… pubblicato in: Luce con luce. Rivista trimestrale della Scuola di Metodo "Augusto Romagnoli" per gli educatori dei ciechi, 1957, 1 (2), 42-51. 1 Romagnoli, "Ragazzi ciechi". ?? ?? ?? ?? 1