"VIENI A FARE MUSICA CON ME?" PERCORSO MUSICOTERAPICO VOLTO ALLA STIMOLAZIONE DELL'ESPLORAZIONE, ALL'INTEGRAZIONE ED ALLA "LIBERAZIONE FISICA" DI UN BAMBINO NON VEDENTE Silvia Cavatorta [Abstract] Intervento di riabilitazione attraverso la musicoterapia di un bambino con disabilit… visiva: vengono illustrati gli strumenti adottati messe in luce le metodologie di lavoro.[Fine abstract] Ho conosciuto Franco (il nome Š di fantasia) tre anni fa nella scuola dell'infanzia che frequenta tutt'ora. Il primo incontro non Š stato dei migliori: inserito in un gruppo con il quale iniziare un percorso musicale, Franco si teneva stabilmente le mani premute sulle orecchie, piangeva aggrappato alla sua maestra di sostegno e se mi avvicinavo mi mandava via. Purtroppo il poco tempo a disposizione non mi ha permesso di dedicargli la dovuta attenzione e di approfondire i motivi di questo rifiuto. L'anno successivo, l'anno scorso, nel tentativo di avvicinarci a lui abbiamo cambiato strategia e, pur essendo sempre inserito in un gruppo, cosa che Franco non ama particolarmente, si Š comunque mostrato molto pi— disponibile ed "accogliente" nei nostri confronti. Dal momento che ne parler• spesso, prima di proseguire mi sembra corretto spendere due parole riguardo a quello che io e Corrado Equilibrati, il mio collega didatta, compositore e chitarrista, proponiamo a scuola. Da anni, occupandoci di musica, lavoriamo su quello che consideriamo il primo dei saperi: il saper ascoltare. Senza ascolto non c'Š comprensione, non c'Š comunicazione, non c'Š rispetto, senza ascolto non c'Š crescita, senza ascolto non esiste sapere. Le pi— grandi culture del passato tramandavano i loro saperi oralmente, coloro che sapevano ascoltare erano degli eletti. Oggi saper ascoltare Š purtroppo patrimonio di pochissimi. Da questa considerazione Š nata la volont… di incentrare principalmente sull'ascolto i nostri laboratori didattico musicali dedicati ai bimbi delle Scuole dell'Infanzia. Ovviamente, data la giovanissima et… dei nostri "alunni", tutti i progetti sono caratterizzati da un approccio alla musica estremamente giocoso, basato su attivit… di ascolto, attivit… vocali, attivit… ritmiche e attivit… di movimento. La musica eseguita in classe durante ogni incontro diventa cosŤ realmente una sorta di "persona" con cui i bambini possono interagire, comunicare, giocare, rapportasi, a cui affidare confidenze e piccoli segreti e da cui ricevere in cambio una "carezza di suono". Quello che cerchiamo di fare nel primo approccio dei bambini con il mondo della musica, oltre a cercare di abituarli ad un ascolto pi— attento ed "emozionale", Š far capire loro che la musica Š qualcosa di "vicino" con il quale possono interagire e comunicare. Per questo motivo leghiamo la musica ad emozioni e sensazioni "forti" che i bambini gi… conoscono perch‚ vivono quotidianamente, come ad esempio la gioia, la tristezza, la paura, la ritrovata serenit…, la rabbia (non siamo i primi: il melodramma dell'800 deve a questa idea gran parte del suo successo). Tutti questi concetti passano anzitutto attraverso l'uso del corpo, in modo da viverli prima di tutto "dentro" se stessi. Successivamente viene chiesto ai bambini di " tirare fuori" queste emozioni musicali ad esempio collegandole ai colori, chiedendo di disegnare le loro sensazioni e facendo sedimentare i concetti attraverso vari giochi. Tornando a Franco, Š facile capire che per lui abbiamo dovuto inventare un nuovo modo di procedere. Franco Š un bambino non vedente di 7 anni nato fortemente prematuro. La cartella clinica riporta una afachia congenita bilaterale con retinopatia del prematuro. Il suo deficit gli crea grandi difficolt… in ogni ambito della vita, compreso naturalmente il muoversi, l'orientarsi, l'organizzarsi nello spazio, l'esplorare, il giocare, il relazionarsi con il mondo esterno in generale. Fisicamente Š molto contratto, chiuso, si muove in maniera rigida, sono evidenti diverse stereotipie nel movimento (il dondolarsi, il "battere" ritmicamente ovunque, il muovere le mani). Il suo parlato Š continuo, logorroico in alcuni momenti. Si percepisce che non parla per comunicare ma pi— che altro per calmarsi. Se Š chiamato a rispondere direttamente a una domanda, soprattutto se Š gli Š richiesto di parlare di s‚, spesso cade nel mutismo. Quando sente esaurito "il pericolo" ricomincia con la sua pseudo comunicazione. La comunicazione diventa reale solo in contesti di lavoro a due e sempre in relazione con adulti di cui si fida. Ô per• un bambino a suo modo attento e curioso che continuamente vuole conoscere il perch‚ di tutto. CosŤ come il suo parlato, anche la sua produzione vocale Š fuori da ogni contesto comunicativo e viene usata solo come sorta di "rinforzo" alle stereotipie di movimento. Se invitato a partecipare ad una qualsiasi attivit… vocale, cantare una canzoncina, intonare una filastrocca, sia di gruppo sia in un contesto di lavoro a due, la sua reazione Š sempre quella di deciso rifiuto. A scuola ha atteggiamenti piuttosto dominanti: sia con le maestre che con gli altri bambini, con i quali questa Š l'unica modalit… di relazione che mette in atto, Š lui a decidere cosa fare e cosa gli altri devono fare. Se gli si chiedono cose diverse da quelle che lui ha deciso o si rifiuta o entra nel mutismo o si innervosisce, molto spesso reagendo in modo violento. Molto difficilmente esegue le consegne che gli vengono affidate, non perch‚ non le ricorda ma solo perch‚ non gli va di farle. Anche sotto il punto di vista relazionale Franco ha diversi problemi. Osservandolo all'interno del suo gruppo, Š piuttosto evidente che i bambini della sua sezione non lo trovino una compagnia particolarmente divertente. Spesso infatti lo escludono dai vari giochi che animano le loro giornate scolastiche. Nemmeno Franco, almeno apparentemente, cerca la relazione con i compagni. Il rapporto Š sempre con l'adulto e anche con gli adulti Š comunque molto selettivo. Difficilmente si allontana dalla sua insegnante di sostegno, tranne quando si trova davanti ad alternative che giudica pi— appetibili, situazione nella quale le chiede invece di andare via. Se viene invitato a giocare con i compagni o rifiuta o diventa aggressivo. Ho provato ad ipotizzare spiegazioni a questi comportamenti: la prima Š che il fatto di sentirsi poco accettato lo porti, per reazione, a rifiutare. Un altro sospetto Š che, all'interno di quello che dovrebbe essere il gruppo dei pari, il bambino si annoi. Cosa che sarebbe comprensibile, considerando la differenza di et… (i 3, 4 e 5 anni dei suoi compagni contro i suoi 7) e il fatto che comunque Franco Š un bambino gi… "grande" di suo. In pi—, quando gli altri bambini della sezione si rapportano con lui, mediano e "aggiustano" ovviamente molto meno di quanto non faccia qualsiasi figura adulta che graviti nella sua orbita. Anche se i bambini sanno essere estremamente dolci ed accoglienti con i "pi— deboli" (mi Š capitato spesso di osservare con quanta passione, delicatezza ed attenzione sanno curarsi di un amico in difficolt…) non ho notato questo atteggiamento nei compagni di Franco. Bisogna per• dire che, a causa degli atteggiamenti violenti e dominanti che Franco spesso ha nei confronti dei suoi compagni di sezione, probabilmente loro faticano a riconoscere in lui un amico e, soprattutto, un amico da "aiutare". Per permettere a Franco di sentirsi accettato e a suo agio durante il laboratorio musicale, l'anno scorso abbiamo pensato di eleggerlo aiutante mio e del maestro Corrado. Questo ruolo "privilegiato", del quale Franco ha abusato tentando di monopolizzare la mia attenzione e quella di Corrado, rendendo difficile lo svolgimento dell'incontro per gli altri bambini presenti, gli permetteva per• di passare il tempo degli incontri seduto vicino a noi (eliminando leggermente l'ansia legata allo spazio e al movimento) e di essere investito di un ruolo preciso, quello dell'aiutante (e spesso suggeritore di scherzetti volti ad "imbrogliare" con la musica gli altri bimbi del suo gruppo). Questo gioco, poco didattico mi rendo conto, oltre a divertire moltissimo Franco, ha permesso a noi di entrare in contatto con lui ed essere finalmente accettati come amici. Concludendo questo capitolo dedicato a Franco, due sono le emozioni che emergono con maggiore chiarezza dai suoi comportamenti: la paura e la rabbia. Il bambino le esprime continuamente, la prima attraverso tutto ci• che il suo corpo si rifiuta di fare, attraverso la contrattura, la rigidit…, il blocco, la chiusura, le stereotipie; la seconda soprattutto attraverso le reazioni violente, sia verbali che fisiche, che spesso lo travolgono. Ma anche quando non esplode in maniera eclatante, la sua rabbia Š sempre presente. Traspare, alle volte velata e vestita di altri colori, anche dai suoi giochi, anche dai momenti in cui Š apparentemente sereno. Il fatto che sia per lui fonte di divertimento il rimprovero fatto ad un amichetto, il fatto che abbia atteggiamenti violenti nei confronti dei compagni anche quando questi non gli danno alcun fastidio, il fatto che l'unico modo di interagire con loro sia dominarli, cosŤ come spesso tenta di fare anche con gli adulti, il fatto che nei giochi di fantasia ci sia sempre qualcuno da uccidere, qualcosa a cui sparare, il fatto che sembra non provi nessuna forma di empatia credo siano elementi da non sottovalutare. Obiettivi dell'intervento * Stimolare in Franco il gusto per l'esplorazione vissuta come strategia di conoscenza degli altri e del mondo. L'esplorazione che si cercher… di stimolare sar… quella dello spazio in cui Franco passa il suo tempo e quella degli oggetti che "incontra" o che gli vengono proposti nella speranza che questo stimoli in lui il desiderio di esplorare se stesso e gli altri. * Stimolare in Franco un minimo di "liberazione" del corpo e del gesto per avvicinarlo ad un'autonomia nel movimento e ad una presa di coscienza del proprio corpo e dello spazio. * Stimolare in Franco l'interazione con i compagni di sezione e favorire la sua integrazione all'interno del gruppo. Setting Il luogo in cui si svolgono gli incontri con Franco Š il "salone" della scuola dell'infanzia. La scelta Š stata obbligata ma felice: il salone Š l'unico luogo in cui poter lavorare senza "l'intromissione" degli altri bimbi ed Š pi— o meno libero da oggetti cosŤ da permettere a Franco di muoversi con tranquillit… nello spazio. La cosa pi— bella di questo spazio Š che si presenta su pi— livelli, come una sorta di anfiteatro. Ha infatti una zona pi— bassa piuttosto ampia, una gradinata composta da gradini bassi e molto profondi e una parte superiore che riporta alle varie sezioni della scuola. Questa disposizione Š interessante perch‚ pu• permettere attivit… di movimento molto pi— varie rispetto ad una sala disposta su un unico livello. Dentro al salone si trovano diversi oggetti sui quali Š possibile stendersi, muoversi, arrampicarsi, camminare, rotolare, strisciare: due grossi materassi bassi, un materasso composto da tre "onde" piuttosto alte, cubi morbidi e altri oggetti morbidi di forme diverse. In pi— ci sono un tavolo con intorno alcune seggioline e un angolo in cui sono raccolte grosse palle colorate usate per la ginnastica e la psicomotricit…. I "luoghi di azione" utilizzati con Franco cambieranno quasi ad ogni incontro, in modo da offrirgli una "visione" il pi— possibile d'insieme dello spazio salone. Diario delle esperienze. Musica del sonno, musica della veglia La maestra di sostegno di Franco nei giorni scorsi mi ha fatto notare che il bambino ha comportamenti ritmici continui e ripetitivi (il "battere" su qualsiasi superficie) e che questa modalit…, essendo usata in modo molto poco " costruttivo", non solo non gli fornisce ulteriori vie di comunicazione, ma anzi sembra che sia un modo per isolarsi ancora di pi—. Quella che Franco mette in atto Š una delle sue stereotipie, che si attua attraverso movimenti ripetitivi del corpo. Molti ricercatori si sono occupati delle stereotipie, suggerendo varie ragioni per cui una persona pu• adottare comportamenti stereotipici. La pi— calzante per Franco Š quella che sostiene che le stereotipie si manifestano quando il soggetto deve calmarsi. Questo significa che l'ambiente Š troppo ricco di stimoli e il soggetto si trova in uno stato di sovraccarico sensoriale. Per cercare comunque di dare un significato reale ed in un qualche modo emozionale a questo suo comportamento ritmico e per vedere se, assecondando questa sua "ritmicit…" Franco riusciva a tranquillizzarsi un po', una volta arrivati nel salone e seduti sulle seggioline intorno al tavolo, gli ho chiesto se aveva voglia di raccontarmi la sua mattinata con il ritmo (con le dita battute sul tavolo, come fa sempre) ma non era molto dell'idea. Quindi abbiamo preso un'altra strada: insieme a Corrado abbiamo inventato la musica di quando si dorme e la musica della sveglia. Abbiamo analizzato un po' le due musiche cercando di capire cosa le rende diverse e abbiamo visto che una era lenta e morbida e l'altra era veloce ed energica e che la cosa che le distingueva di pi— era il ritmo. Poi ci siamo dati questa regola: quando la chitarra suonava la musica del dormire bisognava appoggiare la testa sul tavolo che avevamo davanti, quando la chitarra suonava la musica della sveglia, bisognava far finta di spaventarsi e alzare le braccia verso l'alto. Ho immaginato questo piccolo gioco per dare a Franco un pretesto per muoversi, pensando che il muoversi stando seduto, quindi muovendo solo il busto, e il muoversi "dentro" la musica gli avrebbe dato un aiuto, uno stimolo e una sicurezza in pi—. Non Š stato cosŤ: fisicamente Š completamente bloccato, rigido, persino appoggiare la testa sulla mano lo mette in grande difficolt…. Abbiamo cosŤ continuato il gioco riconoscendo le musiche "a voce" e non pi— attraverso il movimento e Franco si Š molto divertito con l'alternanza musica del dormire (lenta e morbida) - musica della sveglia (veloce d energica) che riconosceva bene e viveva ogni volta come una sorpresa. Cacciatori e uccellini Stamattina sul tavolo del salone avevo preparato una cassetta di legno con dentro tante percussioni di diverso tipo: legnetti, campanelli, cembali, tamburi, tamburi con sonagli, triangoli, piatti sospesi di tante dimensioni diverse, pi— uno strumento che imita il suono di un uccello. Ho lasciato Franco libero di esplorare gli strumenti della cassetta e ho notato che ha esplorato il tutto in modo estremamente frettoloso e superficiale, come se in realt… non gli interessasse conoscerli. Alle volte li toccava appena per poi passare ad altro. CosŤ lo abbiamo fatto insieme: abbiamo esplorato tutto quello che la cassetta conteneva, abbiamo sentito, toccato, annusato (e alle volte assaggiato) gli strumenti, saggiandone forme e materiali, immaginato che suono potevano produrre e poi, suonandoli, abbiamo confermato o modificato le nostre ipotesi. Poi Franco ha scelto gli strumenti pi— "belli" ed eliminato quelli che non gli piacevano. Osservando le sue scelte ho notato alcune cose: gli piacciono i suoni forti solo se sono prodotti da lui, se sono prodotti da altri ovviamente non se li aspetta e lo spaventano. Ho l'impressione che sia in qualche modo spaventato anche dai suoni prodotti da strumenti che vibrano come i piatti sospesi, il triangolo, persino i piattini piccoli, tutti strumenti che invece pensavo gli sarebbero piaciuti moltissimo. Alla fine della selezione sono rimasti "in gioco": un tamburo, un tamburo con sonagli, i legnetti, i campanelli e lo strumento che imita la voce degli uccelli. Da lŤ siamo partiti per inventare la storia sonora: un cacciatore va a caccia, i passi del cacciatore che cammina nel bosco erano "detti" dal tamburo a sonagli, poi, una volta arrivato nel posto giusto, si ferma in silenzio ad ascoltare se per caso c'Š in giro qualche uccellino a cui sparare. Gli uccellini erano divisi in: uccellino "tonto" che si fa sempre prendere (i legnetti), uccellino furbo che non si fa mai prendere (i campanelli), uccellino piccolo che non vale la pena di prendere perch‚ Š troppo piccolo e non c'Š niente da mangiare (il richiamo per uccelli). Il suono degli spari del cacciatore era prodotto dal tamburo. Franco, per circa un'ora, tempo per lui lunghissimo, si Š molto divertito a fare un po' il cacciatore e un po' l'uccellino, a fare tutte le "voci" del caso e persino ad immaginare con che contorno avrebbe mangiato gli uccellini pi— cicciottelli. Gioco vecchio, regole nuove Stamattina abbiamo ripreso la storia dei cacciatori e degli uccellini che la settimana scorsa aveva divertito tanto Franco. Siamo ripartiti dall'esplorazione della scatola degli strumenti, questa volta appoggiata sul pavimento in modo da "obbligare" il bambino a sperimentare un'altra posizione (seduto a terra). Le mie curiosit… erano due: vedere se l'esplorazione di Franco, all'interno di un gioco gi… conosciuto e quindi in una situazione di maggiore tranquillit… rispetto all'incontro scorso, fosse stata pi— attenta ed approfondita e vedere se avesse fatto scelte timbriche diverse rispetto alla volta scorsa. L'esplorazione Š rimasta molto superficiale e gli strumenti sono rimasti gli stessi mantenendo anche gli stessi ruoli. Una volta preparato lo strumentario e ricordata un attimo la storia ho aggiunto alcune nuove regole. La prima regola era che oggi i ruoli erano fissi: Franco cacciatore, io uccellino. La seconda, la pi— importante, era che il cacciatore doveva ascoltare bene la voce dell'uccellino (i legnetti), sentire se veniva da davanti, da destra o da sinistra e "sparare" girandosi dalla parte giusta. Approfittando della presenza di Corrado alla chitarra, abbiamo anche deciso che, per capire la sorte dell'uccellino dopo lo sparo del cacciatore (e anche per utilizzare "l'effetto sorpresa" che piace sempre molto a Franco), una musica veloce e "scherzosa" indicava che l'uccellino era riuscito a scappare dagli spari del cacciatore senza farsi prendere mentre una musica dissonante, ma sempre un po' buffa, indicava che il cacciatore era riuscito a sparare all'uccellino e a prenderlo. Franco ha riconosciuto e distinto sempre bene le due musiche ma non Š riuscito a individuare da dove veniva il suono. Avendo il dubbio che forse le consegne erano troppe per permettere a Franco di tenere tutto "sotto controllo", siamo rimasti per un po' a lavorare solo sulla spazialit… ma non ci sono stati risultati. Ho avuto l'impressione che Franco sia rimasto male dal fatto di non sapere cosa rispondere alle mie richieste ("da dove viene questo suono? Prova a prenderlo con la mano."), tant'Š che per non insistere e non demoralizzarlo ho eliminato questa regola e abbiamo inventato che gli uccellini che riuscivano a scappare poi diventavano amici del cacciatore e gli andavano a dare delle beccatine sulla testa e sul viso. Per rendere questo gioco "di ripiego" un minimo interessante almeno a livello sensoriale, abbiamo aggiunto ai legnetti, lo strumento uccellino, il richiamo per uccelli che ha una parte di metallo. Franco doveva dire se l'uccellino che lo beccava aveva il becco "caldo" (legnetti) o "freddo" (richiamo per uccelli). Mi ha impressionata il modo in cui si lasciava "coccolare" dalle beccatine sul viso e come, pi— che al gioco, fosse interessato al semplice contatto fra la sua pelle e l'oggetto, forse perch‚ la sensibilit… cutanea nelle varie parti del corpo cambia notevolmente, cosŤ che ogni zona "percepisce" le stimolazioni in modo diverso. Confusione Per stimolare Franco ad un'esplorazione pi— attenta e significativa degli oggetti, oggi ho portato a scuola la chitarra. Pensavo che la custodia morbida, lo strumento stesso che Š composto da materiali diversi, la forma dello strumento, il fatto che lo si possa suonare in tanti modi diversi, compreso l'abbracciarlo e il tenerlo addosso, sarebbero stati elementi di forte interesse. Invece anche oggi, nonostante abbia cercato di indirizzarlo e stimolarlo, ha dedicato all'esplorazione un'attenzione quasi nulla. La mancanza di "necessit… di esplorazione" di Franco pu• forse essere ricondotta al difficile rapporto che il bambino ha avuto con la madre nei primi anni di vita. Alla luce della teoria dell'attaccamento, nata grazie agli studi che John Bowlby ha dedicato ai meccanismi che spingono il bambino a legarsi alla figura di attaccamento a come queste "tecniche" influenzano nel bambino lo sviluppo e l'organizzazione di processi emotivi, motivazionali e mnemonici ed ampliata poi da molti studiosi, prima fra tutti Mary Ainsworth, prima collaboratrice di Bowlby, che ha basato i suoi studi sull'analisi della relazione madre - bambino e sui comportamenti ad essa correlati, appare infatti pi— chiaro il motivo per cui Franco, che appartiene al modello insicuro ambivalente, non mostra particolare interesse per l'esplorazione. Tornando alle nostre attivit…, dando per fallita l'attivit… di esplorazione mi sono concentrata su una serie di giochi che mi aiutassero a capire meglio il rapporto di Franco con lo spazio e la spazialit…. Abbiamo deciso insieme che il suono della corda grossa della chitarra (Mi grave) corrispondeva l'azione di allungare verso destra il braccio destro, il suono della corda piccola della chitarra (MI cantino) corrispondeva l'azione di allungare verso sinistra il braccio sinistro e che al "bussare" sulla cassa corrispondeva l'azione di allungare entrambe le braccia davanti a s‚. Per rendere il compito pi— chiaro e utile, mi spostavo nello spazio intorno a Franco, seduto a terra al centro del salone, in modo che lo stimolo sonoro venisse dalla parte corrispondente a quella in cui doveva essere effettuato il movimento. Dopo qualche tentativo mi sono per• accorta che l'attivit… gli risultava piuttosto difficile. Per facilitare la consegna ho eliminato un suono, il battere sulla cassa, tenendo solo le regole suono grave - il braccio destro si allunga verso destra, suono acuto - il braccio sinistro si allunga verso sinistra, ma anche questo tentativo non ha dato risultati apprezzabili. A questo punto Franco ha cominciato ad agitarsi ed infastidirsi e, per peggiorare l'atmosfera, siamo stati interrotti dai bambini di una delle 4 sezioni della scuola che dovevano fare un'attivit… nel salone in cui si svolgono i miei incontri con Franco. Una volta trasferiti nella sezione lasciata libera e recuperata un attimo la concentrazione, siamo passati a un nuovo gioco sempre legato alla spazialit…. Franco (che aveva deciso che "adesso faceva lui") aveva a disposizione due strumenti piuttosto improvvisati ma dai suoni interessanti: un barattolo con dentro una pallina e una maracas. Seduto a terra alle mie spalle, quando suonava il barattolo dovevo allungare il braccio destro verso destra, quando suonava la maracas dovevo allungare il braccio sinistro verso sinistra. Ogni volta doveva controllare se facevo bene e allungavo il braccio giusto. Se sbagliavo mi doveva correggere. In gruppo, ma fuori Oggi primo incontro con il gruppo del quale fa parte anche Franco. Riferisco brevemente ci• che ho osservato. Appena entrato nell'aula in cui svolgiamo il laboratorio didattico musicale Franco ha individuato la postazione del maestro Corrado e si Š immediatamente seduto sulla panchina vicino a lui isolandosi rispetto al gruppo. Per tentare di modificare questa abitudine, facendo leva sulle sue caratteristiche dominanti, gli ho chiesto se quest'anno, essendo il pi— grande e quindi quello che poteva essere "di esempio" per i suoi amici pi— piccoli, gli andava di fare sempre il nostro aiutante ma seduto dalla parte dei bimbi e disposto a mostrare agli altri le cose che poi avrebbero dovuto fare (ad esempio muovere le braccia lentamente o velocemente, alzarle o abbassarle). Si Š rifiutato, forse perch‚ emozionato dalla presenza di Corrado, per il quale ha una decisa passione, e sicuramente perch‚ pi— interessato allo strumento chitarra che non ai giochi musicali che abbiamo proposto al gruppo. Dovendo gestire l'attivit… di gruppo non ho potuto osservare Franco come avrei voluto, ma ho notato che ha tenuto stabilmente le mani sulla chitarra, sulla cassa per sentirne la vibrazione, sulle corde (tanto che spesso il suono usciva stoppato) e sulle mani di Corrado per sentirne il movimento sullo strumento. Rispetto all'anno scorso Š stato molto meno "disturbante" e pi— rispettoso di alcune regole interne che abbiamo fissato come valide per tutto il gruppo. Sempre nell'idea di rispettare questo suo ruolo di aiutante "attivo", anche se a fatica, siamo riusciti a far decidere a Franco il ritmo di partenza dei canti e a farcelo sentire battendo con le dita sulla cassa della chitarra, dando cosŤ un piccolo significato ai suoi comportamenti ritmici. In marcia Stamattina, sempre per stimolare Franco ad un'esplorazione meno superficiale, gli ho portato un oggetto particolare: il caj˘n. Due parole su questo strumento ancora non particolarmente noto. Il caj˘n, strumento simbolo della comunit… negra peruviana, come altre percussioni del sud america Š un sostituto dei tamburi africani che vennero proibiti agli schiavi condotti nel nuovo mondo. Il suo nome descrive esattamente di che si tratta: una cassa di legno. Si dice infatti che i primi esemplari di caj˘n fossero cassette per la raccolta della frutta. Da allora ovviamente il caj˘n Š stato perfezionato ed ora si presenta come un parallelepipedo di circa mezzo metro di altezza e trenta centimetri di larghezza e profondit…. Al di l… del corretto utilizzo dello strumento, la cosa bella del caj˘n, quella che mi ha fatto decidere di portarlo a Franco, Š che suona ovunque lo si batta e che ogni parte ha una sonorit… diversa. In pi—, il fatto di potercisi sedere sopra, pu• permettere a un bambino di suonarlo anche con i piedi. Franco Š rimasto molto affascinato da questo oggetto e oggi finalmente l'esplorazione, anche se un po' aiutata e indirizzata, Š stata significativa e abbastanza approfondita. L'ho lasciato libero si assaporare le sonorit… dello strumento per un lungo momento che rimpiango di non aver registrato. Poi Franco ha voluto raccontarmi la sua giornata attraverso i ritmi eseguiti sul caj˘n e ha voluto che gli raccontassi la mia. Finiti questi racconti ero pronta per iniziare l'attivit… pensata per oggi, ma Franco mi ha presa di sorpresa chiedendomi se non c'erano uccellini a cui sparare. Improvvisando, ho pensato di cogliere questa occasione e tentare un'attivit… che prevedesse il movimento. Gli ho detto che lŤ al campo base dove eravamo non ce n'erano pi— perch‚ li avevamo gi… presi tutti, ma se ci spostavamo verso il fiume sicuramente ne avremmo trovati altri. Franco Š stato al gioco e mi ha chiesto dov'era il fiume. Gli ho detto che ci saremmo andati insieme per calcolare bene le distanze e poterci orientare. Abbiamo contato 8 passi dal campo base (il tavolo con le seggiole) al fiume (l'inizio della gradinata del salone). Da qui abbiamo cominciato un gioco che ha funzionato molto bene: Franco era il cacciatore che doveva andare dal campo base al fiume per la caccia e tornare indietro per portare le prede e far scorta di munizioni. Per accompagnarlo senza dargli la mano e facendolo quindi sentire indipendente, gli stavo dietro facendo il ruolo dello zaino che il cacciatore portava sulle spalle. Se mi appoggiavo molto voleva dire che lo zaino era pesante e quindi il cacciatore, facendo pi— fatica, andava pi— lento. Se mi appoggiavo poco voleva dire che lo zaino era pi— leggero e il cacciatore poteva andare pi— veloce. Abbiamo fatto questo tragitto molte volte, con "zaini" di peso diverso e quindi velocit… diverse. In questo gioco Franco era sereno e a suo agio in un modo che mi ha sorpresa. Anche le sue stereotipie, normalmente molto evidenti e presenti, oggi sono sembrate in qualche modo zittite. Di nuovo in gruppo, la fatica di stare "dentro" Come gi… detto, uno degli obbiettivi dell'intervento su Franco Š favorirne l'integrazione all'interno del gruppo e sviluppare l'interazione con i suoi amici. Cosa non facile sia perch‚ Franco rifiuta decisamente l'interazione con i compagni sia perch‚ il lavoro in gruppo prevede che, giustamente, l'attenzione degli insegnanti sia attiva e concentrata su tutti i bambini in modo che tutti possano trarre vantaggio dall'incontro. Oggi abbiamo tentato l'esperimento attraverso una serie di piccoli giochi musicali che permettessero ai bimbi di imparare qualcosa di nuovo e a Franco di interagire con i compagni. Seduti a terra in cerchio abbiamo inventato la parte strumentale di una canzoncina che stiamo imparando intitolata "Oggi c'Š musica". Lo strumento era il nostro corpo, "suonato" attraverso quattro battiti delle mani seguiti da quattro battiti delle mani sulle gambe. Il tutto ripetuto ad libitum in modo che tutti imparassero l'esercizio. Una volta memorizzata questa sequenza abbiamo inserito una piccola variazione: ai quattro battiti delle mani non sarebbero seguiti quattro battiti delle mani sulle nostre gambe ma sarebbero seguiti quattro battiti delle mani sulle gambe degli amici che ci sedevano a destra e a sinistra. Tutti i bambini hanno messo in atto questa nuova struttura tranne Franco che si Š rifiutato di toccare gli amici che gli sedevano a fianco. Ha per• accettato che loro "suonassero" le sue gambe, contando a voce alta i battiti e arrabbiandosi moltissimo quando i bimbi che dovevano interagire con lui "non facevano giusto". Abbiamo poi cambiato il gioco, accompagnando il canto della canzone con un piccolo girotondo. Franco, che si era dimostrato almeno parzialmente disponibile nel gioco precedente, qui Š esploso in un rifiuto decisamente violento, cosa che ci ha spinto ad interrompere il gioco e a sederci di nuovo a terra in cerchio per un'ultima esecuzione della canzone. Per non lasciare per• Franco fuori dal gruppo, ho chiesto ai bambini del suo gruppo chi di loro avrebbe avuto piacere di averlo al centro del cerchio per abbraccialo con le nostre voci. Tutti i bambini, a sorpresa dal momento che questa cosa non era affatto preparata, hanno risposto nel modo giusto. Franco Š rimasto piuttosto colpito da questa cosa tanto che dopo un po' di insistenze ha accettato di sedersi al centro del cerchio. Finito l'incontro, forse per sfogare la rabbia di essere stato in qualche modo "costretto" a fare qualcosa che non gli andava, Franco ha preso per il collo un bambino del suo gruppo che naturalmente si Š spaventato e si Š messo a piangere. Alla richiesta di spiegazioni ha raccontato che il bambino "lo leccava". Percorso Volendo lavorare sul movimento per l'incontro di stamattina avevo preparato un percorso utilizzando due materassi bassi sui quali poter strisciare, rotolare, gattonare e camminare e un grosso materasso composto da tre "onde" piuttosto alte. La strada poteva prevedere delle varianti: passare attraverso le montagne (le scale, composte da sei gradini profondi e molto bassi), o passare dentro il calore (una striscia di sole, perfetta perch‚ ampia, dritta e senza grandi impedimenti nel mezzo, che in quell'ora del mattino attraversa il salone). Scopo di questo viaggio era raggiungere la tana dell'orso, rappresentato a livello sonoro dal caj˘n e suonato dall'insegnante di sostegno di Franco. Il bambino ha accettato di giocare a questo gioco e insieme abbiamo affrontato pi— volte il percorso, strisciando o camminando a quattro zampe sui materassi bassi, facendo finta di muoverci in una palude, e scavalcando le onde dell'altro materasso facendo finta che fossero dei tronchi di pianta rovesciati. Una volta arrivati nei pressi della "tana dell'orso" (il caj˘n suonato dalla sua maestra di sostegno) lo lasciavo libero per vedere se riusciva a raggiungerlo da solo orientandosi attraverso l'ascolto, cosa che oggi gli Š riuscita sempre e con una certa facilit…. Dopo un po' ovviamente ha voluto cambiare gioco facendo lui la parte dell'orso, suonando quindi il caj˘n. Per trovare un'alternativa che comunque lo mantenesse in movimento ho chiesto alla sua insegnante di sedersi dalla parte opposta della stanza e di suonare il tamburello. Una volta arrivato questo nuovo suono ho raccontato a Franco che evidentemente dall'altra parte del bosco c'era un altro animale che aveva voglia di parlar con lui. Ô cosŤ iniziato un dialogo fra i due strumenti. Franco lanciava un'idea ritmica che veniva ripresa dalla maestra con il tamburello. Accertato che l'altro animale fosse un amico, abbiamo affrontato il viaggio verso questa nuova voce, scegliendo per• prima se fare il percorso nella palude e nel bosco, la strada delle montagne o la via del calore. Franco ha scelto l'ultima via. Ho provato a chiedergli di muoversi seguendo il calore e di fermarsi se sentiva che non c'era pi— perch‚ voleva dire che avevamo sbagliato strada e la cosa ha funzionato piuttosto bene. Stamattina osservandolo, ho notato che Franco Š diventato pi— sicuro nei movimenti, leggermente pi— fluido e meno contratto. Ha imparato a tenere le braccia allungate in avanti e ad usare le mani per sentire gli ostacoli e ad usare i piedi per sentire se nel piano in cui si appoggia cambia qualcosa. Almeno in ambito di lavoro a due, o a tre come Š capitato questa mattina, questo aumento di sicurezza si ripercuote positivamente anche sulla sua capacit… di ascolto e sulla sua tranquillit…. Ripresa e cambiamenti Oggi ho fatto scegliere a Franco i materiali con i quali lavorare. La scelta Š caduta sulla scatola degli strumenti che gi… da un po' non usavamo pi—. Seduti sui due materassi bassi, avvicinati fra loro in modo da crearne uno solo molto grosso e avvicinati alle strutture morbide di varie forme in modo da creare un "angolo morbido" sicuro, ho lasciato Franco libero di tirare fuori tutti gli strumenti, di suonarli tutti e di decidere quali rimettere nella scatola perch‚ giudicati "brutti" o poco interessanti. Ho notato che l'esplorazione Š diventata un poco pi— attenta, anche se resta sempre piuttosto sommaria. Per stimolarlo maggiormente in questo senso, ci siamo concentrati non solo sui suoni ma anche sui materiali degli strumenti (quelli freddi come i triangoli e i piatti sospesi, quelli lisci come i tamburi con la plastica al posto della pelle, quelli ruvidi come i tamburi con la pelle), sui pesi, sulle dimensioni e sugli "accessori" (le cordicelle dei triangoli e dei piatti sospesi). Mi sono accorta che molti degli strumenti che aveva scartato la prima volta che abbiamo affrontato questa stessa attivit… (i piatti sospesi, i triangoli, un tamburello con i sonagli) oggi sono rimasti "in gioco" e anzi sono stati fra i pi— "gettonanti". Alcuni dei suoni che un paio di mesi fa lo infastidivano e spaventavano (i suoni lunghi e vibrati dei piatti, ad esempio, ed in particolare quello del piatto pi— grosso) oggi sono stati cercati e prodotti in grande quantit… da Franco con il quale siamo anche riusciti a quantificare, contando, quanto durava il suono forte prodotto dal piatto sospeso pi— grosso e quanto durava il suono debole prodotto dallo stesso strumento e a valutare le differenze. Rimanendo nell'ambito degli strumenti "vibranti" abbiamo poi inventato uno strumento formato da tre triangoli tenuti per la cordicella e fatti battere uno contro l'altro. Il suono di questo strumento ci ha ricordato le campane delle chiese che ci sono in montagna e infatti l'abbiamo chiamato "le campane delle montagne" e abbiamo deciso che era un suono molto festoso. Franco mi ha raccontato che i suoi genitori gli hanno regalato una batteria e che la cosa gli piace molto. Allora mi Š venuta l'idea di utilizzare tutti gli strumenti che avevamo a disposizione per "costruire" una sorta di batteria da suonare muovendosi per• nello spazio. CosŤ ho disposto tutto intorno a Franco gli strumenti, anche su sua indicazione, e lui doveva suonarli andandoli a cercare nello spazio. Il gioco Š stato divertente ed ha funzionato bene. Ho notato che nelle situazioni di lavoro a due le sue stereotipie risultano veramente molto zittite, mentre restano in situazioni di lavoro di gruppo. Questo mi fa pensare che durante i nostri incontri si senta pi— tranquillo e mi conferma l'ipotesi che molti degli "insuccessi" passati fossero causati soprattutto da mancanza di fiducia nei miei confronti. Prima di tornare in classe abbiamo esplorato con le mani tutte le varie forme delle strutture morbide che ci circondavano, "cantandone" i contorni. Gioco di regole Oggi i bambini della sezione di Franco hanno fatto le prove per uno spettacolo teatrale che "porteranno in scena" fra qualche settimana. Franco era impegnatissimo come "tecnico audio", facendo andare la cassetta e spegnendo al momento giusto. Ho notato che la cosa lo divertiva molto e che era un bel modo per farlo sentire parte dello spettacolo. CosŤ ho rubato parte dell'idea ho proposto a Franco di registrare "la nostra musica" e poi di riascoltare per sentire cosa ne era uscito. Abbiamo cominciato con un lavoro sul cajon, che ormai Franco conosce bene, basato su alcune regole precise. Per stimolare in lui il movimento e l'autonomia fra braccia e gambe ho proposto di non suonare con le mani e con i piedi contemporaneamente, ma di "dividere" i due momenti. Solo ad un richiamo preciso si poteva suonare tutto insieme. Poi, per stimolare il controllo del movimento le regole sono diventate pi— difficili: le mani suonavano piano e i piedi suonavano forte, le mani suonavano forte e i piedi suonavano piano, in contemporanea mani e piedi tutto forte, poi viceversa tutto piano. Il gioco Š andato avanti per circa mezz'ora con buoni risultati e molto entusiasmo da parte di Franco. Poi abbiamo cominciato a registrare e a riascoltare quanto prodotto. Questa attivit… ha provocato in Franco reazioni che non mi aspettavo: il ritorno deciso di alcune stereotipie che durante il lavoro a due erano ormai quasi sparite, il fatto che fosse molto pi— concentrato sul riascolto che non sulla "produzione musicale" e il fatto che questa si sia riempita di strani suoni prodotti con la voce che non gli avevo mai sentito fare. Il fatto di riascoltarsi e riconoscersi gli provocava un'eccitazione evidente che metteva in secondo piano tutto il resto. Forse tutto questo era dovuto proprio al fatto di riconoscersi, di risentire la propria voce, la propria musica, che, immagino, per chi non ha modo di vedersi sia un impatto molto forte, una sorta di riconoscersi "fuori" da s‚, un po' come quando i bambini vedenti si incantano nel guardasi allo specchio o come anche noi capita di incuriosirci davanti ad una foto che ci ritrae scattata a nostra insaputa. Un'altra cosa che mi ha colpito Š che Franco ricantava i ritmi che aveva suonato, come se non fossero frutto di un'improvvisazione estemporanea ma parti scritte. Batteria Stamattina doppio incontro: una prima parte con il gruppo e una seconda io e Franco. Durante gli incontri di gruppo, anche se per Franco restano molto pi— faticosi di quelli a due, il suo comportamento Š migliorato e, nonostante non si possa dire che partecipi attivamente alle varie attivit…, riesce comunque a stare dentro al gruppo quasi senza opporre resistenze. Per quanto riguarda invece il nostro incontro "a due", oggi abbiamo costruito una batteria utilizzando tutti gli strumenti pi— "belli" scelti dalle scatole degli strumenti. Prima di cominciare abbiamo "aggiustato" alcuni degli strumenti che avrebbero potuti essere "belli" ma che erano incompleti, tipo il triangolo ed il piatto sospeso che erano senza cordina. Ho chiesto a Franco di cercare le cordine dentro la scatola degli strumenti, in modo da stimolare in lui la capacit… di riconoscere oggetti e materiali. Una volta trovate le abbiamo legate agli strumenti cosŤ da renderli suonabili. Completato lo strumentario, Franco ha scelto la disposizione degli strumenti, decidendo di mettere tutti i tamburi sul tavolo in fila dal pi— grande al pi— piccolo. Per suonare bisognava stare in piedi, spostarsi nello spazio lungo il tavolo e allungare bene le braccia. Conclusioni Oggi Franco accetta di muoversi, anche se ancora non sempre e non proprio entusiasticamente. Il suo corpo Š meno contratto e le stereotipie, soprattutto in ambito di lavoro a due, sono meno evidenti. Ha cominciato lentamente ad integrarsi all'interno del suo gruppo. Anche se ancora non partecipa alle attivit…, quasi sempre accetta di sedersi insieme agli altri bambini, sta imparando a rispettare le regole ed a "ritagliarsi" spazi e ruoli su misura. Il Franco dei rifiuti, delle esplosioni di rabbia, delle chiusure, dei piccoli "sadismi" nei confronti dei suoi amichetti non Š scomparso, se ne comincia, per•, ad intravedere un altro. I passi fatti sono piccoli ma importanti. Bibliografia e sitografia Abba, G. (2007). Dialogo nel buio? In: Tiflologia per l'Integrazione, 17 (2), 126-128. Benezon, R. (1981). Manuale di Musicoterapia. Roma: Borla. Bruscia, K. (1993). Definire la musicoterapia: percorso epistemologico di una disciplina e di una professione. Roma: ISMEZ. Casadio, L. (2008). Stili di attaccamento e mondi possibili. Modena: Istituto Meme, dispensa, a.a. 2007 - 2008. Celani, B. (2005). La relazione madre - bambino non vedente. In: Tiflologia per l'Integrazione, 15 (3), 164-171. Celani, B. (2007). I bambini non vedenti nella scuola: gli insegnanti e le strategie didattiche. In: Tiflologia per l'Integrazione, 17(1), 4-12. Ceppi, E. (2006). Pedagogia, metodologia e didattica in Augusto Romagnoli In: Tiflologia per l'Integrazione, 16 (4), 251-258. Ceppi, E. (2007). Educabilit… dell'immaginazione. In: Tiflologia per l'Integrazione, 17 (4), 266-271. D'Antuono, V. (2007). Lo sviluppo dell'affettivit… nei bambini non vedenti. In: Tiflologia per l'Integrazione, 17 (3), 155-159. Edelson, S.M. Comportamenti stereotipici (auto-stimolatori). Salem (OR): Center for the Study of Autism. Gargiulo, M.L. (2005). Paura e autonomia. In: Tiflologia per l'Integrazione, 15 (3), 172-180. Muzzatti, B. (2006). I tempi e le diverse modalit… di apprendimento del bambino non vedente e ipovedente. In: Tiflologia per l'Integrazione, 16 (2), 88-100. 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