TORNATO Fabio Pasinetti [abstract] Fabio Pasinetti ha percorso a piedi i 250 km nel Deserto Bianco egiziano assieme a Carla Perotti. Fabio Pasinetti Š non vedente e questo Š il racconto della sua esperienza.[fine abstract] Con il corpo sono qui, anche con il cuore, perch‚ Š stato meraviglioso tornare dal deserto e trovare l'affetto della mia famiglia, degli amici, dei compagni di sport. Una parte della mia mente Š ancora lŤ, nel deserto egiziano, dove ho vissuto una delle esperienze pi— forti che abbia mai provato. Volevo farlo con tutte le mie forze, anche quando pensavo che fosse un sogno e che difficilmente avrebbe trovato realizzazione. Volevo farlo quando ho capito che sarei riuscito a partire e non ho mai avuto un momento di ripensamento, di debolezza. La fiducia in Carla e in me stesso mi ha sempre sostenuto. Mi sono preparato scrupolosamente, mi sono allenato con costanza e dedizione per un anno e mezzo. Ho cambiato regime alimentare, nel tentativo di guadagnare peso da "spendere" nel deserto. Sono andato incontro a questa prova con un entusiasmo determinato. Non mi sono mai sentito cosŤ in forma come nei giorni precedenti alla partenza. L'unica inquietudine era l'ansia dei miei cari. La partenza Š stata magica, avrei potuto camminare per ore, per giorni senza mai stancarmi. Mi ha preso una sorta di euforia, per esserci riuscito, per essere lŤ. La fiducia in Carla non Š mai stata intaccata dal bench‚ minimo dubbio, tanto che il giorno che il rifornimento di acqua Š stato un po' pi— laborioso del solito, quasi non riuscivo a capire fino in fondo le sue ansie. Ero sicuro che mi avrebbe portato puntuale e dritto al punto di rifornimento. Lei non sbaglia, la sua esperienza la rende cauta e determinata. Ho dovuto invece misurarmi con i miei limiti. I limiti di una persona che non vede e che deve far conto su tutta una serie di risorse alternative per poter affrontare il mondo. Il momento pi— duro Š stato questo. L'evidenza: quando il vento mi ha portato via la tenda che stavo montando. Mi sono sentito perso. Incapace di correre a recuperarla, come stava facendo Carla, incapace di far fronte alla situazione. L'unico momento di sconforto, superato grazie alla collaborazione della mia guida e di tutto il team. Il resto Š stato come un gioco magico: il mio corpo rispondeva, le mie gambe mi sorreggevano e la mia mente correva. Correva cosŤ veloce che ancora non sono riuscito a riordinare tutti i pensieri e le sensazioni che si sono susseguite nei giorni di cammino. Ci vuole un po' per risvegliarsi da un sogno! Ci vuole coerenza per poter raccontare tutto. Ci vuole tempo. Continuo a ripetere a tutti che sono un uomo fortunato, a dispetto di tutto. Avevo un sogno, grande, e l'ho realizzato. Passata la sbornia del rientro so perfettamente ci• che voglio raggiungere. Desidero far capire a chi come me la vita ha cercato in qualche modo di "fermare" che Š possibile andare avanti che Š possibile non arrendersi. Costa fatica, impegno, risorse. Ma ne vale la pena. Dal mio rientro dall'Egitto, ho cercato di portare la mia testimonianza, soprattutto ai giovani, di come sia importante credere e coltivare i propri sogni tanto da arrivare a dire che sono pazzamente innamorato della vita a dispetto di qualsivoglia handicap. Parteciper• insieme a Carla, il 10 maggio a Milano, alla prima edizione di "Nuove frontiere", minimaratona per disabili, ma aperta a tutti amici, familiari e conoscenti, che si snoder… su un percorso cittadino di circa 5 km. con partenza dall'arena, passaggio in Piazza Duomo e ritorno all'arena. L'appuntamento oltre ad essere un importante momento di socializzazione e sport sar… un forte contributo di solidariet… ed aiuto economico per l'associazione Omero Disabili Visivi Bergamo: il ricavato della manifestazione sar… devoluto a favore delle numerose attivit… che la societ… bergamasca sta progettando e realizzando soprattutto nell'ambito del settore giovanile. Sosterr• progetti a favore dello sport e dei giovani atleti che, pur colpiti nel fisico, hanno ancora voglia di misurarsi con se stessi e con gli altri e poi vivr• la mia vita di tutti i giorni, pensando al deserto e ai suoi tramonti. SŤ avete capito bene, perch‚ nel deserto ho "visto" l'alba, il tramonto e le stelle. Bellissimi. Racconto e sensazioni in sequenza libera Spazio aperto, vento leggero, sabbia finissima, parecchi sassi sotto gli scarponi. Odori nuovi che si mescolano a quello assoluto, quasi metallico del deserto, qualcosa che somiglia a copertoni, cenere, cibo e spezie. Il sole del primo pomeriggio toglie il fiato. Voci in lontananza che si avvicinano. E il passo di Carla che si fa pi— veloce, il cordino che lega il suo bastoncino al mio tira pi— forte: "Vai Fabio, avanti ancora un po', pietre a sinistra, avvallamento a ore 11, dritto cosŤ, ancora 20 metri e ci siamo". Poi le urla, gli applausi, qualcuno che batte su una latta, le voci saranno una decina ma il tifo Š da stadio. Carla alza le sue braccia e le mie. Quasi non ci credo: ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati. L'abbraccio, poi cado in ginocchio sulla sabbia bollente: in 16 giorni abbiamo percorso da soli quasi 250 km nel Deserto Bianco egiziano portandoci negli zaini tende, cibo e tutto quel che serviva a sopravvivere tranne l'acqua - rifornita ogni giorno da un team di supporto. Con la guida di Carla Perrotti, che di imprese cosŤ ne ha alle spalle cinque, ho realizzato un sogno che quasi non osavo dire: affrontare il deserto a piedi nonostante il buio totale. Sono cieco dall'et… di 35 anni, ora ne ho 52, ma fin dal primo giorno ho creduto con forza e coraggio in questo sogno che Carla mi ha regalato e che insieme dopo un lungo periodo di lavoro e preparazione fisica, psicologica e dai molteplici problemi legati agli aspetti organizzativi, abbiamo portato a termine con successo regalandoci a vicenda un'infinit… di sensazioni. E pensare che il tutto Š nato per uno strano equivoco dovuto ad un'errata informazione: rispondendo ad una mail di Carla pensavo di aggregarmi a lei per correre la maratona del deserto, circa 200 km. Da percorrere in 5 giorni, ma non ci ho pensato un attimo anche quando ho capito che l'impresa era di tutt'altra natura. Attraversare il deserto in condizioni estreme sfidando il caldo soffocante delle ore centrali, il freddo della notte, le forti escursioni termiche, la fatica di lunghe ore di cammino, il peso di uno stracolmo zaino, la castigata alimentazione fatta di barrette e cibi liofilizzati, la sete per limitare il consumo dell'acqua razionata, ma tutto questo Š stato un piccolo prezzo per la gioia di un'avventura unica ed irripetibile. Durante tutto il periodo precedente alla nostra impresa mi sono chiesto, con una certa dose di ansia e preoccupazione, come avrei reagito al silenzio, alla solitudine, al vuoto di rumori, ai possibili pericoli di animali quali serpenti e scorpioni, e alla fine ho deciso, con una buona dose di incoscienza, di affrontare il problema nel momento stesso in cui si sarebbe presentato. A dispetto di tutte le mie preoccupazioni il deserto mi ha accolto con tutta la sua poesia: Š questo un ambiente semplice, essenziale, duro che chiede rispetto e non deve mai essere sottovalutato: in cambio ho ricevuto una sorta di purificazione fisica, un'elevazione spirituale che crescevano ogni giorno in me lente ed inarrestabili. Durante le lunghe ore di cammino lento e cadenzato, nonostante la fatica, in me nasceva una specie d'amore per un mondo ricco di interiorit… profonda.Capivo di entrare in simbiosi con la sabbia, con le meravigliose dune e nelle incommensurabili distanze, nel silenzio assoluto appena rotto dal rumore dei nostri passi e dal nostro respiro riflettevo pensavo e trovavo una profonda pace con me stesso, lasciavo il mondo "civile" per calarmi in questa dimensione di sogno dove come i profeti vegliavo per trovare la mia vera dimensione. Pace, tranquillit…, sogno, felicit… Il deserto, con i suoi ritmi, l'alternarsi della luce con le tenebre del caldo e l'afa del primo meriggio con i frigori della notte e del vento sferzante delle ore mattutine, con la quiete della sera, scandiva le nostre giornate: la tensione e la concentrazione ci lasciavano solo le prime ore di sonno imposte dalla fatica e stanchezza, poi iniziava una sorta di veglia notturna durante la quale ascoltavo le poesie di De AndrŠ o i saggi di Hermann Hesse. Alle prime luci dell'alba, appena compreso che anche Carla era sveglia, cominciavano le operazioni di smontaggio del campo, non prima di aver consumato una colazione a base di aminoacidi, sali, grassi in pillole e una graditissima tazza di the caldo: era fondamentale percorrere il maggior tratto di strada possibile con le ore pi— fresche, anche perchŠ la sabbia pi— fredda risultava pi— compatta e pertanto agevolava il nostro cammino. Carla ed io camminavamo affiancati e per cosŤ dire, guidati da una fettuccia legata ai nostri due bastoncini da trekking: il nostro incedere era regolato dalle difficolt… del terreno, sabbioso, compatto, pietroso od impervio, dal vento, dal caldo, dalla fatica e da un pesantissimo zaino che conteneva tutta la nostra dotazione per la nostra traversata: brevi soste per dissetarci e il riposo del mezzogiorno si intervallavano con le lunghe ore di cammino (circa 7) che verso le 16,30 ci portavano al punto acqua cercato ed atteso con comprensibile ansia. La tensione fino ad allora restava forte e palpabile e solo all'avvistamento della bandiera che segnalava il nostro rifornimento si tirava un sospiro di sollievo e magari ci concedevamo un sorso d'acqua pi— abbondante. Poi ogni sera, compiuti i rituali dell'allestimento del campo, le consuete interviste con radio o TV, dopo il necessario contatto con il team di supporto, Carla ed io consumavamo la nostra cena frugale fatta di integratori e barrette per poi concederci un piccolo lusso quale una tisana calda per combattere i primi frigori della sera: tornava poi la magia dell'imbrunire dove la calma diveniva assoluta, dove le parole erano superflue e per una sorta di tacito e complice accordo sdraiati sul nostro materrassino della notte contemplavamo la volta celeste dove stelle rilucenti in un aere incontaminato sembravano abbracciarci tanto le sentivamo vicine. Mai come in quegli istanti ho sentito forte la vicinanza ai miei poeti preferiti quali Foscolo, che in un meraviglioso sonetto decantava la sera come immagine della quiete umana fino a quella fatale della morte e al canto "L'infinito" del Leopardi dove si evoca il dolce naufragare nel mare di una tranquillit… infinita. La poesia del deserto non era solo una costruzione del proprio stato d'animo ma diventava concreta e visibile agli occhi quando gli animali che lo vivono non conoscevano la paura e la violenza dell'uomo moderno: piccoli topolini, farfalle e uccellini facevano da contorno al nostro campo tendato per consumare insieme a noi i resti dei nostri pasti. L'ultima sera abbiamo avuto il regalo pi— bello: uno splendido fennek, meglio conosciuto come volpe del deserto, Š venuto al nostro campo alla ricerca di cibo e per nulla intimorito mangiava dalle nostre mani e si accucciava sulle nostre gambe per poi restare con noi e giocare fino a notte inoltrata. Ho vissuto ancora una volta un'immagine poetica come il Piccolo Principe di Saint-Exup‚ry che aspettava ogni pomeriggio la volpe amica per addomesticarla. Questa stessa volpe diceva al piccolo amico una verit… particolarmente cara e significativa per chi come me non possiede il dono della vista L'essenziale Š invisibile agli occhi. Con il cuore oltrepassavo l'apparenza delle cose cogliendone al contempo la sostanza. Ô stata questa un'esperienza che mi ha segnato tantissimo fino a stregarmi perch‚ ancora oggi a distanza di parecchi mesi dal mio rientro il richiamo del deserto Š forte tanto che spesso mi chiedo e mi sento veramente di essere cambiato: mi sento pi— riflessivo, pi— pacato, pi— predisposto a cogliere nel profondo il senso delle cose vere anche se talvolta mi rimproverano di estraniarmi un po' troppo. Appunti di tiflologia Qualche piccola difficolt… in pi— ho dovuto affrontare e superare in uno spazio aperto e senza riferimenti fisici o sonori qual Š il deserto: il nostro campo era composto dalle sole due piccole tende piazzate a circa 7-8 metri l'una dall'altra e senza riferimenti orientarsi inizialmente ha creato qualche problema risolto con un piccolo e semplice stratagemma. Abbiamo piazzato le tende in parallelo e tra di loro il nostro telo multifunzione in posizione ortogonale rispetto alle stesse e con l'ausilio dei bastoncini da trekking abbiamo delineato uno spazio ristretto, diciamo protetto dove io mi muovevo con attenzione perchŠ in esso si trovavano poche ma uniche ed essenziali apparecchiature quali il navigatore, il telefono satellitare, i pannelli solari che dovevano comunque rimanere esposti al sole per ragioni di segnale dal satellite o ricarica. Al di fuori di detto spazio la mobilit… era ovviamente pi— libera e sicura. Sembrer… strano ma il tempo non bastava mai e pertanto diventava indispensabile dare una logica ben precisa e ripetuta alle operazioni di allestimento e sgombero del campo per accelerare i ritmi: per me in particolare la ripetizione dei movimenti con la stessa sequenza diventava indispensabile per trovare in autonomia tutte le mie occorrenze. L'ordine Š per noi un imperativo ma in queste situazioni la regola era portata all'estremo cosŤ per tutte le parti della tenda e dello zaino dove io in particolare conservavo tutti gli alimenti: altra semplicissima regola consisteva nell'iniziare e concludere una sola operazione alla volta: abbandonare un piccolo oggetto senza riporlo al suo posto esatto voleva dire, per me in particolare, rischiare di insabbiarlo senza rimedio. La sabbia risulta essere un agente pericoloso perche si annida, in maniera irreversibile, veramente dappertutto: tanto per intenderci l'orologio Braille sarebbe fuori uso dopo pochissimi giorni. Altro piccolo suggerimento sulla scelta della borraccia: va preferito senz'altro ilmodello con il tappo a macchinetta fissato alla borraccia stessa poichŠ non rischiate di perderlo. Attenzione e approfondita valutazione sono invece state riservate alla tecnica di accompagnamento: io arrivo dal mondo delle corse di atletica, ed in particolare della maratona, quindi vanto una discreta esperienza. Per una passeggiata o una breve escursione in montagna la spalla, il braccio o la maniglia di uno zaino possono essere un ripiego accettabile, ma 7-8 ore di cammino giornaliero con uno zaino pesantissimo, protratto per pi— di 2 settimane, richiedono l'applicazione di una tecnica che lasci assolutamente le mani libere da impiegare per l'uso dei bastoncini da trekking indispensabili per bilanciare il proprio corpo. Ho pertanto trasferito la tecnica della cordicella, applicata alla corsa, con una fascia a sgancio rapido fissata al mio bastoncino destro e a quello sinistro di Carla: vi assicuro che dopo pochissimi minuti di rodaggio il nostro incedere era sicuro e senza alcun sgomitamento. Fabio Pasinetti