ATTACCAMENTO, AUTOSTIMA E CECIT· CONGENITA Barbara Celani [abstract] La cecit… congenita influenza in maniera peculiare le dinamiche di attaccamento ed autostima, quali basi per una compiuta autorealizzazione e sviluppo di competenze relazionali.[ fine abstract] Viviamo immersi nelle relazioni fin dalla nascita e questo Š alla base dello sviluppo emotivo e cognitivo e della costruzione della personalit…: le primissime relazioni lasciano una sorta di imprinting per quelle future, gettando i semi per quella che sar… la nostra identit… e la nostra idea del mondo e degli altri. Nell'ottica della teoria dell'attaccamento di Bowlby, il legame del bambino con la madre Š determinante per lo sviluppo successivo: egli sostiene che la sopravvivenza dell'essere umano Š strettamente connessa alla possibilit… di mantenere la prossimit…, la disponibilit… della figura di attaccamento, alla quale potersi rivolgere per chiedere protezione e sostegno in situazioni vissute come pericolose. Ô inevitabile che la cecit… congenita totale influisca sull'interazione madre-bambino e in particolare sulla spontaneit… e sulla immediatezza della stessa, in quanto introduce una variabile significativa nel gi… complesso gioco di dinamiche che intercorrono nella costruzione del legame. Il dialogo emozionale risente dell'impossibilit… di avere un contatto visivo (una delle prime e fondamentali modalit… di scambio affettivo) e della graduale perdita delle competenze espressive innate: la reciprocit… mimica diminuisce, il bambino non Š in grado di interiorizzare una adeguata prossemica (Dolcino Bolis, 2002). Questo aumenta le difficolt… di interpretazione dei comportamenti non verbali del bambino e rende pi— difficile, per la madre, aiutare il figlio a costruire immagini coerenti del mondo, di s‚ e dei propri comportamenti, attribuendo significati agli stessi, alle richieste, al pianto, ecc. La madre dovr… imparare ad interpretare e ad usare altri canali sensoriali, generalmente secondari per i normodotati e ad usare alcuni accorgimenti, quali, ad esempio, la preparazione all'interazione con gesti progressivi (es. annunciando il proprio avvicinamento), la spiegazione di azioni e di ci• che sta per accadere, per evitare che si spaventi o che abbia difficolt… nella costruzione di significati. Bowlby (1979) sostiene che il modello dell'attaccamento formatosi durante l'infanzia rimane relativamente stabile durante lo sviluppo. Durante la prima infanzia si iniziano a strutturare i modelli operativi del s‚ e dell'altro: in tale periodo le capacit… cognitive dell'infante sono insufficienti per poter mediare tra risposte emotive interne e manifestazioni comportamentali esterne, rendendo cosŤ queste ultime buoni indicatori osservabili degli accadimenti interiori. Bowlby considera il legame che unisce la madre e il bambino come una necessit… primaria (innata) che va oltre la soddisfazione dei bisogni fisiologici di base (Bowlby, 1958) e che si origina e si estrinseca attraverso comportamenti quali come il succhiare, l'aggrapparsi, il seguire, il piangere; tali segnali sociali, che inizialmente sono diretti ad una persona specifica, richiamano l'attenzione della madre o delle figure che si prendono cura del bambino. I diversi stili di attaccamento La teoria di Bowlby trova conferma nelle ricerche della Ainsworth (1978), la quale, per valutare la qualit… dell'attaccamento al caregiver nei bambini di un anno, ha utilizzato la Strange Situation dove il bambino viene esposto ad ambienti sconosciuti e a separazioni di tre minuti dal genitore e alla presenza di un estraneo. Idea di base Š che la relazione con l'oggetto primario, che fornisce cure e conforto, sia un fattore causale nel determinare il modello di comportamento del bambino nella Strange Situation (Fonagy, 1992). La Ainsworth propone una classificazione dei diversi modelli di comportamento osservati: Attaccamento sicuro. Il bambino mostra angoscia di separazione all'atto del distacco. Al ritorno del genitore, saluta, riceve conforto e torna a giocare sereno. L'individuo con attaccamento sicuro ha fiducia nella disponibilit… e nel supporto della figura di attaccamento, nel caso si verifichino condizioni avverse o di pericolo. Tale stile Š promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile a soddisfare le richieste di protezione. Caratteristiche di tale stile sono: sicurezza nell'esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacit… di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie e altrui capacit…. Attaccamento evitante. Il bambino manifesta poca angoscia per la separazione, ignora la madre al momento della riunione e resta inibito nel gioco. L'individuo non confida nella disponibilit… della figura di attaccamento e ne predice il rifiuto. Il bambino fa esclusivo affidamento su se stesso, il supporto altrui, ricercando l'autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilit… di arrivare a costruire un falso S‚. Questo stile Š il risultato di una figura che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione. I tratti connotanti tale stile sono: insicurezza nell'esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del distacco come "prevedibile", evitamento della relazione per convinzione del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna richiesta di aiuto. Attaccamento ansioso - ambivalente. Il bambino Š fortemente angosciato dalla separazione, difficilmente tranquillizzato dalla riunione, cerca il contatto con rabbia e spesso respinge la madre; inibito il gioco esplorativo. Non vi Š la certezza della disponibilit… del caregiver a rispondere ad una richiesta di aiuto: l'esplorazione del mondo Š incerta, connotata da ansia ed il bambino Š incline all'angoscia da separazione. Questo stile Š promosso da una figura che Š disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo. I tratti principali di questo stile sono: insicurezza nell'esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacit… di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacit… (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), fiducia nelle capacit… degli altri e scarse capacit… di adattamento. Attaccamento disorganizzato - disorientato. Main e Solomon (1986) propongono la definizione "disorientato - disorganizzato" per descrivere i comportamenti spaventati, strani, disorganizzati o apertamente in conflitto, precedentemente non individuati, manifestati durante la procedura della Strange Situation. Ad esempio i bambini che appaiono apprensivi, piangono e si buttano sul pavimento o portano le mani alla bocca con le spalle curve in risposta al ritorno dei genitori dopo una breve separazione, o altri che manifestano comportamenti conflittuali, come girare in tondo mentre simultaneamente si avvicinano ai genitori. Altri ancora appaiono disorientati, congelati in tutti i movimenti, mentre assumono espressioni simili alla trance. Sono anche da considerarsi casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo. Ad origine di tali comportamenti ci sarebbe una figura di attaccamento spaventata/spaventante, che diviene per il bambino allo stesso tempo fonte di conforto e di allarme, evocando risposte contrastanti. Il bambino sperimenta la tendenza intrinsecamente contraddittoria sia a fuggire che ad avvicinarsi alla figura di attaccamento e ci• lo porta ad un collasso delle strategie comportamentali, manifestando perci• movimenti ed espressioni strani, incompleti, incongruenti (Lyons-Ruth e Jacobvitz, 1999). Differenze nell'attaccamento in bambini e adolescenti con o senza cecit… congenita Il comportamento di attaccamento Š mediato da vari apparati a seconda dell'et…: inizialmente c'Š l'apparato percettivo e il modo in cui il bimbo tende ad orientarsi verso figure umane ed in particolare verso la madre, permettendogli di familiarizzarsi con lei. In un secondo momento interviene l'apparato efferente ed in particolare le mani, i piedi, la testa, la bocca; in terzo luogo l'apparato di segnalazione, il pianto, il sorriso, la lallazione, i gesti con le mani, che hanno un effetto molto incisivo sul comportamento della madre. Gli stimoli provenienti dall'ambiente per•, sono percepiti dal bimbo cieco come frammentari, incoerenti, scarsamente integrati a livello intermodale; l'attribuzione di significato a questi stimoli troppo discontinui e precari, risulta quindi molto pi— difficile, pi— lenta e comunque meno ricca (Galati, 1996). Anche l'uso degli arti pu• presentare un certo grado di compromissione: non vedendo ci• che si ha intorno, la motivazione all'esplorazione se non opportunamente stimolata, pu• risultare scarsa, cosŤ come la gestualit…. Al bimbo cieco Š precluso l'apprendimento per imitazione e alcuni movimenti e gesti possono non avere un'intenzione comunicativa ma essere invece comportamenti auto-stimolatori che possono trasformarsi in stereotipie. Nel bambino vedente i segni della presenza di un legame specifico di attaccamento (sorriso specifico, discriminazione della madre e angoscia verso l'estraneo) sono largamente mediati dall'esperienza visiva: egli, normalmente, Š in grado di stabilire un legame oggettuale con specifiche figure di attaccamento durante i primi diciotto mesi di vita. Verso la met… del primo anno dimostra il suo attaccamento alle persone significative, mostrando eccitazione alla loro presenza e disagio alla separazione da esse e alla presenza di estranei. Il bambino non vedente, gi… a quattro settimane di vita, come avviene nel vedente, mostra un sorriso selettivo in risposta alla voce della madre (Revuelta, 1999). Durante il primo anno il bambino non vedente risponde in maniera sempre pi— selettiva e differenziata alla voce della madre e delle persone pi— importanti e, dopo i sette-otto mesi, egli mostra una preferenza per la madre, protestando se posto in braccio ad un estraneo (Sellaroli, 1990). Nel bambino vedente la madre Š assente quando non la vede. Se la madre va via il bimbo la segue con lo sguardo fino a quando non ritorna sulla scena. Nel bimbo cieco durante il primo anno di vita gli oggetti esistono solo se li tocca o li sente. Nel primo anno di vita ha la consapevolezza dell'assenza della madre solo se esprime un bisogno col pianto e lei non arriva o arriva con ritardo. Solo quando si sar… costruita la nozione di oggetto permanente, in questo caso l'oggetto sociale, come dotato di continuit… e permanenza indipendentemente dalla percezione, egli potr… associare l'assenza del contatto fisico e l'interruzione della voce all'esperienza dell'assenza e manifestare l'angoscia relativa come il normodotato. Tale acquisizione, fondamentale per la capacit… di stabilire relazioni con gli altri, avviene con tempi e modalit… diverse rispetto al coetaneo vedente. Essa Š legata alle capacit… locomotorie, esplorative fa "affidamento" sui sistemi uditivo e tattile, meno informativi rispetto alla vista che fornisce una percezione globale e immediata dell'ambiente circostante e favorisce un meccanismo circolare prezioso poich‚ stimola la motivazione all'esplorazione, la quale a sua volta, influenza l'acquisizione della permanenza oggettuale, per la quale l'oggetto umano Š ancora pi— importante in mancanza della vista. Dunque, il bambino cieco pu• dimostrare pi— tardivamente, la presenza di un rapporto privilegiato con l'adulto di riferimento. E' altresŤ importante considerare che l'intraprendenza del bambino non vedente ha bisogno di essere incoraggiata e favorita, creando delle situazioni di interazione pi— o meno protette che favoriscano la libert… di espressione e di iniziativa del bambino (Muzzatti, 2006). La mediazione umana dunque, Š assolutamente determinante e ci• Š ben confermato dall'esperienza clinica della Fraiberg, svoltasi in un servizio sociale di New OrlŠans, con un gruppo di bambini ciechi tra i tre e i quattordici anni, (anni '60), che evidenzia come la privazione della vista dalla nascita, accompagnata da una carenza dell'esperienza tattile, cinestetica e uditiva per mancanza di cure materne, pu• compromettere un adeguato sviluppo dell'io. Nei casi pi— gravi il quadro di arresto dello sviluppo dell'io presentava una quasi totale assenza di comportamenti per richiamare l'attenzione su di s‚ (pianto, sorrisi, vocalizzi), e di comportamenti di prensione manuale degli oggetti, difficolt… locomotorie (scarso repertorio), uno sviluppo linguistico inadeguato (mutismo, ecolalie) e presenza della mobilit… stereotipata, caratteristica dell'autismo dei bambini vedenti. Si riscontrava inoltre una quasi totale assenza di relazione umana e scarso processo di differenziazione del s‚ dalla realt… circostante. Secondo Fraiberg la presenza di comportamenti problematici dipende dall'assenza di adeguate sollecitazioni ambientali, che impedirebbero al bambino cieco di entrare in relazione attiva con la realt… oggettuale circostante. Le qualit… genitoriali importanti per l'attaccamento sono, in generale: * Sensibilit… - insensibilit… ai segnali e alle comunicazioni del bambino; * Accettazione - rifiuto verso il bambino da parte della madre; * Cooperazione - indifferenza; * Accessibilit… fisica e psicologica della madre; * Capacit… della madre di esprimere le proprie emozioni (Ainsworth). I comportamenti importanti per valutare l'attaccamento sono il mostrare affetto, la ricerca di conforto, la fiducia nell'aiuto, la cooperazione, il comportamento di controllo e di esplorazione. Normalmente, nel secondo anno di vita, il bambino vedente, mostra gi… segni di indipendenza dalla madre e, pur avendo sviluppato un forte legame con lei, riesce a sopportare brevi separazioni. Nel bambino non vedente, invece, sono stati notati episodi di disperato attaccamento alla madre e di estrema angoscia durante i periodi di separazione (Chiarelli, 2002). "L'attaccamento originario svolge la funzione di prototipo della sicurezza interiore per l'intera vita della persona, di un bisogno che persiste nel tempo di una base sicura dalla quale la persona parte per vivere con fiducia la vita in modo autonomo" (Polster, 2006). Esso Š alla base delle caratteristiche della personalit… (autostima, conoscenza di s‚ e fiducia, entusiasmo, capacit… di recupero), delle relazioni con i coetanei (socievolezza, cordialit…) e gli adulti, dello sviluppo degli aspetti emotivi e cognitivi, dell'adattamento, della capacit… di affrontare gli eventi e del senso di appartenenza alla famiglia (Shaffer, 1998). Le relazioni primarie influiranno anche sulla capacit… di integrare il bisogno di autorealizzazione e il bisogno di appartenenza e ci• Š fondamentale per lo sviluppo della sicurezza interiore, dell'autostima e del senso di autonomia. Perch‚ si instauri uno stile di attaccamento sicuro, Š necessaria una corposa costellazione di eventi, situazioni, caratteristiche particolari la cui presenza non Š assolutamente scontata neanche quando parliamo di normodotati. In caso di disabilit…, in questo caso visiva, i rischi in questo primo, prezioso scambio relazionale aumentano. Lo stile di attaccamento inoltre, sembra essere importante anche nello sviluppo delle capacit… di mentalizzazione. M. Main (1991) ha proposto un modello della trasmissione dell'attaccamento sicuro che va oltre la semplice considerazione della sensibilit… del genitore. L'assenza di capacit… metacognitive, cioŠ l'incapacit… di "comprendere la natura meramente rappresentazionale del proprio pensiero (e di quello degli altri)" rende i bambini vulnerabili di fronte a un comportamento materno poco coerente. Essi non sono in grado di trascendere l'immediata realt… dell'esperienza e di arrivare a comprendere la differenza fra l'esperienza immediata e lo stato mentale che potrebbe essere sottostante. Dunque, attribuendo uno stato cognitivo o emotivo agli altri rendiamo il nostro comportamento comprensibile a noi stessi. Quando il bambino Š in grado di attribuire il comportamento apparentemente distaccato e non responsivo della madre al suo (di lei) stato depressivo, piuttosto che alla propria cattiveria o alla propria incapacit… di suscitare attenzione, Š protetto dalle ferite narcisistiche. Ancora pi— cruciale Š forse la capacit… del bambino di sviluppare rappresentazioni degli stati mentali, emotivi e cognitivi, che organizzino il suo comportamento nei confronti di chi si occupa di lui (Fonagy, 2000). Lo stile di attaccamento risente dei cambiamenti legati alle varie tappe evolutive dell'esistenza. Ad esempio, in et… adolescenziale, fase di transizione, il comportamento di attaccamento pare differenziarsi nettamente dai modelli di comportamento di attaccamento osservati in et… precedenti, durante le quali i genitori erano le principali figure di attaccamento, alle quali si aggiungono i coetanei. I comportamenti e i bisogni di attaccamento vengono gradualmente trasferiti ai coetanei (Allen e Land, 1999), presumibilmente ai partner sentimentali in prima istanza ed agli amici in seconda. Tale trasferimento richiede una trasformazione delle relazioni d'attaccamento da gerarchiche (nelle quali si ricevono principalmente cure da chi le d…) a tra coetanei (nelle quali si ricevono e si danno cure e sostegno), e una delle finalit… di quest'ultime Š proprio quella di favorire lo sviluppo delle relazioni sentimentali. Sia il sistema di attaccamento che quello sessuale/riproduttivo, che in questa fase della vita inizia visibilmente a manifestarsi, spingono verso la costituzione di nuove relazioni tra coetanei, caratterizzate da adeguato fervore, interessi condivisi e forti emozioni, per iniziare ad assolvere alcune funzioni delle antecedenti relazioni genitore-bambino (Allen e Land, 1999). Quando alla delicatezza propria di questa fase si aggiunge la componente "disabilit…", i "compiti" evolutivi possono rivelarsi pi— difficoltosi. Pensiamo ad esempio alla maggiore dipendenza dalla famiglia che pu• vivere un cieco rispetto ad un coetaneo normodotato che ha gi… il gravoso "compito" di superare la crisi tra desiderio di indipendenza e autonomia e il bisogno ancora forte di protezione e appartenenza alla famiglia, oltre a tutti i cambiamenti emotivi e fisici. Se ad esempio il ragazzo cieco Š stato "iperprotetto" da bambino e le sue esperienze di autonomia limitate, la costruzione della sua autostima Š pi— a rischio e sappiamo che questa, insieme all'attaccamento, Š alla base delle possibilit… e delle modalit… di relazione. Inoltre il non vedente, anche con un buon livello cognitivo e anche con la totale padronanza di tutti gli ausili che compensano la mancanza della vista, avr… comunque delle limitazioni oggettive. Ô indubbio che la mancanza del canale visivo influenzi tutto questo e che dunque le persone con cecit… (in particolare congenita) abbiano delle caratteristiche peculiari nella costruzione della propria autostima, della propria immagine, che Š la risultante della combinazione di vari fattori, tra i quali i messaggi pi— o meno espliciti provenienti dall'esterno, in particolare dalle figure di riferimento pi— significative (genitori, insegnanti, coetanei) e dalle interpretazioni che si danno a tali messaggi. L'autostima continua a modificarsi nel corso dell'esistenza e ad alimentarsi attraverso le esperienze di vita, i successi, i fallimenti, i feedback ricevuti e il modo in cui tutto ci• viene vissuto e percepito (Celani, 2006). Se dunque l'accettazione, l'autonomia, la fiducia in se stessi sono fondamentali per ciascun individuo, il tutto si fa molto pi— delicato nel caso di persone con disabilit… visiva, dove l'accettazione, l'equilibrio tra accudimento e protezione da un lato e spinta all'autonomia dall'altro rischiano di essere ancora pi— difficoltosi. Questo dipende in larga misura dalle diverse dinamiche familiari che possono instaurarsi alla nascita di un bimbo non vedente. Ogni tappa o compito evolutivo richiede una riorganizzazione dell'equilibrio esistente in favore di uno nuovo e se gi… l'arrivo di un figlio Š un grande cambiamento, la nascita di un bambino con una disabilit… Š un evento potenzialmente disadattivo, che richiede una maggiore mobilitazione di risorse interne ed esterne. Il modo in cui questo evento viene affrontato ha un ruolo determinante nello sviluppo del bambino, sotto ogni punto di vista. Pensiamo, in primis, alla diagnosi: in un attimo i genitori si trovano di fronte alla grande discrepanza tra il bambino che hanno immaginato e fortemente investito e il bambino imperfetto che rischia di provocare vissuti di fallimento e ferite narcisistiche e che costringe all'elaborazione di un vero e proprio lutto. Tra l'altro, la diagnosi di disabilit… visiva, che provoca inevitabilmente una fase di shock iniziale, non sempre giunge contestualmente alla nascita e ci• rende ancora pi— difficoltosa l'elaborazione della perdita del bambino ideale, senza la quale aumenta il rischio di mettere in atto meccanismi di difesa come il diniego, la proiezione, la rimozione. Uno dei compiti pi— difficili cui sono chiamati i genitori Š senz'altro l'accettazione della realt…, processo che pu• essere molto lungo e complesso. In alcuni casi pu• instaurarsi una vera e propria negazione dell'handicap, con la conseguente ricerca di elementi che disconfermino la diagnosi: a lungo andare tale atteggiamenti rischiano di rendere ancora pi— difficile accettare il bambino e i genitori, impegnati nel tentativo di eliminare o smentire l'handicap, non si confrontano completamente con la realt… del figlio e con i suoi bisogni, ritardando la ricerca di strategie adattive (Coppa, 1997). I genitori possono sentirsi responsabili e colpevolizzarsi per la cecit… del figlio e ci• aumenta il rischio di reazioni ansiogene e depressive, con le inevitabili conseguenze sullo sviluppo del bambino. Una madre depressa pu• infatti risultare poco attiva e stimolante, pu• sentirsi rifiutata, di fronte al suo bambino che, a causa della sua minorazione, risulta poco espressivo, non la guarda, non mostra euforia al suo avvicinarsi, non risponde col sorriso all'apparire del suo volto (Mazzeo, 2002). Tali madri, frustrate dall'assenza di reciprocit… oculare, dalla incapacit… di stabilire con il proprio figlio una relazione armoniosa e gratificante, possono sviluppare nei suoi confronti un deprimente sentimento di estraneit…, assumendo automaticamente una condotta di sistematico evitamento (Mazzeo, 1988). La Fraiberg sostiene che in questi casi il trattamento riabilitativo del bambino non vedente debba essere accompagnato da un intervento psicoterapeutico sulla madre, allo scopo di promuovere e di sostenere una riattivazione della sua funzione materna, che risulta ancora pi— complessa e determinante se consideriamo che, mentre nel bambino vedente gli oggetti fisici e umani concorrono parallelamente a sollecitare la sua capacit… di costruzione del reale, nel caso del bambino privo della vista questa costruzione richiede una assidua e consapevole mediazione umana. Anche nel comportamento esplorativo una relazione soddisfacente tra madre e bambino appare essere necessaria e indispensabile per stabilire una base sicura sulla quale esplorare l'ambiente circostante (Monti Civelli, 1983). La partecipazione della madre Š quindi fondamentale, l'importante Š che non sfoci nell'iperprotezione, reazione, purtroppo, molto comune. La madre che crea un'atmosfera di ansia, di costante evitamento di "pericoli", limita il bambino nell'esplorazione, nel rapporto con i coetanei, nella sperimentazione e dunque mina le sue possibilit… di costruire una sana autonomia in varie aree (nutrirsi, vestirsi, giocare, scoprire l'ambiente, ecc.), una buona percezione della propria autoefficacia e del proprio valore. Tale atteggiamento rischia di accentuare le limitazioni del bimbo e favorire l'isolamento e la chiusura. Il figlio potrebbe anche facilmente "adagiarsi" alla situazione di iperprotezione e ci• potrebbe creare una eccessiva dipendenza e una riluttanza ad abbandonare la posizione di passivit…. Tutto ci• potrebbe favorire uno stile di attaccamento ansioso - ambivalente in quanto il bimbo non riesce a costruire un'immagine di s‚ come essere degno di fiducia, in quanto capace ed efficace. Altro rischio, all'estremo opposto, Š che i genitori esagerino nel tentativo di "normalizzare" a tutti costi il proprio bambino e questo li pu• portare a spingere e sollecitare il bambino prima che sia pronto, ad esagerare il confronto con gli altri, a non tener conto delle caratteristiche e dei ritmi personali, a sottolineare troppo le mancanze, i ritardi, anzich‚ le conquiste e le capacit… (Chiarelli, 2002). Il rischio in questo caso Š che il bambino si "difenda" dalla frustrazione che percepisce dai suoi genitori, con atteggiamenti di rifiuto rispetto alle richieste creando una sorta di circolo vizioso nel quale la frustrazione dei genitori aumenter… e alimenter… i comportamenti negativi del bambino che rischia di isolarsi, mettere in atto ritiri di tipo autistico o comunque avere gravi ripercussioni sulla propria autostima, minata dall'atteggiamento critico ed eccessivamente richiedente dei genitori. Ô anche possibile che i genitori rifiutino il bambino, lo trascurino, o non si preoccupino del deficit. Il rifiuto, come illustrato nella descrizione dei diversi stili di attaccamento, Š una caratteristica genitoriale che pu• deporre a favore di uno stile di attaccamento evitante che non favorisce l'esplorazione del mondo (gi… compromessa dalla cecit…) e la costruzione di una immagine degli "altri" come disponibili e affidabili, laddove invece l'affidarsi agli altri assume un ruolo ancora pi— importante, anche ai massimi gradi di autonomia che un cieco pu• raggiungere. Se la famiglia non dispone di una buona quantit… di risorse interne ed esterne, il maggior impegno richiesto nel crescere un bambino con necessit… peculiari rischia di causare sentimenti di frustrazione, fatica, tensione. Se poi la madre (o comunque gli adulti significativi) concentra la sua vita esclusivamente intorno al bambino, effettuando molte rinunce personali, possono emergere sentimenti di rabbia e colpevolizzazione nei confronti del figlio, specie se non si hanno a disposizione altri spazi, intesi sia come svago, piacere e sviluppo personale, sia come momenti terapeutici utili all'elaborazione dei propri vissuti, ricercabili ad esempio in un sostegno psicologico professionale. Anche il sostegno di familiari, amici, altre famiglie con problematiche simili pu• rappresentare un fattore di protezione e di aiuto, senza il quale pu• verificarsi l'instaurarsi di uno stile di attaccamento ansioso-ambivalente o comunque insicuro, che mina le capacit… di adattamento e di autonomia del bambino. Probabilmente pu• essere facile ipotizzare come molto frequente l'instaurarsi di uno stile di attaccamento disorganizzato, data l'effettiva difficolt… che ci pu• essere nella codifica di comportamenti peculiari nelle persone che nascono con cecit… totale. I comportamenti conflittuali possono essere molto frequenti a causa delle oggettive difficolt… e delle dinamiche che frequentemente si riscontrano nelle famiglie che possono essere spaventate e creare confusione e disorientamento nel bambino. In generale, ciascun componente pu• reagire alla situazione con modalit… che saranno di volta in volta influenzate anche dal gioco complessivo delle relazioni familiari e degli aggiustamenti reciproci degli altri membri: i fratelli, ad esempio, possono risentire di una mancanza di attenzioni e nutrire risentimento o anche vergogna di fronte agli amici, (Zanobini, Usai, 1998) possono venire precocemente adultizzati, genitorializzati e/o investiti da aspettative molto elevate caratterizzate da un pi— o meno inconsapevole desiderio di riscatto. Il rapporto con i fratelli Š una risorsa troppo importante per rischiare di "guastarla": le aspettative di riscatto, si innescano soprattutto se ci si concentra solo sulle limitazioni effettive o presunte del proprio figlio cieco, costruendo una rappresentazione pessimistica e limitata dello stesso. Ô importante invece che i genitori acquisiscano un'immagine realistica del proprio figlio, il quale avr… sicuramente delle peculiarit…, delle necessit… particolari e delle reali limitazioni, ma egli non Š le sue limitazioni, ma una persona che pu• avere grandi prospettive di autorealizzazione e di autonomia. Egli fruisce il mondo con modalit… diverse dai normodotati e possiede molte risorse che Š importante individuare, sviluppare, favorire. Troppo spesso si identifica la persona con la propria menomazione fisica, trascurando tutto il resto e questo atteggiamento costituisce il vero e proprio handicap di queste persone. Le famiglie hanno bisogno di essere aiutate e informate a livello pratico, psicologico, medico, umano, affinch‚ possano confrontarsi in maniera costruttiva con la difficile realt… della cecit… e in particolare con l'accettazione del proprio figlio per quello che Š, senza concentrarsi solo su ci• che non Š, che non potr… fare o diventare e senza lasciarsi sopraffare dalla disperazione e dalla frustrazione, che non possono fare altro che peggiorare la situazione familiare e quella del figlio, cui gi… sono richiesti compiti evolutivi gravosi. Un attaccamento sicuro, la fiducia che i genitori mostreranno nei confronti del loro bambino, lo aiuteranno a costruire un'immagine di persona nella sua globalit…, consapevolizzando e integrando la propria cecit… come caratteristica tra tante, affinch‚ la sua identit… sia coerente, stabile e abbia la possibilit… di formarsi ed esprimersi. L'autostima, l'autoefficacia e l'attaccamento possono essere considerati come pilastri fondamentali del benessere e di una personalit… ben strutturata. Maggiore sar… la capacit… di controllo percepita su di s‚ sul proprio ambiente, pi— alti saranno i livelli di autostima e di autoefficacia e dunque maggiori le possibilit… di autorealizzazione, di sviluppo delle competenze relazionali e di vera e propria integrazione. Bibliografia Ainsworth, M. D. S., Bell, S. M., Stayton, D. J. (1974). Infant-mother attachment and social development: "socialization" as a product of reciprocal responsiveness to signals. In Richard, M. P. The Introduction of the Child into a Social World. Cambridge: Cambridge University Press. Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., Wall, S. (1978). Patterns of attachment: a psychological study of Strange Situation. Hillsdale (NJ): Erlbaum. Ainsworth, M. D. S., Ainsworth, M. (1989). Attachment beyond Infancy. In: American Psychologist, 44. Allen, J. P., Land, D. 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