PER UNA DEFINIZIONE NORMATIVA DELLE FIGURE COINVOLTE NEL PROCESSO EDUCATIVO/FORMATIVO DELLO STUDENTE NON VEDENTE - SPUNTI DI RIFLESSIONE Lorenza Vettor [Abstract] A ormai trent'anni dalle prime esperienze di integrazione scolastica, appare quanto mai necessario ed urgente ridisegnare normativamente le figure a vario titolo coinvolte nel processo educativo/formativo dell'alunno non vedente.[fine abstract] "Ogni studente suona il suo strumento, non c'Š niente da fare. La cosa difficile Š conoscere bene i nostri musicisti e trovare l'armonia. Una buona classe non Š un reggimento che marcia al passo, Š un'orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato un piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che sa fare solo bloing bloing, la cosa importante Š che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualit… che il loro contributo conferisce all'insieme. Siccome il piacere dell'armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscer… la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscer… la stessa musica" Daniel Pennac, Diario di scuola Considerazioni preliminari Se volessimo tracciare un bilancio sintetico e sommario dello stato delle cose a trent'anni dalle prime esperienze di integrazione scolastica, potremmo dire che molto Š stato fatto, ma che molto resta ancora da fare. Forniamo, anzitutto, un quadro della situazione odierna. La realt… della scuola italiana Š radicalmente mutata, specie a partire dalla fine degli anni Novanta allorquando Š stata introdotta, anche nel nostro Paese, l'autonomia (o meglio: le autonomie) delle istituzioni scolastiche: la "scuola nuova" (per usare una definizione coniata da Luigi Berlinguer, il Ministro alla P.I. al quale dobbiamo la redazione e l'emanazione del d.p.r. n. 275/1999) Š - o forse dovrei dire: dovrebbe essere - una scuola dove sono valori fondamentali ed irrinunciabili la responsabilit… degli attori dei processi educativi, l'accoglienza, la partecipazione di tutte le componenti coinvolte, l'inclusione. Infatti, il d.p.r. n. 275/1999, all'art.4, comma 2, recita: "Nell'esercizio dell'autonomia didattica, le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attivit… nel modo pi— adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilit… che ritengono opportune e tra l'altro (...) c) l'attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, anche in relazione agli alunni in situazione di handicap secondo quanto previsto dalla legge 15 febbraio 1992, n. 104". Se Š vero che tali principi valgono sempre e comunque, Š ancor pi— vero che essi devono trovare diritto - e ce lo ricordano ancor di pi— le scelte di politica scolastica operate dall'attuale maggioranza di Governo in queste settimane - di cittadinanza, in primis ed a maggior ragione, proprio quanto all'educazione delle persone con disabilit…, a lungo emarginate dalla vita culturale, sociale, economica. Dai tempi in cui quelle persone vivevano - o meglio sopravvivevano - chiedendo l'elemosina o, nel migliore dei casi, segregate nei convitti dove imparavano a svolgere attivit… specie di tipo manuale, per fortuna, molte cose sono cambiate: oggi, molte persone "diversamente abili" hanno saputo ritagliarsi e costruirsi spazi in ambito lavorativo, professionale, sociale a volte anche di notevole rilievo. Se tutto ci• Š avvenuto Š stato anche - ed anzi soprattutto - grazie all'opera, alla tenacia, alla forza di volont…, all'impegno ed alla dedizione dei primi dirigenti dell'attuale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che hanno saputo "vedere" con notevole lungimiranza, molto al di l… del loro tempo. "Quando trent'anni fa l'Italia fu attraversata da uun appassionato dibattito tra i sostenitori della continuit… e quelli della discontinuit…, tra i fautori della scuola speciale e i fautori della scuola normale, l'Unione non ebbe dubbi: al chiuso degli istituti preferŤ l'aria aperta della scuola normale, della scuola di tutti, nella convinzione piena che l'integrazione scolastica potesse essere il primo passo, la strada maestra per l'integrazione sociale...". Con queste parole, il presidente dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Tommaso Daniele, ci ricorda che l'integrazione (scolastica e non solo) Š un traguardo sul quale Š sempre necessario concentrare i maggiori sforzi, per dar modo non soltanto alle persone non vedenti o comunque con una qualche disabilit…, ma anche alla societ… tutta, di crescere, di evolversi.... Ma - come dicevo poc'anzi - da allora, dagli inizi del secolo scorso, molti sono stati i mutamenti verificatisi nella nostra societ…: l'avvento di Internet e delle nuove tecnologie, la globalizzazione (economica e culturale), i fenomeni migratori, la nuova situazione geo-politica, per citare solo alcuni di tali cambiamenti. Quanto il mondo della scuola abbia saputo restare al passo coi tempi, Š sotto gli occhi di tutti: fenomeni quali la dispersione scolastica, il bullismo, il livello culturale (non proprio eccellente) che possiedono i nostri studenti (indagini OCSE-PISA alla mano) sono - a mio avviso - il sintomo del fatto che il mondo dell'istruzione non abbia saputo dare risposte adeguate alla nuova situazione. Ci• vale ancor di pi— per gli studenti disabili, che oggi pi— di ieri, abbisognano di disporre di tutto quel know-how (non solo conoscenze e competenze, ma anche strumenti, strategie, metodologie) indispensabile per "sapere, saper fare, saper essere". Scrivendo queste parole, penso all'insegnamento che mi ha dato un Presidente della Sezione UICI di Treviso fin da quando ero bambina e che ho da sempre cercato di fare mio: "Ricorda - egli mi diceva - che se ad una persona vedente Š richiesta una certa preparazione culturale, tu devi essere sempre un passo pi— avanti, devi avere qualcosa in pi—, perch‚ troverai sulla tua strada, forse non raramente, chi penser… che tu valga meno degli altri". Quanto i nostri ragazzi non/ipo vedenti sono oggi "un passo pi— avanti"? La risposta non Š cosŤ facile ed immediata: se da un lato l'inserimento degli alunni ciechi nella scuola di tutti ne ha favorito la crescita personale e la socializzazione, dall'altro non sempre sono stati approntati gli strumenti adeguati per sopperire a ci• che, specie sul piano metodologico e didattico, le scuole speciali e gli istituti sapevano indubbiamente dare. Anche in questo come in altri casi - ne sono convinta - si Š fatto il passo pi— lungo della gamba, si Š giustamente favorito il processo di integrazione dei ragazzi non vedenti, ma senza "preparare il terreno", senza porre concretamente i necessari presupposti e le condizioni operative indispensabili per una sua efficace realizzazione. Ricordo ancora quanti strumenti, materiali, testi riuscivo a trovare nell'istituto in cui ho frequentato le scuole elementari: per molto tempo, ho sognato, ma inutilmente di trovare quelle stesse cose nella scuola del mio paese. E il Braille? Rispetto a me ed alle persone della mia generazione che hanno appreso, e molto bene, l'utilizzo di questo indispensabile strumento ai fini dell'accesso alla cultura e all'informazione, per i ragazzi di oggi esso rappresenta un illustre sconosciuto, abituati come sono ormai ad avere a che fare solo con le sintesi vocali e le tastiere dei pc. Se poi teniamo presente anche il fatto che gli insegnanti di sostegno, gli educatori, i mediatori alla comunicazione (e tutte le altre figure professionali consimili) poco o per nulla conoscono questo sistema di scrittura/lettura, tutto si complica. Ma cosŤ non si pu• continuare: serve un'inversione di rotta, serve, anzitutto, educare i nostri giovani non/ipo vedenti alla "cultura della cecit…", serve far capire loro come una persona con disabilit… visiva, se per un verso Š uguale agli altri, presenta tuttavia, per un altro verso, bisogni, necessit…, esigenze, problematiche del tutto peculiari. Solo cosŤ il ragazzo con disabilit… visiva imparer… non soltanto a conoscersi fino in fondo, ma altresŤ ad accettarsi per quel che Š, con le sue potenzialit…, risorse e capacit…, ma anche con i suoi limiti. Su un piano di politica scolastica, poi, Š necessario - io credo - prendere talune decisioni che mutino anche se solo in parte - data la diversa realt… di oggi rispetto agli anni '70 - in modo incisivo e strutturale, dalle fondamenta, le basi su cui, finora, si Š fondato il processo di integrazione. Anzitutto, bisogna stabilire una stretta connessione, interazione e collaborazione tra le varie figure che intervengono, sotto diversi profili, nel processo di crescita dell'alunno disabile. Al riguardo, afferma Luigi D'Alonzo (in La qualit… dell'integrazione e le figure educative di supporto, atti del Convegno "Integrazione scolastica dei ciechi e degli ipovedenti in Italia e in Europa"), che le basi di qualit… per l'integrazione degli alunni disabili nella scuola di tutti si possono ritrovare "in sette compiti istituzionali: il piano dell'offerta formativa, i gruppi di lavoro di istituto, la diagnosi funzionale, il profilo dinamico funzionale, il piano educativo individualizzato, il lavoro di rete, il coinvolgimento delle famiglie". Il POF, perch‚ Š un documento elaborato dall'intero Collegio docenti, e costringe la scuola ad una riflessione comunitaria sulla proposta formativa integrata. Nel POF ci deve essere come si intende operare sul piano integrativo. Il piano dell'offerta formativa inoltre Š in stretta relazione col PEI (Piano Educativo Individualizzato). Infatti, l'assistenza di base deve essere interconnessa con quella educativa e didattica, secondo un progetto unitario che vede coinvolti tutti gli operatori, dirigenti, docenti, cooperatori scolastici, genitori, ma anche specialisti della riabilitazione in un unico disegno formativo, il PEI. Il PEI Š inoltre correlato con la diagnosi funzionale, ed il profilo dinamico funzionale (...). Ne deriva l'estrema importanza di operare in collegamento con i servizi esistenti nel territorio, ma anche certamente con le famiglie. La scuola che non riesce a vedere la famiglia come risorsa, difficilmente pu• agire bene con l'allievo. (...) La scuola lavora con qualit…, deve perseguire l'obiettivo di coinvolgere i genitori del soggetto disabile, in un progetto educativo didattico unitario. Un altro indicatore di qualit… Š rappresentato a mio parere anche da gruppi di lavoro di istituto. Infatti la Legge 104/92 lo dice espressamente: presso ogni circolo didattico e di istituto, di scuola primaria e secondaria, deve essere costituito il gruppo di lavoro sulle problematiche integrative. Ci• significa che ogni dirigente, per•, deve promuovere un gruppo di lavoro sulle tematiche integrative, mettendole in condizione di operare". In secondo luogo, penso sia indispensabile ridisegnare il quadro delle competenze di tutte le figure professionali a vario titolo coinvolte nel processo educativo/formativo dell'alunno con disabilit… in generale e non vedente in particolare, Š necessario riscrivere a livello legislativo i curricoli concernenti l'accesso, la formazione ed il reclutamento a tali professioni. Se Š vero che l'Italia ha saputo scrivere, a partire dalla prima met… degli anni Settanta (la prima legge sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilit… Š la n. 118/1971), una legislazione sull'integrazione scolastica ancor oggi assente anche in taluni Paesi UE, Š per• pur vero che quella legislazione Š, per alcuni versi, ormai superata proprio perch‚ da allora molti sono stati - come si diceva poc'anzi - i mutamenti che hanno caratterizzato la nostra societ…. Se non partiamo dalla formazione di professionisti altamente qualificati nel campo della disabilit… non potremo pensare di offrire ai nostri ragazzi di oggi e uomini di domani strumenti veramente efficaci che li rendano individui autonomi nel saper gestire la propria vita quotidiana, le proprie relazioni interpersonali e sociali, le proprie decisioni e scelte... Se non partiamo da tutto questo, il processo di integrazione (non solo) scolastica subir… - io ritengo - una involuzione ed un arresto non da poco e tutti gli sforzi finora profusi potrebbero rivelarsi, forse nel medio e non soltanto nel lungo periodo, del tutto inutili. Ecco, allora, la mia proposta operativa che, beninteso, rappresenta solo una proposta iniziale, forse per certi versi nemmeno nuova, suscettibile di modifiche, integrazioni, critiche.... Penso, in particolare, alla costruzione ed al riconoscimento di alcune figure professionali, che agiscano nelle diverse fasi in cui si articola il processo educativo/formativo di un alunno (non/ipo vedente nel nostro caso): anzitutto, il "consulente scolastico per la disabilit…", e, a seguire, quelli che oggi denominiamo, rispettivamente "docente di sostegno" e "educatore", "mediatore alla comunicazione" e simili. Il "Consulente scolastico per la disabilit…" La figura alla quale penso Š una specifica figura professionale, dotata di ben precise competenze nei campi della psicologia della disabilit… e della riabilitazione, della pedagogia speciale, della tiflologia, della didattica speciale e delle nuove tecnologie applicate alla cecit…, della legislazione scolastica e sull'integrazione delle persone con disabilit…, ma anche di competenze pi— generali e relative alla comunicazione interpersonale, alla gestione e mediazione dei conflitti, alla leadership. Perch‚ queste competenze? Per dar modo a questo "professionista della disabilit…" di agire ed interagire presso le famiglie, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, le pubbliche amministrazioni, le associazioni del terzo settore... Per offrire a tutte queste componenti ed eventualmente anche ad altri attori, istituzionali e non, il suo apporto, la sua esperienza e consulenza in tutti i momenti rilevanti del processo educativo/formativo (dalla redazione del PDF e del PEI, alla predisposizione dell'offerta formativa delle scuole autonome, alla partecipazione in sede di programmazione annuale a livello di Consiglio di Classe, alla messa a punto di tutti quegli strumenti che consentano all'alunno disabile di apprendere in modo attivo, costruttivo ed efficace, solo per citare alcuni esempi). Ritengo, infatti che uno dei motivi per i quali il processo di integrazione Š in parte fallito sia proprio la scarsa preparazione di tutte le componenti ad esso interessate (le istituzioni scolastiche in primis, ma non solo) ad accogliere studenti disabili e - prima ancora - la scarsa se non addirittura inesistente conoscenza delle problematiche e delle realt… legate alla disabilit… in generale ed a quella visiva in particolare. Quale formazione per questa figura? Penso ad una formazione post-universitaria, offerta dopo il conseguimento della laurea triennale. Da chi? Da chi voglia impegnarsi in questo percorso: non solo le universit…, le varie Scuole di specializzazione per la formazione degli insegnanti, ma anche, anzitutto, l'I.RI.FO.R. e quelli che un tempo furono gli istituti speciali e che oggi sono, in non pochi casi, centri di eccellenza quanto alla formazione di nuove e meno nuove professionalit… dei nostri ragazzi e delle figure educative a loro pi— vicine. Il "Docente di sostegno" Come Š noto, questa figura di insegnante - introdotta in Italia con la legge 4 agosto 1977, n. 517 e cosŤ chiamata per la prima volta in una circolare emanata dal Ministro alla P.I. Giovanni Spadolini, la c.m. 28 luglio 1979, n. 119 - Š ormai una realt… ben consolidata nella nostra scuola. Tuttavia, il sistema di formazione e reclutamento ancora vigente Š, a mio avviso, del tutto inadeguato: detti docenti seguono un percorso di formazione sotto molti aspetti analogo a quello degli altri docenti curricolari, con un monte ore non affatto sufficiente dedicato alle discipline concernenti i tratti peculiari legati al mondo delle disabilit… in generale ed alle singole categorie della disabilit… in particolare, per non parlare dell'apprendimento della LIS o del Braille quasi sempre esclusi dagli attuali curricoli e, ove presenti, del tutto marginali. Di pi—. Dopo un quinquennio di attivit… quale insegnante di sostegno a tempo indeterminato, Š data al docente la possibilit… di passare all'insegnamento delle materie curricolari, con conseguenze devastanti sulla continuit… didattica per gli studenti disabili. Ecco perch‚ sarebbe indispensabile, da un lato, disegnare per questa specifica figura di docente una formazione del tutto differente - vorrei dire quasi settoriale - e diversificata rispetto a quella che intraprendono i docenti di discipline curricolari, dall'altro costituire graduatorie nelle quali siano inseriti esclusivamente insegnanti di sostegno, i soli che possano accedere a questa particolarissima professione. Come dire che l'insegnante curricolare e l'insegnante di sostegno devono essere due professionisti dell'educazione ben distinti sul piano sia della formazione e delle competenze richieste, che del reclutamento, due professionisti che seppure chiamati a lavorare in team e dunque complementari, operano su binari paralleli ma, nel contempo, differenti: il docente disciplinare nel campo a lui riservato dall'appartenenza ad una data classe di concorso, quello di sostegno - che Š e deve rimanere docente di tutta la classe e non solo dell'allievo disabile - nel campo dell'educazione e della formazione degli alunni affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali. L'"Educatore" Si tratta di una figura professionale - al pari di quella dell'insegnante di sostegno - gi… esistente nella realt… scolastica italiana, ma dai contorni ancora alquanto incerti, vaghi e lacunosi. A differenza di quanto previsto per i docenti di sostegno, infatti, l'educatore (altrimenti definito come "mediatore alla comunicazione" o con altre espressioni consimili) non gode di un riconoscimento a livello legislativo n‚ nazionale, n‚ regionale (anche se bisogna dire che su quest'ultimo versante pare che la situazione stia, seppur lentamente, mutando): l'educatore Š una figura "di supporto all'integrazione scolastica agli alunni in situazione di handicap" e, come tale, rientra fra tutti quegli strumenti che, in base all'articolo 139, comma 2, lettera C) del d.lgs. n. 112/1998, spetta alle Province o ai Comuni predisporre (solitamente esclusivamente quanto all'aspetto contrattuale e del trattamento economico). Dal punto di vista del settore nel quale opera, possiamo dire che l'educatore lavora spesso in ‚quipe col docente di sostegno, lo affianca nel suo lavoro in classe (quando il monte ore riservato all'insegnante di sostegno Š insufficiente per offrire il necessario apporto all'alunno disabile), ma - diversamente da questo - svolge anche attivit… domiciliare (aiutando il ragazzo sia in attivit… didattiche - lo svolgimento delle consegne assegnate dai docenti curricolari - che extrascolastiche, legate al conseguimento del maggior grado di autonomia personale. Di conseguenza, le competenze che gli sono richieste non sono solamente di ordine didattico, pedagogico, psicologico, ma anche di tipo relazionale, sanitario, pratico/operativo per consentire l'espletamento di tutte quelle attivit… della vita di ogni giorno che una persona normodotata svolge spesso in modo quasi automatico. Quale formazione per questa figura? Una formazione di tipo universitario, collocabile nell'ambito di un percorso di laurea specialistica. Quale riconoscimento? Probabilmente in ambito regionale - il d.lgs. 112 parla chiaro - ma il pi— possibile uniforme fra le diverse realt… regionali italiane, magari concordato in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni. Stante il disposto costituzionale di cui all'art. 3 comma 2 (principio di eguaglianza sostanziale) e 33 comma 1 (il principio per cui l'istruzione Š un diritto di tutti) non parrebbe equo che le differenze quanto al trattamento giuridico di tale figura si riflettessero - in termini di conseguenze negative - sugli alunni che l'educatore Š chiamato a seguire. Conclusioni Il momento per riflettere non solo sulla attuale situazione - tutt'altro che tranquilla - concernente la scuola in generale e l'integrazione degli studenti in situazione di handicap in particolare, ma anche su tutto quel che si pu• fare per migliorare lo status quo Š quantomai propizio: c'Š l'attuale situazione di incertezza che la nostra scuola vive, c'Š la questione della formazione e del reclutamento del personale docente (curricolare e di sostegno), c'Š il problema della gestione delle competenze in ambito locale conseguenti alla emanazione del d.lgs. 112/1998 e della legge costituzionale 3/01 e c'Š, per l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il XXII congresso alle porte. Bibliografia essenziale sulla tiflo-pedagogia e sull'integrazione scolastica AA.VV.: "Le problematiche dell'integrazione del non vedente nella scuola : guida per insegnanti", Biblioteca Italiana per i Ciechi "Regina Margherita", Monza, 2001 Accorsini, G.(1986). 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Lorenza Vettor, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Treviso