ORIENTAMENTO, MOBILITA' E AUTONOMIA PERSONALE NELL'AMBITO DELL'ETA' EVOLUTIVA* Corrado Bortolin [Abstract] Attivit… di orientamento e mobilit… in alcuni importanti campi della nostra autonomia personale[Fine abstract] Per questa sessione dedicata all'autonomia personale ho convenuto insieme ai colleghi dell'Associazione Nazionale Istruttori di Orientamento Mobilit… ed Autonomia Personale di proporre stralci di diversi nostri contributi. Gli argomenti da trattare sul piano operativo sono quanto meno innumerevoli e una scelta si rivela sempre arbitraria ed insoddisfacente. A fronte di questa consapevolezza ci siamo mossi individuando una breve parte teorica che dia la misura di ogni operare e alcune tra le situazioni di autonomia personale che suscitano interesse e sono oggetto di frequenti domande. Un approccio pi— completo pu• essere individuato nel testo di riferimento "Passo dopo Passo" disponibile in linea nel sito www.aniomap.it Conoscere un oggetto Ho scelto un oggetto molto familiare a noi italiani e precisamente la tradizionale caffettiera o moka che si dica. Ô cosŤ familiare che mi si dir… "chi non ha un concetto di caffettiera?": Š vero che probabilmente tutti sanno che la caffettiera Š quell'aggeggio da cucina con la quale si prepara la nota bevanda al caffŠ, ma io non mi accontento di questa definizione (etichetta verbale). * (individualit…) chiedo che vada a prendere la caffettiera, quella che conosce. In questo modo controllo che sappia individuare il referente della definizione (immagine della tradizionale caffettiera tra oggetti vari). * (generalit…) il concetto di caffettiera deve avere una generalit… tale da permettere di individuare modelli diversi e di diverse misure (immagine di diverse caffettiere tra oggetti vari). * (essenzialit…) descrive quei tratti essenziali che caratterizzano la sua struttura in un modo tanto particolare da differenziare questo oggetto da altri oggetti. * (verbalizzazione) nomina le parti che compongono l'oggetto: contenitore dell'acqua, valvola di sicurezza, contenitore della polvere di caffŠ, filtro, guarnizione, contenitore della bevanda, cannello da cui esce la bevanda bollente, coperchio, beccuccio, manico. * (riconoscimento) indica le parti nominate. * (operativit…) sa incastrare le singole parti della caffettiera, avvita e svita la parte superiore con la inferiore. * (funzionalit…) prepara il caffŠ: riempie il contenitore dell'acqua fino alla valvola di sicurezza, inserisce il filtro del caffŠ e lo riempie della quantit… desiderata (sa riconoscere il caffŠ da altre sostanze? conosce il posto dove solitamente in casa si tiene il barattolo?), avvita le due parti, posiziona la caffettiera sul fornello, accende il gas (conosce il suo funzionamento?), prepara le tazzine (sa dove sono?), lo zucchero, i cucchiaini, versa e serve il caffŠ, lava gli oggetti utilizzati e li ripone in ordine. Questa Š conoscenza effettiva di cosa sia una caffettiera, cioŠ questo oggetto Š noto in tutti i suoi aspetti strutturali e funzionali e badate che l'aspetto funzionale richiede la completezza dell'esecuzione perch‚ Š comodo preparare il caffŠ e poi lasciare tutto da lavare sulla tavola perch‚ tanto poi arriva mamma che sistema tutto. L'aspetto concettuale deve essere connesso a quello comportamentale altrimenti educhiamo parolai, e ce ne sono gi… tanti in giro. I momenti in cui abbiamo scomposto la conoscenza della caffettiera corrispondono a diversi livelli di et… e di maturazione del soggetto. Un bambino pu• essere in grado di avvitare e svitare le due parti ma non essere capace di travasare quantit… da un contenitore ad un altro, potrebbe anche saper preparare la caffettiera ma non usare il gas; allora in questo ultimo caso una volta chiusa la valvola di erogazione del gas possiamo metterci a studiare il suo funzionamento per arrivare un po' alla volta a saper usare anche il fornello. L'importante Š non bloccarci di fronte alle difficolt… ed agli imprevisti; sicuramente nei primi travasi si commetteranno un sacco di pasticci, l'acqua facilmente fuoriuscir… e sar… di pi— il caffŠ fuori che non nel filtro, cosŤ pure impareremo a versare il caffŠ nella tazzina; come se la mancanza di un'esperienza visiva costituisca un limite insuperabile all'acquisizione dei concetti stessi; o possa essere compensata da un metodo di educazione. In tal caso esso dovr… essere fondato sia su un ulteriore sviluppo degli schemi spaziali non visivi, che il cieco possiede, sia su una loro pi— profonda integrazione. Ô importante che i nostri interventi non mortifichino l'iniziativa e la motivazione che sono i motori fondamentali di tutti gli apprendimenti. Conoscere una funzione Proporr• alla Vostra attenzione due esempi di funzioni quotidiane e precisamente lavarsi i denti e bere; gi… all'esempio precedente abbiamo introdotto all'ultimo punto la funzionalit…, ma qui cercheremo di essere un po' pi— puntuali. Lo scopo del primo esempio Š mostrare la difficolt… concettuale (conoscenza dei singoli oggetti usati, conoscenza delle procedure, controllo delle sequenze), e le abilit… grosso-motorie e fino-motorie sottostanti a tale operazione quotidiana. Il secondo esempio ci aiuter… a capire cosa significa controllare l'acquisizione di una abilit… e conseguentemente la padronanza degli elementi sottostanti. Analisi del compito "lavarsi i denti": 1. Prendere il tubetto del dentifricio. 2. Svitare il tappo del dentifricio e metterlo da parte. 3. Prendere lo spazzolino. 4. Spremere il tubetto del dentifricio e metterne un po' sulle setole dello spazzolino. 5. Posare lo spazzolino. 6. Riavvitare il tappo del dentifricio e riporre il tubetto. 7. Prendere lo spazzolino e portare le setole a contatto coi denti. 8. Strofinare e spazzolare i denti in modo da pulirli tutti. 9. Togliere lo spazzolino dalla bocca. 10. Aprire l'acqua. 11. Sputare il dentifricio nel lavandino. 12. Prendere un bicchiere e riempirlo d'acqua. 13. Riempire la bocca d'acqua, prendendola dal bicchiere che poi verr… messo da parte. 14. Sciacquare la bocca con l'acqua, sputare l'acqua nel lavandino. 15. Sciacquare lo spazzolino sotto l'acqua corrente. 16. Chiudere l'acqua e rimettere lo spazzolino nel contenitore. 17. Asciugarsi il viso e le mani con l'asciugamano. 18. Mettere a posto il dentifricio. Non era mia intenzione spaventare, ma solamente rendervi pi— diffidenti nei confronti di coloro che semplificano troppo le cose, di coloro che ritengono ovvie alcune operazioni; se poi vi dicessi che non tutti i punti esprimono un elemento semplice ma sottintendono pre-requisiti pi— elementari, anche qui risulta evidente la molteplicit… di significati sottostanti ad una operazione "naturale"; Š l'elasticit… della nostra mente che ci permette di muoverci con destrezza nell'ambiguit… delle parole che usiamo quotidianamente e di cui non sempre conosciamo l'effettiva portata. Vorrei inoltre che voi vi soffermaste ad osservare come molti di questi comportamenti vengano "naturalmente" acquisiti mediante imitazione ed osservazione e non per trasmissione diretta. Questa opportunit… subisce una drastica compromissione in una persona con problemi visivi ed Š per questo che risulta essenziale supplire a tale impedimento mediante una trasmissione diretta, meglio direttamente operativo-verbale. In questo modo veicoliamo il contenuto e nello stesso tempo i modi e i procedimenti di esecuzione e non da ultimo le procedure di controllo della correttezza di una operazione. Nelle prossime pagine troverete una serie di consigli pratici riguardanti alcune abilit…, scelte tra quelle considerate basilari per l'autonomia personale. Non si tratta di una guida per l'insegnamento dell'autonomia. La finalit… Š piuttosto quella di dare degli input al genitore, o comunque all'educatore, per elaborare il proprio personale intervento. Quindi ci sono suggerimenti, ma non soluzioni. Questo perch‚ nell'educazione non esistono regole fisse. Ogni educatore, come ogni bambino, ha un suo modo di essere e degli obiettivi propri. Risulta quindi importante adattare questi suggerimenti alle esigenze, ai desideri e alle capacit… del bambino, come anche all'ambiente in cui vive, alle aspirazioni dei genitori e alla storia familiare in genere. Vestirsi Organizzazione dell'armadio Insegnare al bambino a classificare i suoi indumenti: intimo, maglie, giacche, cappotti... Organizzare l'armadio insieme al bambino, svuotandolo e riordinandolo secondo un ordine prestabilito. Questa operazione potr… essere eseguita dal bambino che potr… essere guidato verbalmente oppure aiutato dall'adulto. Anche in questo caso per• si dovr… fare in modo che il bambino sia sempre consapevole del posto in cui si pongono gli indumenti. Le eventuali variazioni di posto degli indumenti durante il cambio di stagione, vanno comunicate al bambino che le deve verificare personalmente. Il bambino ed i componenti della famiglia che ripongono gli indumenti nell'armadio del bambino, devono ricordarsi di metterli sempre nello stesso posto. Se i cassetti o gli scaffali sono molti, marcarli con scritte braille o con segni tattili diversi. Riporre in singoli sacchetti marcati o differenziati in qualche modo i calzini, oppure gli slip dello stesso colore, o i completi, o tutto ci• che si ritiene utile non spaiare. I calzini possono comunque essere riuniti tra di loro nel ripiegarli o utilizzando delle apposite mollette. Se il bambino non ricorda a memoria i colori dei propri indumenti, o comunque i possibili abbinamenti, Š possibile marcarli con bottoni di varie forme a cui corrispondano i vari colori. Riconoscimento vestiario Per riconoscimento vestiario si intendono essenzialmente tre abilit…: * Riconoscere i vari tipi di indumenti (maglie, giacche, slip, berretti, calzini, camicie...). * Riconoscere singolarmente i propri capi di vestiario: la maglietta con le maniche corte con il disegno di Topolino, i pantaloni corti regalati dalla nonna... * Distinguere i propri indumenti da quelli degli altri. Per poter acquisire queste abilit…, il bambino deve saper: * Distinguere le varie forme degli indumenti. * Distinguere i vari tessuti (lana, cotone...). * Individuare elementi di riconoscimento (segni tattili appositi, forme singolari, disegni tattili...). Ô evidente perci• l'importanza di toccare molto gli indumenti, di sperimentare vari modi di vestirsi, di giocare con la stoffa. Una buona organizzazione dell'armadio semplifica molto la distinzione dell'indumento al momento della scelta. Infatti se, per esempio, il bambino sa che in quel cassetto si trovano gli slip, non dovr… distinguerli dai calzini, che invece si trovano in un altro cassetto. Ô consigliabile usare sempre gli stessi termini per indicare un determinato capo di vestiario. Il bambino potrebbe essere confuso nel sentir chiamare lo stesso indumento "giacca", o "giacchino", o "giubbotto". I vestiti possono essere marcati con bottoni o altro per essere riconosciuti. Ô importante adottare questi accorgimenti solo quando ce n'Š veramente bisogno. Se la maglia pu• essere riconosciuta dal tessuto particolare, o da un disegno in rilievo, o da qualsiasi altro elemento, risulterebbe eccessivo un ulteriore dato tattile. Inoltre distoglierebbe l'attenzione del bambino dalla ricerca di elementi di riconoscimento. Rendere partecipe il bambino nella scelta dell'indumento da indossare, lo aiuta nell'apprendimento di due abilit… spesso sottovalutate: * Saper scegliere l'indumento adeguato al tempo atmosferico (caldo, freddo, pioggia, neve...). * Sapere cosa indossare a seconda della situazione (a scuola, ad una festa, in chiesa, in gita in montagna...). Indossare cappotto e giacca Iniziare con giacche pi— facili da indossare. Ô pi— semplice indossare una giacca grande, ma rigida, con un collo facilmente identificabile e grandi bottoni, piuttosto che una giacca di lana morbida, che cambia posizione quando la si tocca. In un primo momento tenere la giacca al bambino e aiutarlo a trovare l'imbocco delle maniche. Lasciargli fare da solo sempre pi— operazioni, infine insegnargli ad allacciare i bottoni. L'appendino Š un buon punto di riferimento per l'individuazione del collo. Applicarlo, quando non c'Š, se il bambino ne ha bisogno. Non serve ritagliarsi dei momenti appositi per insegnare ad indossare il cappotto o la giacca, soprattutto considerando che Š un'operazione che si effettua pi— volte in una giornata e che perci• anche il fattore esercizio dar… i suoi esiti positivi. Accordarsi con la scuola sul metodo adottato, in modo da non creare incongruenze nell'insegnamento. Inoltre potrebbe capitare che a casa si richieda di indossare il cappotto autonomamente e a scuola invece no, o viceversa, creando nel bambino confusione sulle aspettative che si hanno da lui. Allacciare i bottoni Per imparare a svolgere questa operazione, il bambino deve sapere cosa significa "allacciare un bottone", ossia inserirlo in una fessura in modo da tenerlo incastrato, cosŤ da poter unire due parti di stoffa. Per capire questo, come sempre, le spiegazioni verbali non sono sufficienti, ma occorre l'azione. Far provare, quindi, ad allacciare bottoni molto grossi, anche utilizzando movimenti grossolani. Iniziare ovviamente con bottoni grandi che passino facilmente nell'asola, senza per• uscirne altrettanto facilmente. Non dedicare del tempo appositamente per l'apprendimento dell'allacciatura di bottoni. Il bambino in questo modo potrebbe perdere la motivazione. Invece decidere di vestirsi qualche minuto prima di uscire, cosŤ da avere un po' di tempo per provare con calma. Aiutare il meno possibile il bambino con le proprie mani. In un'operazione cosŤ minuta si creerebbe pi— confusione che facilitazione. Indossare gli slip La maggior difficolt… Š quella di avere il controllo di ci• che accade alla stoffa muovendola. Infatti Š generalmente pi— facile indossare i pantaloni che, pur essendo molto pi— ampi, sono pi— facili da toccare, mentre la stoffa degli slip si muove mentre viene esaminata. Perci•, per semplificare l'operazione le prime volte Š consigliabile usare slip con stoffa non troppo molle e di media grandezza. Se il bambino manifesta difficolt… nell'apprendere questa operazione, farglielo fare a piccoli passi. In un primo momento Š sufficiente che tiri su da solo gli slip, poi che impari anche a sistemarli, poi che ne trovi il dritto e il davanti e cosŤ via, finch‚ avr… appreso l'intero procedimento. Il diritto e il rovescio degli slip si individua dalle cuciture, mentre il davanti e il dietro dalla sgambatura. Non sempre per• il bambino riesce ad adottare questi sistemi. Un aiuto Š l'etichetta, che per• deve trovarsi sempre allo stesso posto su tutti gli slip. Essa pu• dare indicazioni sia sulla parte diritta sia sul davanti. Indossare le magliette e i maglioni Le prime volte, per rendere consapevole il bambino dell'operazione che sta svolgendo, fargli stendere la maglia su un piano con la schiena rivolta verso l'alto e il collo alle "dodici", prima di indossarla. CosŤ baster… infilarvi le braccia con una certa accortezza e la maglia sar… gi… posizionata correttamente. Un altro metodo spesso adottato Š quello di infilare il collo della maglia nella testa e poi far ruotare l'indumento finch‚ l'etichetta sta dietro. Infine infilare le maniche e controllare. Se capita, lasciargli indossare una maglia con la schiena davanti. Fargli notare la sensazione che pu• dare una maglia indossata in modo sbagliato e che in alcuni casi Š pi— evidente e in altri meno. Meglio ci sia sempre un'etichetta per distinguere sia il davanti dal dietro, sia il diritto dal rovescio. Anche per chi riesce con facilit… a posizionare la maglia in modo corretto, l'etichetta pu• sveltire l'operazione o costituire una ulteriore conferma. Abituare il bambino a raddrizzare la maglia quando la leva. Allacciare i lacci delle scarpe Molti bambini fanno fatica ad imparare a fare i lacci alle scarpe. Questo pu• essere dovuto a difficolt… nell'eseguire movimenti cosŤ fini e complessi o alla difficolt… di chi insegna di spiegare ci• che si deve fare. Un'operazione cosŤ minuta non si pu• far toccare al bambino ed Š troppo complicato spiegarla verbalmente. Non insistere esageratamente se il bambino non riesce ad apprendere ad allacciare le scarpe: ricordiamo che non Š essenziale per la sua autonomia. Esistono molte scarpe sul mercato che non vengono allacciate con i lacci: i mocassini, i sandali, le chiusure con il velcro... L'autonomia in questo caso Š determinata dalla capacit… di indossare le scarpe e di scegliere quelle che si avvicinano ai suoi bisogni. Per apprendere cosa significa "fare un laccio", iniziare utilizzando lacci grossi, oppure corde che non siano troppo rigide, perch‚ non manterrebbero la posizione data, ma neppure troppo flaccide, per non essere difficili da maneggiare. La corda dell'accappatoio potrebbe essere un esempio, anche se solitamente Š troppo corta. Un esempio di successione nell'insegnamento potrebbe essere il seguente: * Utilizzando due corde dell'accappatoio (oppure una a seconda della lunghezza), legarle ad esempio ad una sedia e iniziare a fare il nodo semplice. Solo pi— tardi insegnare a fare il laccio. * Provare con una corda meno grossa e meno lunga. * Allacciare le scarpe messe su un piano o tenute ferme tra le gambe da seduti. * Infine allacciare le scarpe calzate ai piedi. Per un buon periodo accontentarsi del nodo semplice, in modo che venga ben interiorizzato. Avere molta pazienza nell'insegnamento. Ricordarsi che si tratta di movimenti fini difficili da insegnare, ma ancora pi— da imparare. A tavola Postura e comportamento Per un bambino non vedente stare in posizione corretta a tavola Š talvolta difficoltoso. La tendenza Š solitamente quella di avvicinare il viso al piatto. Non potendo apprendere la postura per imitazione, Š compito dell'adulto insegnargliela. Stare composti a tavola Š importante soprattutto per la salute (buona digestione, corretta conformazione della schiena), ma anche per l'integrazione sociale. Infatti un bambino seduto male a tavola viene osservato e considerato problematico, anche se in realt… non lo Š. Inoltre una postura errata porta come conseguenza difficolt… nell'imparare ad usare bene le posate e nel colloquiare con i commensali. Il bambino deve essere seduto comodamente quando sta a tavola. La sedia deve essere abbastanza alta da permettere al bambino di muovere le braccia senza inghippi. I piedi devono appoggiare al pavimento per non farlo sentire "sospeso" e per non assumere posizioni che potrebbero influire negativamente sullo sviluppo della colonna vertebrale. Quindi, se necessario, mettere una scatola o uno sgabello a terra, per fargli appoggiare i piedi. Trovare un bilanciamento tra le correzioni alla postura e al comportamento ("Stai diritto..., tieni su la testa..., non alzare troppo il gomito...") e il lasciarlo libero di mangiare come vuole. Ossia lasciargli la possibilit… di godersi in pace un bel momento della giornata quale Š il pranzo. Mettere le dita nel piatto Š utile nei primissimi anni di vita, in quanto il bambino ha bisogno di toccare i cibi per rendersi conto di come sono fatti, per allargare le sue conoscenze. Attenzione per• a non esagerare in questa operazione, poich‚ potrebbe formarsi un vizio difficile da togliere. Quando il bambino raccoglie il cibo con la forchetta tende ad aiutarsi con le dita della mano libera, un pezzettino di pane potrebbe essere utile in questa operazione. L'uso del pezzo di pane ha per• alcuni svantaggi. Pu• accadere infatti che il bambino, pur sembrando aiutarsi con il pane, in realt… tocchi il cibo con le dita. Inoltre pu• considerare questo metodo come il migliore da attuare e cosŤ essere poco motivato a correggere o arricchire l'uso delle posate. L'adulto, da parte sua, deve perci• tenere ben presente che saper usare il pezzo di pane per aiutarsi nella raccolta, Š solo un mezzo di passaggio. In un primo momento aiutarsi con le dita serve per comprendere il concetto di "raccogliere il cibo"; poi l'uso del pezzo di pane dar… sensazioni tattili meno forti rispetto a quelle provenienti direttamente dalle dita; ed infine si giunger… al metodo pi— accettabile socialmente che Š quello dell'uso della sola forchetta con l'eventuale aiuto del coltello. Si passa cosŤ da movimenti semplici e da sensazioni tattili molto evidenti e dirette, a movimenti fini complessi e sincroni e sensazioni tattili condotte da oggetti. Il comportamento da tenersi a tavola viene imparato per buona parte per imitazione. Con il bambino non vedente non si possono perci• dare per scontate certe conoscenze, che per• dovranno essere apprese. Per esempio di non toccare nei piatti degli altri, di non buttare sul tavolo il tovagliolo aperto tutto sporco, di non masticare con la bocca aperta, di non mangiare il pane che sta consumando qualcun altro... Orientarsi sul tavolo e nel piatto Insegnare al bambino a comprendere le indicazioni fatte con il linguaggio dell'orologio analogico. Creando davanti a s‚ un orologio immaginario, si pu• ipotizzare che le "sei" si trovino davanti e vicino a s‚, le "dodici" davanti e lontano da s‚, le "tre" alla destra e le "nove" alla sinistra. Per esemplificare: il bicchiere si trova all'una rispetto al piatto, il coltello e la forchetta sono posizionati stesi dalle "sei" alle "dodici", l'uno alle "nove" del piatto e l'altro alle "tre". Questo linguaggio Š importante quando si deve indicare la posizione di qualche cosa al bambino. Ad esempio: "Hai ancora un pezzo di carne alle sette", "La bottiglia dell'acqua Š alle undici"... La carne nel piatto va sempre messa alle "sei" per semplificare l'operazione di taglio. Se ci sono verdure porle alle "dodici". Se le verdure sono due metterne una alle "undici" e l'altra alle "una" o, meglio, lasciarne una in un piattino a parte. All'inizio del pranzo indicare al bambino la posizione delle varie pietanze nel suo piatto. Per insegnare al bambino i movimenti da effettuare con le posate usare il linguaggio dell'orologio. Ad esempio: "Porta i resti di cibo tutti alle sei", "Taglia dalle nove alle tre...". Non riempire troppo il piatto, poich‚ si renderebbe difficile l'identificazione delle pietanze. Se il bambino mangia molto, meglio riempire il piatto due volte. Mantenere sempre allo stesso posto gli oggetti che stanno sulla tavola (acqua, pane, oliera...) in modo che il bambino possa servirsi da solo, oppure passarli agli altri commensali, quando ce n'Š bisogno. Il bambino dovrebbe essere in grado di individuare il suo posto a tavola e quello dei familiari. Egli dovrebbe conoscere anche le relazioni spaziali tra le diverse persone sedute a tavola. "La mamma Š alla destra del pap…... Io sono di fronte a mia sorella...". Oppure provare a mettersi al posto di qualcun altro e rilevarne i cambiamenti nelle relazioni spaziali. "Ora mia sorella Š alla mia destra...". Ô facilmente deducibile che per i bambini che hanno ancora difficolt… di orientamento Š meglio mantenere sempre gli stessi posti a tavola. Apparecchiare la tavola per il bambino non vedente Š importante non solo per imparare a svolgere un lavoro domestico, ma anche per apprendere concetti essenziali per l'orientamento: la forma del tavolo, la relazione biunivoca piatto o sedia, la posizione dei commensali, le relazioni tra i vari oggetti sul tavolo, la successione in orizzontale e in verticale... Per i bambini ipovedenti porre particolare attenzione alla posizione della fonte di luce rispetto al posto dove si trovano a mangiare: che sia sufficiente, ma non abbagliante. Importanti inoltre i contrasti di colore per esempio tra piatti, bottiglie, contenitori del pane e tovaglia, oppure tra bottiglia dell'olio e dell'aceto. Usare il cucchiaio Per insegnare al bambino in modo sommario i movimenti da fare e per aiutarlo, Š preferibile mettersi dietro al bambino, che in questo modo potr… percepire pi— chiaramente l'azione che deve compiere. Insegnare fin dalle prime volte ad impugnare il cucchiaio in modo corretto per evitare faticose correzioni. Analizzare il proprio modo di sorreggere e muovere il cucchiaio e esporlo al bambino. Non pretendere subito posizioni e movimenti perfetti per non togliere il gusto di provare, ma nemmeno permettere grossi errori. Le prime volte il cibo tende a cadere dal cucchiaio prima di arrivare alla bocca. Questo accade perch‚ il cucchiaio viene piegato o in avanti o indietro. Dicendogli "Tieni il cucchiaio diritto" il bambino pu• non comprendere quello che si vuole da lui, poich‚ non sa quello che accade realmente. Per farglielo capire si possono fare vari esercizi sotto forma di gioco. Ad es.: * Fargli raccogliere qualcosa nel palmo della mano. * Fargli trasportare da un camioncino ad un altro della sabbia, aiutandosi con la mano libera a sorreggere il cucchiaio durante il passaggio. * Raccogliere con il cucchiaio qualcosa di rumoroso (riso crudo, perline piccole di plastica...) e poi versarlo in un altro contenitore, piegando il cucchiaio in vari modi: in avanti, indietro, di lato. Finch‚ il bambino Š piccolo lasciargli usare il cucchiaio per raccogliere qualsiasi tipo di pietanza: minestra, riso, pasta, carne. Gradualmente introdurre l'uso della forchetta, facendogliela usare per un po' all'inizio del pranzo, quando il bambino ha fame e perci• Š motivato a mettercela tutta. Lasciargli vicino un cucchiaio cosŤ che possa usarlo quando vuole. Usare il cucchiaino Prima del cucchiaio solitamente si fa usare al bambino il cucchiaino, soprattutto considerando le proporzioni della bocca. Il cucchiaino Š pi— corto del cucchiaio e perci• pi— facilmente maneggiabile e miglior conduttore di informazioni tattili. Spesso per• il cibo non arriva alla bocca poich‚ il cucchiaino, proprio per le sue dimensioni Š facilmente vuotabile lungo il tragitto piatto-bocca. Il cucchiaino pu• essere usato per tre operazioni: * Raccogliere liquidi o solidi. * Tagliare cibi molto morbidi: budini, dolci al cucchiaio in genere... * Mescolare. Per ognuna di queste operazioni il bambino deve imparare impugnature e movimenti molto diversi. Usare la forchetta L'introduzione all'uso della forchetta Š meglio sia graduale, alternata all'uso del cucchiaio. Se, durante la fase di passaggio, si dovesse in qualche occasione imboccare il bambino, ricordarsi di farlo con la forchetta ogni volta che il cibo lo consente. Prima di consegnare la forchetta al bambino per un uso autonomo, insegnargli che potrebbe essere uno strumento pericoloso, se usato in modo inappropriato. Responsabilizzarlo e dargli fiducia Š solitamente il modo migliore per ottenere un uso corretto della posata. Tenere presente che con la forchetta si possono effettuare varie operazioni: * Inforcare: Š l'azione pi— comune e quella che maggiormente differenzia la forchetta dalle altre posate. * Raccogliere: Š molto simile al movimento effettuato con il cucchiaio, ma non Š possibile adottarlo con i liquidi ed inoltre il cibo cade pi— facilmente. * Cercare: picchiettando nel piatto con il dorso della forchetta sentire dove si trova il cibo. La tendenza Š solitamente quella di cercare con le punte, che per• fanno rumore e trasmettono meno informazioni tattili alla mano. * Tagliare: molti cibi morbidi possono essere tagliati con il bordo della forchetta: torte soffici, omelette, hamburger... Ad ognuna di queste azioni corrisponde una impugnatura della forchetta e una serie di movimenti diversi. Osservando bene i propri movimenti trasmetterli gradualmente al bambino. Finch‚ non Š stato appreso bene un movimento, non introdurne altri. Ô consigliabile imparare prima a "inforcare", poi a "cercare", poi a "raccogliere" ed infine a "tagliare". Usare il coltello Quando il bambino non Š ancora in grado di tagliare le pietanze da solo, Š consigliabile che la persona che taglia per lui faccia tenere al bambino le posate guidandogli le mani. Questo accorgimento non Š certo sufficiente per insegnargli a tagliare da solo, poich‚ si tratta di movimenti passivi. Fa comunque intuire che si usano le due mani, che una Š ferma e l'altra si muove, che si usa una certa forza, ecc. Nel momento in cui gli viene concesso di usare da solo il coltello fargliene capire la pericolosit… e responsabilizzarlo: "Ora sei grande e so che ti rendi conto del pericolo". Il coltello va fatto toccare al bambino per capirne la forma e le caratteristiche, ma non gli deve essere permesso di toccarlo mentre sta mangiando. Se ha bisogno di sapere da che lato si trova la parte tagliente della lama, lo pu• far strisciare leggermente lungo il bordo del piatto. Le difficolt… che si possono riscontrare nel tagliare la carne, sono essenzialmente due: * La principale Š quella di avere il controllo di ci• che accade nel piatto mentre si muovono le posate. Per esempio sentire come Š fatta la carne e quale forma assume quando ne Š stato tagliato un pezzo, oppure come si sposta una fetta di carne alta rispetto ad una sottile. * La seconda difficolt… Š inerente alla motricit… fine, soprattutto all'uso coordinato delle due mani: la forchetta individua la carne e inforca nel punto esatto, mentre il coltello sta fermo. Poi il coltello taglia, mentre la forchetta sta ferma. Se il bambino mostra difficolt… nell'apprendere a tagliare le pietanze con il coltello Š essenziale capire dove sta il problema, se nel muovere le posate in modo corretto o nel sapere cosa succede nel piatto. Solo individuando il problema, si pu• aiutare il bambino a superarlo. Ogni pezzo tagliato va subito portato alla bocca. Questo per vari motivi: * Tagliare prima tutti i pezzi e poi ricercarli con la forchetta Š poco economico. Il pezzo di carne, una volta tagliato Š gi… inforcato e pronto per essere mangiato. * Tagliando il pezzo e mangiandolo subito, il piatto rimane pi— ordinato, mentre creando tanti pezzi Š difficile distinguere le parti tagliate da quelle ancora da tagliare. * Mangiare subito il pezzo di carne tagliata, permette un controllo immediato del lavoro effettuato. Infatti il bambino, sentendo la grandezza del pezzo, comprende subito se ha tagliato bene oppure no. * Abituando il bambino a mangiare ogni pezzo tagliato, si trover… avvantaggiato da adulto quando gli verr… richiesto un comportamento a tavola secondo certe regole sociali. Il coltello non serve solo per tagliare. Ha un'altra importante funzione: aiuta la forchetta a raccogliere gli ultimi bocconi di cibo. Cercando di raccogliere con la forchetta gli ultimi pezzetti rimasti nel piatto, capita infatti che questi finiscano sul tavolo. Istintivamente ci si aiuta a raccoglierli dal piatto con un dito o con un pezzetto di pane, creando una barriera contro cui va la forchetta. Sarebbe decisamente molto meglio usare il coltello come barriera in questa operazione, soprattutto perch‚ Š socialmente pi— accettabile. Dopo aver riunito i resti della pietanza alle "sei", porvi anche il coltello, con la lama rivolta verso il basso in posizione orizzontale, direzionato dalle tre alle nove, cosŤ da formare una barriera. Portando la forchetta verso il coltello raccogliere il boccone. Corrado Bortolin istruttore di orientamento e mobilit… e di autonomia personale * Tratto da: Corso di formazione a distanza "I genitori del bambino minorato della vista", corso online organizzato dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi (10 febbraio - 16 giugno 2004). Delle due lezioni dell'autore, viene in questa sede pubblicata solo la seconda. ?? ?? ?? ?? 1